Via Carina – Cima delle Guide (1320)

 

 

02/06/2012

 

Luogo di partenza: Mottarone

 

Difficoltà escursione: AD- (discreta spittatura ma comunque alpinistica)

 

Lunghezza via: 10 tiri di corda da circa 30-35m

 

Tempo di percorrenza della via: 4-5 h circa.

 

Raccomandazioni:  Via spittata lunga e con qualche sosta da attrezzare su alberi o massi incastrati.

Via alpinistica  su roccia adatta ai principianti con un minimo di esperienza, piuttosto discontinua ma che malgrado i gradi bassi presenta passaggi non banali.

L’avvicinamento è di tipo alpinistico e va affrontato solo con terreno asciutto e con calzature adeguate.

Noi abbiamo integrato la via con qualche friend piccolo e medio (fino al 3) e con qualche cordino.

Abbiamo “perso la via” appena prima del caminetto per poi ritrovarla al settimo tiro, per cui non possiamo riportare le difficoltà del passaggio.

 

Album fotografico:

 

 

L’escursione:

Il sole splende al Mottarone e il Rosa domina la scena, maestoso sopra la nuvolaglia della pianura.

Dopo aver cercato invano un bar aperto per un caffè scendiamo verso il laghetto artificiale e proseguiamo verso Gravellona Toce, su una bella carrabile che poi diventa un sentiero che ci porte al Colle delle Guide.

Da qui girando a destra scendiamo la cresta verso la cima Cusio e su buon sentiero segnato da bolli e ometti raggiungiamo il colle delle capre.

Qui la musica cambia e il sentiero, se così si può chiamare, scende dritto nel canale, molto ripido ed erboso, che scendiamo con attenzione tra numerosi zig-zag e qualche corda fissa.

Stando molto molto attenti, un passo dopo l’altro, tra erba e boccette esposte (qui se si scivola si arriva dritti a Omegna!) individuiamo un isolato castagno sul lato sinistro del canale (faccia a valle) e sempre seguendo i radi bolli e qualche traccia di sentiero lo raggiungiamo.

 

 

Sergio nel problematico avvicinamento

 

La via Carina parte proprio da qui, nei pressi del castagno.

Sia io che Sergio sappiamo che il quinto tiro è il più bello ed impegnativo e dopo una goliardica morra cinese, vinta da me, ci leghiamo e attacco il primo tiro.

La difficoltà riportata è solo 4a ma la chiodatura è lunghissima, per cui non va sottovalutata. Rompo il ghiaccio e dopo aver preso feeling con l’ottima roccia inizio ad arrampicare, raggiungendo senza grossi problemi la sosta, su due spit da collegare.

Recupero Sergio, che parte da primo sul secondo tiro.

 

 

Vittorio apre le danze

 

4a pure questo ma la discontinuità della via e la chiodatura lunga fanno si che Sergio non trova la sosta e si ferma, costruendone una su uno spit e un alberello.

Bravo Sergio!

Mi recupera e vado io, trovo la sosta che avrebbe dovuto chiudere lui e proseguo per il terzo tiro, su difficoltà decisamente contenute ma non banalissime, integrando qua e la con qualche friend, anche per fare un po’ di pratica a dirla tutta…

Sergio si becca uno dei tiri più belli di tutta la via e cavalca uno spigolo espostissimo, mentre la nebbia sale dal fondovalle e ci avvolge.

Questo tiro, dato 4b, secondo noi è un po’ sottovalutato, data l’esposizione importante e soprattutto la chiodatura lunga, integrabile con qualche cordino sulle betulle.

 

 

Sergio morde la roccia su un bel passaggio

 

Lo raggiungo in sosta carico come una molla, mi aspetta il tiro “chiave” della via, il famoso caminetto dato 4c, ma che molti hanno riportato essere decisamente più impegnativo.

Parto dalla sosta e superato un colatoio in modo alquanto originale (il passaggio è stato denominato da Sergio cavalcata delle Valkirie in quanto mi sono seduto a cavalcioni di uno spigolino).

Da qui mi lascio trarre in inganno da una relazione trovata sul web, che parlava di una variante più facile a destra che evita il caminetto. Vedo brillare uno spit molto a destra, per arrivarle sarebbe necessario traversare sull’erba scivolosa e compatta. Penso sia quello della variante e così mi nfilo deciso alla sua sinistra, puntando delle rocce, tra le quali mi aspetto di trovare il famigerato passaggino.

Niente camino, niente spit. Che fare? Mi accorgo di aver sbagliato ma è tardi e non mi sento di tornare indietro sull’erba scivolosa. Metto un friend e salgo, con percorso libero tra le rocce e l’erba, cercando di riguadagnare la via verso destra.

L’ambiente qui è un po’ incasinato. Si vedono un po’ dappertutto spit isolati, abbandonati o messi da chissà chi, forse saranno l’uscita di qualche via? Forse puntano al colle delle Capre?

Poco male, con un altro tiro guadagno la vaga cresta rocciosa e ritrovo la via, all’inizio del settimo tiro e purtroppo per noi, oltre l’agognato camino. Peccato! Sarà per la prossima volta…

Torna a tirare Sergio, mentre mi accorgo che ho fatto sosta in un postaccio infestato da formiche e dopo poco mi appare pure una viperozza di 40 cm!.

Grido a Sergio di muoversi ma la corda non sale. Poi sento “Sosta” e finalmente mollo tutto e lo raggiungo, scoprendo che si è inventato una sosta creativa alla base di una netta paretina con strapiombino annesso.

Con mia grande gioia (ovviamente è ironia…) mi tocca lo strapiombino e passato quello giro a destra per affrontare un bel diedro ben appigliato che mi regala soddisfazioni, poi su percorso facile in cresta raggiungo la sosta, su due spit da collegare.

Un breve trasferimento alla base della placca e Sergio è pronto per l’ultimo tiro, su bella roccia pulita, non banale e divertente fino alla Cima della Guide, dove termina la via.

Strette di mano e battute goliardiche, quelle non mancano mai!

 

 

Vittorio e Sergio alla cima delle guide

 

Pareri sulla via? Simpatica, divertente, un po’ discontinua, un po’ erbosa ma su roccia (quando c’è) davvero ottima; nel complesso una via davvero CARINA!

Ma ora è giunto il momento di mettere via il materiale negli zaini e di togliere le famigerate scarpette, per risalire in breve al parcheggio del Mottarone e andare dritti al bar davanti a una fettazza di torta.

 

Climbers (anche un po’ alpinisti): Vittorio e Sergio

 

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