Monte Pasubio (2232m)

21-22/06/2008

Luogo di partenza: Passo pian delle fugazze

 

Difficoltà escursione: E

 

Dislivello: 2086 m complessivi di cui 1016 m in salita (Bocchetta di Campiglia 1216m – Rifugio Achille Papa 1928m – Arco Romano 2035m – Selletta Comendo 2070m – Selletta del Groviglio 2077m – Dente Austriaco 2203m – Dente Italiano 2220m – Cima Palon 2232m – Soglio dell’incudine 2114m – Galleria d’Havel 1797m – Passo pian delle fugazze 1162m)

 

Tempo di percorrenza dell’escursione: 9-10  h totali senza considerare le soste

 

Raccomandazioni: Bellissima gita da compiere comodamente in due giorni. I sentieri percorsi sono tutti ampi e ben segnalati anche se talvolta un po’ esposti. E’indispensabile l’uso di una buona torcia elettrica.

 

Raggiungere il luogo di partenza: Dall’uscita dell’autostrada Rovereto si seguono le indicazioni per Schio fino a raggiungere il passo pian delle Fugazze. Circa 5 ore di pullmann da Verbania.

 

Traccia GPS: clicca con il tasto destro e "Salva destinazione con nome". Pasubio.

 

L’escursione: A volte si aspettano delle gite per dei mesi, e questa per quello che mi riguarda è una di quella.

Sarà perché sapevamo che sarebbe stata bella, che si sarebbe andati lontani, che sarebbe stata interessante dal punto di vista storico; ma questa gita la aspettavamo da tanto.

La gita è stata organizzata dal CAI Verbano in collaborazione con il CAI di Schio, a cui vanno i nostri ringraziamenti per la bella organizzazione e per averci fatto da guida in questi due giorni.

Comunque bando alle ciance! Dopo esserci alzati a un orario improponibile ed esserci fatti 5 ore di pullmann arriviamo al pian delle fugazze. Giusto il tempo di scendere che risaliamo su delle navette ancora più scomode del pullmann… Non ne possiamo più. Vogliamo far andare le zampette! Dopo un bel po’ di curve tortuose raggiungiamo in navetta la Bocchetta di Campiglia e da lì finalmente cominciamo a metterci gli zaini.

Dalla bocchetta di Campiglia parte il sentiero delle 52 gallerie: grandioso opera di ingegneria militare che servì durante la prima guerra mondiale per rifornire il fronte italiano, arroccato sulla Cima Palon e sul dente italiano. Pensare che fu realizzata in soli 9 mesi fa accapponare la pelle! Tutta al riparo dal tiro dell’artiglieria nemica si snoda sopra dirupi, forando la montagna in ben 52 occasioni! Spettacolare!

Non dico tanto sulla strada delle 52 gallerie poiché con qualunque motore di ricerca si può trovare di tutto; mi limito perciò al racconto della nostra gita, ed in particolare della mia.

Il gruppo di una cinquantina di persone parte dalla bocchetta di Campiglia e comincia a camminare lungo la tortuosa e comoda mulattiera, alla guida si pone Giancarlo: simpatico e gentile presidente del CAI di Schio. Incominciano le gallerie e lo spettacolo aumenta sempre più, il sentiero si fa più bello dopo ogni curva e all’uscita di ogni galleria.

Giancarlo ci racconta e ci spiega un mare di cose interessanti e tra una chiacchiera e l’altra passano le gallerie mentre il gruppo sale sempre piuttosto sgranato.

 

 

Una delle tante gallerie…

 

 

L’uscita della spettacolare galleria 20

 

Io che come al solito non ci vedo più dalla fame convinco Giada ad allungare sul gruppo per guadagnare un po’ di vantaggio e così raggiunta la bella Val Camossara ci sediamo e ci cominciamo a mangiare… Ma che freddo! Neanche il tempo di addentare il primo panino che da sotto sale un nebbione da competizione e ci avvolge per benino…

Il paesaggio adesso è ancora più suggestivo e tetro (se peggiora dovremo accendere le frontali anche fuori dalle gallerie) e un po’ infreddoliti aspettiamo il gruppone che pranza adesso, tutto unito.

 

 

Guglie spettrali in Val Camossara

 

Ripartiamo alla volta di nuove e audaci gallerie, e dopo la 52° e qualche curva arriviamo al rifugio Papa, immerso nella più completa, totale, avvolgente, fitta e fredda nebbia.

La serata passa piacevolmente tra un canto e una bevuta, tra una battuta e una chiacchierata. E’ il momento di socializzare… e poi tutti a nanna sperando che nessuno russi!

Alle 4.30 mi suona la sveglia sul cellulare (dimenticata dal giorno prima)… Caxxo! Non lo trovo e lui continua a suonare! Sveglio ovviamente tutti che si mettono a rincorrermi nei corridoi per impiccarmi sul posto…

A parte gli scherzi ci svegliamo di buon ora (io affamatissimo come al solito) in una giornata splendida. Non una nuvola oscura il cielo e guarda guarda… ma che bel posto! Non è tutto bianco come ieri!

 

 

Il massiccio del Carega

 

Dopo una abbondante colazione (dubitavate?) ci mettiamo in cammino verso la zona sacra: il cuore pulsante dell’altipiano del Pasubio.

Che bello, che meraviglia, e ieri che non mi ero reso conto di quanto bello fosse il luogo!

