Lago delle Streghe (1828 m)

18/10/2009

Luogo di partenza: Ponte Campo

 

Difficoltà escursione: T

 

Dislivello: 1018m complessivi di cui 509 m in salita (Ponte Campo 1319m – rif.CAI Arona 1771m – Lago delle Streghe 1828m)

 

Tempo di percorrenza dell’escursione: 3 h totali senza considerare le soste.

 

Raccomandazioni: Gita molto semplice e senza rischi oggettivi, che tuttavia non può essere riprodotta nel periodo invernale a causa del pericolo valanghe che la rende una passeggiata suicida.

 

Raggiungere il luogo di partenza: dalla statale SS33 del Sempione si esce a Varzo e si seguono le indicazioni per San Domenico. Giunti in paese si scende a Ponte Campo, alla fine della carrabile c’è un parcheggio erboso dove è possibile parcheggiare l’auto.

 

Traccia GPS: clicca con il tasto destro e "Salva destinazione con nome". lago delle streghe

 

Album fotografico:

 

L’escursione: Tutti i progetti per il fine settimana sono saltati a causa di un contrattempo che ci ha fatto partire da casa molto tardi con un po’ di dispiacere ma comunque verso i monti, consci che oggi non combineremo molto ma gioiosi di rivedere ancora una volta l’amata alpe Veglia.

A Ponte Campo l’aria è abbastanza calda, contrariamente alle previsioni meteo che annunciavano temperature assassine, così cominciamo allegramente la salita, tagliando il primo tornante della carrabile che sale a Veglia.

Il Cistella ci saluta imbiancato dalla prima neve e con un po’ di risentimento (il Corno Cistella era tra i piani del weekend) salgo verso Veglia, mentre il sole ci riscalda abbondantemente sulla carrabile che si alza sul versante Est del Pizzo Valgrande.

 

 

Stalattiti di ghiaccio sulla carrabile per Veglia

 

Appena ci infiliamo nella ripida valle scavata dal Cairasca un vento gelido comincia a soffiare e da quel momento non ci darà pace.

La temperatura scende vertiginosamente e cominciamo a calpestare la neve, portata dal vento che soffia violento sulle creste che circondano Veglia.

Alla cappella di Groppallo decidiamo di tirare dritti, in una bufera che continua ad aumentare di intensità e arriviamo a Veglia.

Quante volte siamo transitati insieme sul ponticello che immette nella piana! Eppure Veglia così, circondata da bianche vette e infarinato dalla prima neve stagionale non lo avevamo mai visto.

 

 

Veglia nota eppure sempre mozzafiato

 

Lo spettacolo è splendido e il panorama a noi stranoto della piana diventa del tutto nuovo e fantastico. Il Leone bianco, il Terrarossa, il Rebbio e il Mottiscia altrettanto candidi chiudono una cornice deserta e tranquilla, in cui ci sembra quasi di rubare il silenzio, rotto soltanto dalle brusche raffiche di vento.

Siamo soli o quasi e qui a Veglia è una rarità, un alpe che in inverno diventa una meta difficile e pochissimo frequentata e che in questa stagione offre agli escursionisti l’ultima occasione dell’anno per vederla.

Decidiamo di mangiare all’interno del rifugio invernale del CAI di Arona, che ci accoglie con due sedie e un tavolino. Dopo pranzo un  po’ di sole al riparo del muro del rifugio e poi via verso illago delle Streghe, a circa mezz’ora di cammino.

Attraversata la piana ci immergiamo nel lariceto e la poesia ci invade la mente: un bosco bianco, silenzioso e con qualche traccia di scarpone che percorriamo in religioso silenzio, cercando di avvistare qualche bell’esemplare di fauna. Ma la fortuna oggi, almeno da quel punto di vista, ci è estranea e così raggiungiamo, dopo qualche peripezia a causa della neve che ha coperto i sentieri, il lago delle Streghe.

 

 

Giada al lago delle Streghe, infreddolita a contenta

 

Un nuovo spettacolo ci appare davanti: il lago, gelato, è stupendo e sulla sua bianca superficie i rami degli alberi disegnano ombre che sono contorte, vive, fotografiche. Quando la fotografia chiama, l’amatore risponde e sia io che Giada ci dilettiamo a scattare cercando di cogliere l’atmosfera del luogo, fatato o meglio stregato di un universo tanto commerciale in agosto quanto magico e solitario in Ottobre.

Qui nel bosco non c’è neppure vento e allora ci prendiamo il tempo che serve per immergerci nella quiete del luogo che ci svuota le menti e ci ricarica lo spirito, prima di rimetterci in cammino verso la macchina, verso la civiltà, verso una giostra sulla quale si deve pur risalire alla fine di ogni gita.

 

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