Hohsandhorn o Punta del Sabbione 3182m

01/04/2012

 

Luogo di partenza: Riale (Formazza)

 

Difficoltà escursione: BS

 

Dislivello: 1° giorno circa 1200 m di salita considerando qualche saliscendi (Riale 1732m – Lago Morasco 1810m – Rif. Mores 2521m – Lago Sabbione 2415m – Rif. Claudio e Bruno 2720m).

2° giorno circa 500m di salita (Rifugio Claudio e Bruno 2720m – Mittelberg 3048m – Hohsandhorn 3182m)

 

Tempo di percorrenza dell’escursione: 1° giorno 4 ½ ore di salita, 2°giorno 2h di salita

 

Raccomandazioni: Gita sci alpinistica di grande sviluppo, quasi 30 Km in tutto.

In questo periodo diversi tratti in portage, costeggiando il lago di Morasco si deve superare una slavina di notevoli dimensioni.

 

Raggiungere il luogo di partenza: si segue la statale SS33 del Sempione uscendo a Crodo. Superato Crodo si giunge quindi a Baceno a da qui si seguono le indicazioni per la Val Formazza. Superata la cascata del Toce si giunge a Riale, dove si parcheggia l’auto

 

Traccia GPS: clicca con il tasto destro e "Salva destinazione con nome". Claudio e Bruno   Hohsandhorn

 

Album fotografico:

 

 

L’escursione: sono le undici di mattina e il sole splende. La primavera si sente nell’aria…e si vede anche guardandosi in giro. Poca neve ci accoglie e messi scarponi e sci partiamo verso il rifugio Claudio Bruno.

Costeggiando la pista da fondo arriviamo alla diga di Morasco e siamo costretti a togliere gli sci. Pesano parecchio sulle spalle (soprattutto i miei legni con attacco da due chili l‘uno) ma la camminata è semplice e a parte una piccola slavina che rende pochi metri particolarmente “a picco” sul lago.

Il lago è uno spettacolo, per metà gelato e per metà già ricolmo di acqua, e ripaga la noia di avere gli sci in spalla.

 

 

Il lago di Morasco

Dopo una mezz’oretta scarsa arriviamo a toccare neve. Sci ai piedi si inizia a salire verso il canale del rio dei sabbioni (ovvero dove non batte mai il sole).

La neve prima parte del canalino è abbastanza buona ma poi una neve secca, compatta e a tratti gelata fa ben poca presa sulle pelli gelate. Costretta a mettere i rampant finalmente arriviamo alla fine dell’agonia e iniziamo a salire per la vallata su pendii morbidi e scaldati dal sole.

Finalmente raggiungiamo la diga del Sabbione e saliti verso il rifugio Mores riscendiamo poi verso il lago.  Lo spettacolo è notevole.

Sole, una fila di sci-alpinisti che attraversano il lago ghiacciato e le cime gonfie di neve.

Tutto è perfetto.

 

 

Vittorio al lago dei Sabbioni

 

Iniziamo ad attraversare il lago custoditi dalla grande diga e pian piano sulla nostra destra iniziamo ad intravedere altri sci-alpinisti che salgono l’ultimo pendio finale verso il rifugio. La pendenza fra i vari effetti collaterali provoca stanchezza alla sola vista…Testa bassa seguiamo la traccia che sale e passo dopo passo saliamogli ultimi trecento metri di dislivello che ci separano dalla cena.

Finalmente dopo quattro ore e mezza di cammino arriviamo a destinazione.

Il rifugio è pienissimo e nell’atmosfera goliardica riusciamo a conoscere un sacco di persone veramente interessanti.

 

Arriva la notte e stavolta invece di portare consiglio ci porta delle raffiche di vento impressionanti. Il rumore un po’ mi tiene sveglia e un po’ mi fa dormire ma, quando la mattina si avvicina, inizio a preoccuparmi in modo serio per la mia incolumità viste le mie scarsissime doti sciistiche.