Arriva anche Piero Saccardo: storico, guida o non che o probabilmente tutte e due… Ne sa una cifra ed è gentilissimo e ci racconta ogni cosa. Passiamo di fianco all’arco Romano e quindi verso la selletta di comando, passiamo poi alle sette croci e alla selletta del groviglio. La montagna parla, ci racconta (o forse è Piero) degli innumerevoli orrori, sofferenze, devastazioni, morti, vite spezzate, storie spazzate via dalla guerra: orrore che solo l’uomo poteva creare.

Ma come può una stessa natura, una stessa specie, creare perle di filosofia innalzandosi ben oltre le naturale inclinazione animalesca e creare poi l’inferno assurdo ed insensato che è la guerra?

Forse perché anche la guerra, nel suo orrore, ha un suo fascino; ed io ne vengo rapito osservando le trincee ed immaginandole piene di soldati: carne da macello volta al massacro. Ognuno di loro con una sua storia alle spalle, una sua vita, ognuno con il suo urlo di guerra. Ognuno diverso dall’altro.

 

 

Poteva mancare la foto al mio tesoruccio?

 

 

Le sette croci, infilzate sotto i denti (fronte della guerra)

 

 

Un bell’anemone

 

A questo punto ci dirigiamo verso la selletta del piccolo Roite e raggiungiamo il dente austriaco.

Qui Piero ci racconta le dinamiche della guerra, gli assalti e le strategie. Ci narra anche della guerra delle mine, che qui in Pasubio culminò con lo scoppio di una mina austriaca caricata con circa 50000 Kg di tritolo sotto la parte settentrionale del dente italiano.

Il gruppo si divide: una parte gira le creste verso il Roite a l’altra segue Piero nella galleria Elison (quella usata nello scoppio della mina di cui si diceva sopra) e approfondisce l’aspetto storico e culturale della zona sacra.

 

 

Piero ci mostra la mappa della galleria Elison

 

Io e Giada ce ne stiamo tra i culturali del gruppo anche perché moriamo dalla voglia di infilarci dentro una galleria militare, come se ieri non ne avessimo avute abbastanza! E allora entriamo…

L’ingresso è basso e angusto e ci entra carponi, dopo un paio di metri lo spazio si apre e si sta comodamente, o quasi, in piedi.

La galleria scende con buona pendenza fino ad infilarsi sotto la selletta tra i due denti passando a circa 30 metri dalla superficie, per poi continuare infilandosi sotto il dente italiano.

Noi non la guardiamo tutta ma fattone un pezzetto visitiamo una diramazione che forando il dente austriaco da sud a nord sbuca su una finestra usata come postazione per il cannone, che guarda ovviamente verso il dente italiano.

 

 

La postazione del cannoncino

 

 

Strano animaletto tipico del sottosuolo del Pasubio

 

Dopo aver rivisto la luce ci riprendiamo gli zaini e dopo essere scesi alla selletta risaliamo al dente italiano. Anche qui ovviamente ci sono mille gallerie. Non resisto e sganciatomi dal gruppo mi infilo in un paio di queste abbastanza da rendermi conto che puntano verso il dente austriaco.

Dal dente italiano ancora un piccolo sforzo fino alla vicina Cima Palon, punto culminante del massiccio del Pasubio, dove ci fermiamo per la pausa pranzo.

 

 

Cima Palon

 

Dopo l’abbondante pausa pranzo scendiamo verso sud seguendo il sentiero delle creste, mentre sale l’immancabile nebbia. Anche qui il nostro Piero ci illustra e ci racconta un sacco di cose interessanti: da come trasportavano l’acqua in cima al sistema di montacarichi che il nostro esercito aveva messo a punto da questa parte della montagna.

Ci ricongiungiamo alla strada degli eroi, che scende dal rifugio Papa al pian delle fugazze, e quindi con qualche taglio della lunghissima carrabile arriviamo al pullmann.

 

 

La reginetta delle creste…

 

 

Il gruppone alla partenza dal rifugio Papa

 

Come concludere il racconto di due giorni così?

 

Tratto dal diario di uno scrittore che visitò il Pasubio:

 

... sono salito per il sentiero delle 52 gallerie; stupendo, irreale, magnifica opera di ingegneria che l’uomo ha creato a scopo bellico. Per dare fascino e bellezza a quell’orrore che è stata la guerra, e forse la grande guerra più di ogni altra.

Lo senti parlare, il Pasubio.

Ti parla e ti racconta ad ogni curva della strada, ti parla dei soldati stanchi e infreddoliti che salivano curvi sotto i loro pesi, sperando di tornare indietro e di non fermarsi lassù, lassù dove l’inferno era realtà.

Sono andato nella zona sacra, laddove correvano le trincee, le gallerie per le mine; laddove suonavano le mitragliatrici e si appostavano i cecchini.

Lo senti urlare, il Pasubio.

Grida, gonfio d’odio per il genere umano che lo ha irrimediabilmente insanguinato.

Grida per gli echi delle mine che gli sono rimasti nelle viscere e che forse un giorno butterà fuori crollando tutto e liberando l’odio con cui è stato caricato.

Ma grida anche le urla delle battaglia, le urla di chi non vuole morire ed è cosciente di combattere una guerra assurda. Perché la guerra è sempre assurda.

Sono entrati nella galleria Elison ed è proprio qui che il Pasubio urla più forte che mai. Nelle viscere.

Perché l’uomo non si è accontentato di schiaffeggiarne la superficie ma ne ha perforato le interiora per cacciargli dentro la guerra.

Sono profondamente segnato da quanto visto: paesaggi stupendi e storia. Un accostamento tra la natura e l’opera umana di rara poesia…

 

Un grazie al CAI Verbano, al CAI di Schio, al camoscio/guida Piero e al presidente Gianfranco e un grazie soprattutto a Carla che ha organizzato la gita.

 

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