Punta Valrossa o Rothentalhorn (2968m)

05/04/2009

Luogo di partenza: Riale

 

Difficoltà escursione: EE

 

Dislivello: 2478m complessivi di cui 1239m in salita (Riale 1729m – Rifugio Maria Luisa 2156m – piani di Valrossa 2400m – Punta di Valrossa 2968m)

 

Tempo di percorrenza dell’escursione: 7 h totali senza considerare le soste

 

Raccomandazioni: Gita lunga e abbastanza impegnativa, anche se le difficoltà tecniche sono molto variabili a seconda delle condizioni della copertura nevosa. Da non effettuare dopo un’abbondante nevicata. Sono necessarie condizioni sicure e un certo senso della montagna.

 

Raggiungere il luogo di partenza: Da Gravellona Toce si segue la statale SS33 del Sempione fino alla uscita Crodo, quindi si seguono si numerose indicazione per la valle Formazza e superata la cascata del Toce si prosegue fino a Riale, dove si lascia l’auto.

 

Traccia GPS: clicca con il tasto destro e "Salva destinazione con nome". punta Valrossa

 

Album fotografico:

 

L’escursione: Sto salendo la strada carrabile che porta al rifugio Maria Luisa. Siamo in fila indiana ma io e Giada siamo un po’ attardatati rispetto al resto del gruppo. Sento un rumore sordo, forte, come un tuono ma un tuono strano, che non smette di rimbombare.

Guardo in su e vedo che sta scendendo una valanga. Afferro Giada e insieme, abbracciati e trementi per la paura ci buttiamo a terra accucciati contro il muro di neve che affianca la traccia battuta, sperando che la neve ci passi sopra.

Un attimo dopo mi ritrovo sommerso. Ho perso anche la mano di Giada ma ho un po’ di spazio per muovermi e per fortuna ho in mano la piccozza. Inizio a puntellare la neve sopra di me per cercare uno spiraglio e poi uscire.

Mi sveglio.

Sono le 4:30, mi resta ancora un’oretta di sonno.

Qualche ora dopo sento i ramponi che si puntano saldi nella poca neve risparmiata dal vento che imbianca il pendio finale. Era da tanto tempo che non mi sentivo così felice di raggiungere una vetta. Mancano pochi metri e li faccio con calma, senza fretta ma senza voltarmi indietro. Sono quasi arrivato. Mancano pochi metri e sono su. I ramponi mi danno sicurezza e un passo dopo l’altro mi avvicino alla meta, finché sento Enzo che mi dice “complimenti, sei arrivato” e mi stringe la mano.

Non capisco più niente, mi guardo attorno e mi sento bambino e stupido, forse commosso. Sta arrivando anche Fabrizio e gli vado incontro per stringergli la mano, perché oggi è stata dura ma alla fine sono qui, sul tetto della Valrossa ad ammirare i giganti del vallese splendenti di bianco e le vette della val Formazza belle come non mai. Non è un sogno, è la Punta Valrossa.

Tutto era iniziato abbastanza male, con un meteo che non prometteva nulla di eccelso e che personalmente mi faceva temere per l’ennesimo fallimento stagionale.

E invece arrivati a Riale il cielo è bello sereno e le alte vette spiccano nitide e bianche facendo da cornice al paesino ancora mezzo rintronato dai quasi due mesi di isolamento.

Di neve ce n’è una infinità. A stima direi circa due-tre metri.

Partiamo in un bel gruppetto di nove: io, Fabrizio (http://salitomania.splinder.com/), Marco, Ornella, Luca, Francesca, Sergio, Enzo e il giovanissimo Andrea. Giada è a casa con un ginocchio infiammato e così mi ritrovo unico ciaspolatore nel nutrito gruppo di scialpinisti.

Cominciamo a salire verso il rifugio Maria Luisa tagliando la pista battuta dal gatto, su una neve gelata marmorea sulla quale le mie ciaspole vanno un amore mentre gli amici sciatori hanno qualche difficoltà nell’ultimo canalino prima di giungere al pianoro del rifugio.

La neve non manca davvero e sorprendiamo il rifugio sepolto sotto tonnellate di neve, sul tetto che sporge appena ci sono più di due metri di neve e il colpo d’occhio che ci regala è davvero suggestivo.