Vittorio cerca di tranquillizzarmi ma il mio stato d’animo è parecchio abbattuto, aiutato da un’intera settimana di preoccupazioni su una gita che ritenevo sopra le mie capacità.

Già io e una BS non siamo una grande accoppiata…una BS con neve ventata e ghiacciata non possiamo proprio trovare nessuna affinità.

La sveglia suona.

Rimaniamo tutti un po’ nel letto certi di dover tornare a valle con la coda fra le gambe. Dopo la colazione però, sentendo le raffiche che diminuivano decidiamo di partire e provare la vetta.

L’audacia ci è stata data da due formidabili e super improvvisati compagni di avventura conosciuti li in camera quella stessa mattina: Monica e Ivano.

 

Ci  prepariamo da combattimento contro il vento polare. Direttamente dal rifugio seguiamo una traccia che fa un piccolo traverso costeggiando il ghiacciaio.

La neve è dura e un pezzo sulla sassaiola instabile ci costringe a togliere gli sci e a rallentare di parecchio il passo. Il vento è impressionante!

Finalmente rimettiamo gli sci e arriviamo sul ghiacciaio. Davanti a noi a pochi metri si inizia ad intravedere un pendio abbastanza ripido da salire.

 

 

Giada sale verso il Mittelberg

 

La neve sembra buona nonostante il vento ma il mal di testa e orecchie dovuto alle raffiche mi da qualche problemino di nausea.

Finalmente, protetti nell’ampio canale, il vento si smorza e ci lascia respirare.

Decidiamo di mettere i rampant non sapendo lo stato della neve nel ripido pendio. Per fortuna la neve è fantastica e, inversione dopo inversione, arriviamo alla bocchetta.

Il panorama già qui è notevole! Continuiamo a salire ma ormai il ripido è finito e dopo poco arriviamo alla vetta (insieme al vento e ad un freddo polare).

Uno sguardo alle cime infinite, al cielo terso e una foto di gruppo e poi via verso la discesa.

 

 

Foto di vetta: Ivano, Monica, Giada e Vittorio

 

E così inizia la discesa…

Le prime curve sono da panico totale. Mi blocco incapace di fare una curva e derapando sulla neve dura. Finalmente però il pendio si allarga e le gambe si connettono con il famoso “punta, piega e stendi”. E si parte.

Scendiamo così fra una curva e l’altra su neve tutt’altro che bella da sciare. Ivano e Monica ci scortano a vista… aspettando con una pazienza di tutto rispetto i due fessacchiotti che tentano di darsi un contegno fra un curva e l’altra.

 

Arriviamo ai piedi del lago e dopo averlo attraversato ci tocca la salita (molto molto fastidiosa) verso il Mores per recuperare il tappo della mia reflex che avevo perso il giorno prima.

 

 

Ultimo sguardo alla punta d’Arbola

 

Continuiamo a scendere finalmente su neve da pista fino a che arriva l’incubo: il canalino ripido, all’ombra, con la neve dura come il marmo e stretto!!! Monica scende con agilità da gazzella e io?! Io mi fermo pupille dilatate con Vittorio e Ivano che cercano di convincermi che non c’è ghiaccio…è solo un po’ duretta la neve…da brava donnina isterica scendo un pezzo derapando ma finalmente esce la prima curva e così le altre… che strizza!

Ormai siamo alla fine e dopo aver costeggiato il lago rima e la pista d fondo poi arriviamo con 29 km di sviluppo (in due giorni) alla macchina.

 

Sono stremata ma felice di aver portato a casa qualcosa che non mi sembrava possibile. Chissà forse la prossima stagione scenderò il canalino fischiettando!!!

 

Grazie al maritino per la pazienza e per le bellissime emozioni. E grazie ad Ivano e Monica che hanno resa questa gita davvero speciale.

 

 

 

 

                                                                                       Ski alp