Chuebodenhorn (3070m)

 

13/03/2014

Luogo di partenza: All’Acqua di Bedretto

 

Difficoltà complessiva: BSA

 

Tempo di percorrenza: 3 ½ - 4  h di salita

 

Dislivelli: 1460m positivi e negativi, – All’Acqua 1615m – Capanna Piansecco 1964m – Gerenpass 2734m – Chuebodenhorn 3070m

 

Raccomandazioni: Gita la cui difficoltà tecnica dipende al 90% dalle condizioni. Normalmente sono necessari o consigliati i rampant e i ramponi e dal deposito sci alla vetta ci sono 150m, circa, di dislivello.

L’ultimo pendio sotto la cima ha pendenza di 35° circa e a seconda delle condizioni può essere abbastanza ostico soprattutto in salita.

 

Traccia GPS: Clicca con tasto destro e salva con nome: Chuebodenhorn

 

Album fotografico:

 

 

 

L’escursione:

L'altimetro segna 3000. La vetta si avvicina, come una bella donna provocante che dopo 3 ore di corteggiamenti ha deciso di concedersi, ai nostri piedi ci sono ancora gli sci, cosa inusuale per la cresta del Chuebodenhorn ma in quest'inverno pazzo succede questo ed altro. E così al posto di lasciare gli sci a quota 2900m, come di solito avviene, arriviamo a depositarli sul manto nevoso appena a 20 m dalla cima.

Che dire? Parlare del panorama mozzafiato che domina la valle, dell'Oberland lontano, della soddisfazione di essere di nuovo in vetta, delle strette di mano? Piuttosto parlerei del trovarsi in vetta, non quella topografica bensì quella che ci abita dentro e che prende forma e contorni ogni qual volta finisce una ascesa e le nostre mani incontrano quelle dei compagni di gita con i quali si è condivisa la salita.

La vetta non è solo un punto sulla cartina, è uno stato mentale.

 

Ma partiamo dall'inizio a raccontare questa bella giornata infrasettimanale. In principio era la coda e il traffico che stavano per bloccarci alla dogana e poi sull'autostrada di Lugano, con la conseguente agitazione ed ansia da prestazione di chi sta per cominciare una gita lunga ed ancora prima di calzare le tavole è già in ritardo sulla tabella di marcia.

Finiti i preparativi della vestizione ci incamminiamo sulla traccia che da All'Acqua sale verso la capanna Piansecco, inoltrandoci nel bosco. La neve ha già smollato e se da una parte ci aiuta, consentendoci di salire senza i rampant, dall'altra sappiamo che pagheremo scotto nella discesa.

La salita verso la Piansecco è abbastanza diretta quanto insipida. L'ambiente rimane un po' chiuso, la neve sembra una crostaccia immonda e manca quel fascino invernale delle ultime gite.

Poi, dalla capanna in poi, la musica cambia, il paesaggio si apre verso il Gerenpass, con la nostra cima a svettare incontrastata sulla vallata. Alle nostre spalle la val Bedretto, il Passo San Giacomo contornato dalle note vette formazzine che stentiamo a rinoscere dal lato B e molto altro ancora.

 

 

Salendo verso il Gerenpass

 

Ora ci troviamo in un bell'anfiteatro ampio, che mi dona il senso di libertà che rende a mio avviso lo scialpinismo un'attività sublime.

Le pendenze sono sempre sostenute e la traccia... da inventare, per cui andiamo su sparsi come un indisciplinato gregge di pecore, ognuno disegnando la propria traccia per salire il ripido dosso che immette alla rampa verso il Gerenpass ma per fortuna la neve è ottima, smollata e compatta e si sale una bellezza senza coltelli nonstante le pendenze sostenute.

In questa fase come si fa a non ammirare il Poncione di Cassina Baggio: roccioso ed inpervio da questo lato, cercando di riconoscere il noto Canale della Fiamma.

Proseguiamo verso il Gerenpass, personalmente devo calibrare le forze, il gran caldo mi sta uccidendo per cui salgo con passo regolare e non eccessivo.

Non tira un filo d'aria e chi mi conosce sa che non sono le condizioni che preferisco.

Ma ecco che tra una chiacchiera e un sorso di te arriva anche il Gerenpass e con esso un piacevole venticello che rende la fatica più sopportabile.

Da qui si potrebbe dirottare al Poncione di Maniò, forse più bello sciisticamente parlando, ma la pala del Chuebodenhorn ci sembra in ottime condizioni e quindi se non ora quando?

 

 

Tutine in azione, sullo sfondo il Poncione di Maniò

 

Dal passo il panorama diventa meraviglioso, Oberland e ampi spazi fanno da padrone, mentre le pendenze diventano tostarelle.

La neve qui non è così smollata e date le pendenze devo stare molto attento, concentrazione è la parola d'ordine. La neve tiene molto bene ma se qui scappa uno sci, potrebbe non essere così divertente, per cui rallento il passo, seguito da Marco, Enzo e Fabrizio attaccati alle code. La cima si avvicina e diviene sempre più evidente che in quest'annata un po' particolare se non riusciremo ad arrivare su con gli sci poco ci mancherà, ed infatti li parcheggiamo praticamente in vetta.

Non tira vento, c'è un sole caldo e si sta benissimo.

Ci stringiamo le mani, facciamo foto e ci godiamo la pace e il panorama, aspettando Luca e Francesca un poco attardati nella salita ma che tenaci come solo loro sanno essere, arrivano per unirsi a noi.

 

 

Marco ed Enzo in vetta

 

Come al solito, mentre ci prepariamo in assetto da discesa, mi assale un brivido di ansia, visto che dovrò buttare giù le prime curve sul ripidotto. La neve non ha mollato e una curva sbagliata significherebbe un bel ruzzolone, per cui concentrazione e decisione sono le parole d'ordine.

Fino al Gerenpass sono in apnea, le pendenze sono impegnative per un imbranato come me ma la neve duretta ma non ghiacciata mi aiuta nell'impresa di riportare a casa le gambette intere.

Certo che vedendo scendere Luca e Francesca mi sento proprio un impedito!!!

Poi la neve dura lascia il posto al sacro firnello che diventa ahimé progressivamente pappa ed infine cemento sotto la capanna Piansecco ma tutto è bene quel che finisce bene e decidiamo di concludere la giornata davanti ad una birrozza e un panozzo, a dire stupidaggini e a progettare cime, gite e uscite, perché la pace che c'era in vetta è già passata.

 

Scialpinisti: Vittorio, Marco, Enzo, Fabrizio, Luca, Francesca, Davide e Sergio

 

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