Weissmies (4017 m)

09-10/07/2011

Luogo di partenza: Saas Almagell (Saastal - Valais)

 

Difficoltà escursione: PD

 

Dislivello: 3631 m complessivi di cui 2560 in salita (dato GPS), - Saas Almagell 1653m – Almagelleralp 2194m – Almagellerhutte 2894m – Zwischbergenpass 3268m – Anticima 3972m – Weissmies 4017m – Base Triftgrat 3815m – Seraccata 3500 m Hohsaas 3127m

 

Tempo di percorrenza dell’escursione: 3,5 - 4 h di salita fino all’Almagellerhutte. Da qui 4 h in vetta. Il rientro proposto impegna 2 – 2,5 h.

 

Raccomandazioni: Ascesa che non presenta difficoltà insormontabili ma che resta comunque una alpinistica degna di questo nome e della difficoltà assegnata. La salita fino allo Zwischbergenpass è escursionistica, il lenzuolo ha pendenza di circa 40-50 % e la cresta rocciosa presenta difficoltà di secondo grado abbastanza continue.

La cresta nevosa dall’anticima alla vetta risulta problematica se in condizioni non buone.

La discesa lungo la normale non è banale e le pendenze della Triftgrat notevoli, come pure non banale il traverso sotto la seraccata e l’attraversamento del ghiacciaio su traccia parallela ai crepacci per raggiungere Hohsaas.

E’ necessaria preparazione e un minimo di senso della montagna nonché l’attrezzatura alpinistica di base.

 

Raggiungere il luogo di partenza: da Verbania si segue la strada statale SS33 del Sempione. Dopo il passo del Sempione si prosegue scendendo verso Brig e quindi si seguono le indicazione per Visp. Qui si svolta a destra in direzione Saas-Fee e poi Saas Almagell, dove si lascia l’auto.

 

Traccia GPS: clicca con il tasto destro e "Salva destinazione con nome". Almagellerhutte        Weissmies

 

Album fotografici:

 

 

Galleria fotografica di Barbara su Picasa


L’escursione:

Sabato:

Dopo un lungo viaggio in macchina ci troviamo a Saas Almagell e iniziamo a salire verso l’Armagellerhutte.  Il percorso escursionistico si snoda per svariati chilometri e per 1300 metri circa di dislivello.

La compagnia (tutti podisti super in forma tranne me) si muove veloce fin da subito… io no e con i miei cosciotti anti-podistici inizio a salire con il mio solito passettino.  A tratti parlotto un po’ con Enzo, un po’ con Barbara e con Vittorio ma in realtà la maggior parte della gita la passo parlando un po’ da sola… I pensieri corrono verso l’incredibile ghiacciaio dietro di me che tempo addietro mi aveva portato ai piedi dello Stralhorn e verso le ultime due settimane in cui la stanchezza sia mentale che fisica hanno occupato la maggior del mio tempo.

Ad ogni passo ecco arrivare la calma. La pace che solo il silenzio e la grandiosa bellezza della montagna sanno regalarmi. Il riposo che una settimana di sonno non sarebbe mai in grado di darmi.

 

Il sentiero si snoda prima in un bellissimo bosco poi si apre verso la valle. Acqua cristallina, pascoli, fiori e tanta gente a godersi lo spettacolo. Ci fermiamo al rifugio dell’Almagelleralp a mangiare qualcosa e poi ripartiamo.

 

 

Almagelleralp, tra sogno e realtà

Il tempo però inizia a prendersi gioco di noi e in poco tempo il sole caldo e la cornice di neve e vette intorno a noi viene coperta da nuvole basse… riusciamo appena ad arrivare al rifugio che inizia a piovere. Il rifugio è incantevole sembra quasi di stare in albergo ma come ogni rifugio svizzero che si rispetti per noi italiani è sempre un salasso…

 

 

L’Almagellerhutte riposa tra le nubi

 

Dopo aver cenato con il cuore pesante per il brutto tempo ci mettiamo a letto speranzosi per la mattina dopo!

 

Domenica:

risuona la sveglia alle tre e mezza e ancora rintronati ci fondiamo a vedere il tempo. Fuori è buio, è silenzio e le nuvole basse ci coprono tutte le stelle. Insieme a tanti altri mangiamo e ci prepariamo lo stesso e alle quattro e mezza, ora della partenza, la sorpresa: le stelle ci illuminano il cammino!

