Pesce d’Aprile – Torre di Aimonin

 

02/06/2013

 

Luogo di partenza: Noasca

 

Difficoltà complessiva: D+

 

Tempo di percorrenza della via: 3 h di salita, 1 h per le doppie

 

Raccomandazioni: Chiodatura pressoché nulla, è presente qualche nut incastrato sulla via. Soste attrezzate a spit.

I gradi nominali sono a mio avviso un po’ strettini.

 

Album fotografico:

 

 

La via:

L1: VI+ (variante), originale IV

L2: IV

L3: V+

L4: V+ con un passo di VI

L5: V

L6: V

 

A causa delle condizioni non eccellenti in alta quota il corso di alpinismo si ferma, per questo weekend, a basse quote decidendo di completare la parte relativa all'arrampicata su roccia.

La meta è la lontana valle dell'Orco, dove la neve sulle cime è ancora presente ma le strutture a bassa quota sono ovviamente pulite e ben asciutte.

La nostra cordata, capeggiata da Michele, comprende me e Jonathan come allievi.

Arriviamo all'attacco dopo un breve avvicinamento; il sole splende e scalda e non tira vento. L'attacco della nostra via è impegnato. Neanche il tempo di voltarmi che Michele ha già cominciato a salire come un gatto la variante, che a naso mi sembra un pochetto più difficile.

Michele arriva in sosta ricongiungendosi alla giusta linea di salita ed inizia a recuperare.

Qui inizia la giornata: parto, in modo più funambolico che elegante e dopo pochi metri mi blocco. Dovrei spostarmi sulla sinistra per cercare qualche presa ma la corda mi tira verso destra. Provo lo stesso e scivolo cominciando la giornata non nel migliore dei modi... decido in modo non molto elegante di tirarmi su con la corda, valutate le difficoltà troppo elevate, poi dopo un paio di metri le cose migliorano, si fa per dire... ma dopo molti sforzi e tirando tutto quello che è possibile tirare, arrivo in sosta.

Il mio commento è eclatante: "se è meno di un 6a+ mi sparo!". Mi dicono che si tratta forse di un 5c distruggendo immediatamente tutta la mia autostima, mentre osservo il mio compagno di corso affaticarsi e tribolare anche lui. Direi che almeno sono in buona compagnia!

Per fortuna dopo la partenza non ottimale un tiro facilotto e articolato mi tira un po' su di morale. Il tratto più ostico di questa lunghezza è rappresentato forse da un traversone facile ma molto esposto, in cui è necessario anche scendere un po', operazione che risulta un po' vertiginosa ma che non mi impegna più di tanto.

La terza lunghezza sarà tanto spettacolare quanto fisica, ed infatti comincia con una lama meno comoda di quello che sembrava, una lama curva da salire in dulfer, oppure come meglio si riesce.

Michele sale velocissimo come un gatto, senza integrare l'unica protezione esistente! Io dovrò fare due resting a metà fessura, forse a causa della posizione non ottimale mi tocca tirare davvero tanto di braccia, ma il tiro è bellissimo e dopo la fessura le difficoltà scemano, traversando a destra fino alla sosta, posta alla base del bellissimo e nettissimo diedro cieco della quarta lunghezza.

Come piccola consolazione vedo che anche il mio compagno allievo tribola un pochetto e si affatica non poco per uscire dalla fessura!

Si riparte con il diedro, sul quale osservo Michele, elegante danzatore sugli appoggi e sugli appigli. La sua salita è incredibilmente fluida e sciolta; nulla a che vedere con il mio modo di procedere e scatti e movimenti bruschi.

 

 

Michele danza verso la fine della via

 

Il diedro mi diverte molto, è l'arrampicata che prediligo e il granito è il granito la superficie sulla quale mi sento più a mio agio. Solo all'uscita cieca incontro qualche difficoltà a spostarmi in placca e mi aiuto con una piccola betulla che gentilmente mi offre il suo tronco per facilitarmi l'uscita.

Un tiro spettacolare, che da primo difficilmente sarei riuscito a chiudere, specie senza protezioni fisse, ma che mi dà grandi soddisfazioni.

La via prosegue elegante, infilandosi in un diedro strapiombante dalla uscita non banale e molto esposta. Lunghezza corta ma molto molto bella prima di arrivare alla sosta attrezzata.

Ci aspetta l'ultimo tiro, che comincia su placca gradinata per poi proseguire lungo una fessura da manuale dell'arrampicata, che presenta i passi più impegnativi all'inizio, per poi diventare decisamente più appoggiata ma mai banale.

Un tiro divertente, di difficoltà abbordabile, che consente di sperimentare l'arrampicata in fessura quasi come da manuale. La fessura è incredibilmente della larghezza giusta, inclinata il giusto e la placca attorno sufficientemente liscia da costringere ad utilizzarla.

Questa è pura estetica!

L'uscita, tra ciuffi d'erba e terreno instabile, porta ad una betulla che segna la fine della via, dove finalmente ci stringiamo le mani e mangiucchiamo qualcosa.

Comincia la discesa, ad un orario improponibile per uno scialpinista come me. Alla fine basteranno tre doppie per raggiungere la base della parete e per tornare in poco tempo alla piazzetta di Noasca, dove beviamo una meritata birra fresca!

 

Climbers: Michele, Vittorio, Jonathan e la scuola di alpinismo di Arona

 

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