 

 

Fabrizio posa davanti al rifugio Maria Luisa, al livello dei piedi c’è il tetto

 

Aspettiamo di ricompattare il gruppo e io approfitto della sosta per mangiare qualcosa, dopodiché ripartiamo all’assalto della Punta di Valrossa.

Dal rifugio ci alziamo in direzione Nord-Ovest e dopo aver superato una bella baita con il camino fumante giungiamo ai piedi di un canalone sulla cui costa pende una cornice di neve, pericolante come una spada di Damocle; meglio aggirare il canalone tenendoci alti per disegnare un bel traverso regolare e sbucare così all’ingresso della Valrossa, vedendo finalmente, anche se ancora lontana, la nostra meta.

Il cielo è perfettamente limpido e il sole inizia a scaldare anche troppo, aiutato dalla totale assenza di vento e dalla neve che riverbera il calore da ogni direzione sicché quando cominciamo ad aggirare con un lungo, regolare traverso, il corno Mut, siamo a tutti gli effetto in un forno a microonde.

La neve è disastrosa: mi fa zoccolo sotto le ciaspole e il caldo mi fa soffrire non poco la salita. Dopo qualche finto scivolone, nell’impossibilità di continuare con le ciaspole, decido di provare con i ramponi ma neanche l’anti-bott è utile su questa neve.

 

 

Traversi molto ripidi, ovviamente slavinati

 

Sono demoralizzato: vedo gli amici sciatori procedere con qualche difficoltà ma molto più efficacemente di me. Come farò a tenere alto il nome dei ciaspolatori?

Proseguo un pezzettino con i ramponi, poi la neve migliora leggermente e rimetto le ciaspole per puntare dritto alla sommità del canalino in direzione Nord.

Anche Fabrizio ed Enzo soffrono parecchio il caldo ma siamo ormai a quota 2600 abbondanti e decisi a non mollare.

La valrossa è spettacolare e man mano che ci alziamo diviene sempre più suggestiva con le sue vette che la circondano, quasi a volerla proteggere dal mondo. Lo sguardo corre soprattutto al Corno Gries, austero ed arcigno e al Corno Brunni con la sua cresta rocciosa e frastagliata.

 

 

Fabrizio è già più alto dell’Elgio

 

In cima al canalino pieghiamo nettamente a destra e con un (tanto per cambiare) traverso ci portiamo alla base dell’ultimo pendio, scarsamente innevato a causa del vento, che ci porterà in vetta.

Faccio l’ennesimo cambio ciaspole-ramponi e in pochi minuti sono in vetta.

 

 

Panorama dalla vetta, la Kastelhorn splende con il ghiacciaio del Basodino

 

Il maratoneta Enzo è già su, Fabrizio sta per arrivare, poco dopo ecco anche Luca e Francesca e Sergio.

Ci siamo tutti e possiamo posare per un bell’autoscatto sul tetto della Valrossa.

 

 

Gruppo in vetta: Luca, Francesca, Enzo, Sergio, Vittorio e Fabrizio

 

Marco, Ornella e Andrea si sono fermati in valrossa e li rivedremo sulla via del rientro, mi dispiace per loro che non possono essere qui con noi a guardare il lago del Gries, piccolo piccolo sotto di noi, il Finsteraarhorn bellissimo ed imprendibile e poi tutte le grandi della Formazza dall’Arbola al Basodino. E poi laghi Toggia, Castel, i corni di Nefelgiu, il fondovalle…

Forse a causa della stanchezza mi sento più rimbambito del solito e mi sento commosso. Mi piacerebbe che Giada fosse qui con noi per condividere questo momento.

Poi si alza il vento e decidiamo di scendere. Chi è sci-munito si diverte un sacco ma per non essere meno scimunito di loro mi lancio in tagli bellissimi e divertenti, che tra le altre cose mi consentono di evitare il traverso attorno al corno Mutt (per una volta che se ne può fare a meno…).

Mi diverto un sacco fino al Maria Luisa, da lì in poi la neve è marcia e più che del ciaspoleggio mi ritrovo costretto al surf.

Ma a Riale mi aspettano gli altri davanti a una bella birra.

E’ arrivato il momento di salutarci anche se non vorrei farlo. Mi piacerebbe, piuttosto, partire per una nuova salita.

Perché la pace vera c’è solo in vetta.

 

Un ringraziamento agli impavidi sci-alpinisti Fabrizio, Marco, Ornella, Luca, Francesca, Sergio, Enzo, Andrea e Vittorio (poco sci ma molto alpinista)

 

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