Iniziamo a salire verso il Zwischbergenpass 400 metri sopra di noi. La salita è facile ed il percorso ben segnalato. Qua e là ci troviamo ad attraversare piccoli nevaietti e piccole sassaie ma in un’ora siamo a goderci il panorama dal passo. Il cielo chiaro ci fa godere i quattromila intorno a noi e ci premette un’occhiata alla via di salita: il lenzuolo.

Saliamo un altro centinaio di metri verso nord seguendo i segni di vernice e all’attacco del primo nevaio a quota 3500, verso il lenzuolo mettiamo i ramponi e formiamo la cordata.

 

 

Il lenzuolo, verso la cima

 

Si inizia a salire dapprima con una pendenza accettabile poi, arrivati al lenzuolo vero e proprio, con una pendenza degna di male ai polpacci. Vittorio guida la cordata facendo dei piccoli zig zag e regalando un passo perfetto per salire con buon ritmo ma senza bruciare tutte e energie subito.

La neve perfetta si sposava con ogni punta dei ramponi e nonostante la pendenza del pendio, ogni passo era un piacere più che una preoccupazione.

Eccoci arrivati alla fine del percorso battuto e a circa 3800 metri abbandoniamo il lenzuolo per iniziare l’arrampicata.

 

 

La cresta rocciosa

Decidiamo di rimanere legati e arrampicare con i ramponi. Dopo poco però io e Vittorio ci rendiamo conto che la cordata va molto a rilento, più del previsto, e dando un occhiata qua e là all’orologio inizia a salire un po’ di nervosismo.

Il nervosismo scoppia quando mi trovo in difficoltà su un passaggio. Non era certo complicato, lo so, ma esposto. Se avessi avuto Vittorio a tenermi la corda non mi sarei bloccata ma, avendo davanti Barbara alla sua alpinistica non riuscivo a fidarmi… Non perché fosse lei in specifico ma perché, come chi va spesso in montagna sa, avere un compagno fisso di arrampicata e cordata ti porta ad avere un feeling e una sicurezza che non puoi avere con nessun altro. Bloccata per un minuto e non di più, anziché incoraggiarmi entrambi gli ometti mi hanno trattato non benissimo, anzi tutt’altro. Incredula per il trattamento ecco scendere le lacrime e quando riesco a superare il punto mi butto veramente giù di morale…Vittorio però, da persona eccezionale quale è mi guarda e capisce, chiedendomi scusa e io capisco che la sua reazione era dovuta alla preoccupazione. Ricominciamo ad arrampicare e fra inceppi qua e là (ramponi che si staccano e ritmi veramente lenti) arrivano le nove di mattina e mancano ancora poco meno di 100 metri d arrampicare: cosa fare? Decidiamo di andare avanti lo stesso.

Per fortuna l’arrampicata si fa più scorrevole e in breve arriviamo all’anticima.

 

 

La cresta nevosa poco prima della vetta

 

Ecco davanti a me la cresta… la mia prima vera cresta nevosa. L’agitazione sale alle stelle. Avevo paura di farmi prendere dal panico; cioè avevo paura di avere paura…

Iniziamo la cresta, la prima parte larga e facile e la seconda più stretta…cerco di non guardarmi troppo intorno e di ponderare al meglio i passi in modo da non inciampare.

Sento i ramponi che grippano perfettamente…e vado, con mio grande stupore senza fermarmi, così ridicolmente concentrata rispetto ai miei compagni di cordata così spensierati!!!

 

Quando arriviamo in cima non riesco a parlare…scendono lacrime per la mia piccola vittoria per aver superato una paura che era lì da sempre. Per la prima volta la mia felicità non sono riuscita a condividerla con nessuno, non usciva.

 

 

Foto di gruppo: Vittorio, Barbara, Enzo e Giada

 

Iniziamo a scendere per la normale. Spendo poche parole sulla discesa… in condizioni ottimali come era non presentava difficoltà se non la parte sotto il seracco e qualche crepo da saltare. Ma quando scendi dal seracco e guardi su ti rendi conto di come questa altra via che porta in vetta sia in uno degli ambienti più magnifici e surreali che io abbia mai visto: senza parole!!!

 

 

La Triftgrat

 

Che gita magnifica!

 

Durante l’arrampicata e la cresta mi sono resa conto di una cosa. Non ci si può improvvisare alpinisti. Non si può improvvisare la Weissmies. Non si può improvvisare una cordata.

La cordata è fidarsi dei proprio compagni, sentire i loro movimenti e la Weissmies non è da sottovalutare in quanto presenta una difficoltà tecnica non banale.

 

Partecipanti: Giada, Vittorio, Barbara e TerminEnzo.

 

                                                                                       Alpinismo