Alpe Velina(1574 m)

01/11/2009

Luogo di partenza: Bignugno

 

Difficoltà escursione: E/EE

 

Dislivello: circa 2200 m complessivi di cui 1100 in salita (Bignugno 555m – alpe Bettina 710m – Ponte Velina 470m – Velina di sopra 834m – alpe Uccigiola 749m – alpe Montuzzo 630m – Cicogna 732m – ponte Casletto 411m – Bignugno 555m)

 

Tempo di percorrenza dell’escursione: 6 h totali senza considerare le soste.

 

Raccomandazioni: Malgrado sia graduata come E e quindi adatta a tutti coloro che vogliono trascorrere una giornata per boschi vi sono diversi tratti con catene e qualche passaggio esposto, comunque tutte le difficoltà sono concentrate tra Velina e Cicogna per cui si consiglia ai meno esperti di rientrare per l’itinerario di andata.

 

Raggiungere il luogo di partenza: da Verbania si seguono le indicazione per San Bernardino Verbano, appena superato il ponte sul torrente San Bernardino in località Santino, si imbocca la strada sulla destra in direzione Alpe Ompio, quindi si seguono le frecce per Cicogna. Dopo Rovegro e prima di ponte Casletto un piccolo slargo della strada consente di posteggiare al massimo 3-4 automobili nei pressi di Bignugno.

 

Traccia GPS: clicca con il tasto destro e "Salva destinazione con nome". Velina

 

Album fotografico:

 

 

 

L’escursione: Data la giornata uggiosa e novembrina rinunciamo definitivamente a salire la bella cima Tuss per camminare tra boschi, alla scoperta di alpeggi dimenticati e congelati dal tempo. Da Bignugno ci inoltriamo subito nel castagneto e tra splendidi alberi secolari e fotografici raggiungiamo Pezza Blena e quindi le baite di Bettina.

Il passo è calmo, tranquillo e la natura ovattata nelle nuvole sembra volerci far notare cose che di solito non siamo abituati a guardare, sembra volerci dire che la bellezza è anche nelle piccole cose, nel terreno umido, nelle baite diroccate che parlando raccontano la loro storia e oggi forse, siamo qui per questo: ascoltare.

 

 

Ceppi

 

Con un bel traverso che asseconda le infinite pieghe della montagna raggiungiamo Ponte Velina: austero, essenziale, solido. Quante cose ci racconta questo ponte! Ci narra degli alpigiani che lo hanno attraversato quando era una delle principali vie di comunicazione in Valgrande e dei partigiani che, braccati da un esercito impari e crudele, lo hanno fatto saltare ed infine di come sia stato ricostruito dopo la guerra dagli alpigiani che, con duro lavoro, avevano rimesso in piedi la Valgrande prima di abbandonarla pochi decenni dopo.

Ci guardiamo attorno ed entrambi ci sentiamo come in un luogo sacro. Sfioriamo il ponte quasi con la paura di fargli male e gettiamo un occhio al torrente con lo sguardo che in genere si riserva ad un santuario, prima di attraversarlo e cominciare a salire l’altro versante in direzione di Velina Bassa.

La poesia di Velina viene evocata dal nome; un nome sottile e fragile che indica il luogo capitale della bassa Valgrande, prima dello sviluppo di Pogallo ad opera di Sutermeister.

 

 

Vittorio attraversa ponte Velina

 

Raggiungiamo Velina Bassa dove attraversiamo baite, viuzze che formano un vero e proprio paesino nel quale abbiamo una strana sensazione: quella di essere osservati, di non essere soli e forse sono i fantasmi a spiarci da dietro i muretti ai quali sono appesi utensili quotidiani come se qualcuno se li sia dimenticati lì il giorno precedente.

Facciamo la conoscenza di una persona che ha scelto di passare lì la vita e che, gentilmente, ci indica la strada per Velina Alta. Passiamo veloci Velina di Mezzo e tra un commento e l’altro, ovviamente incentrati sulla singolare scelta di vita compiuta dallo sconosciuto, arriviamo a Velina Alta.

La poesia del luogo mi spinge a scattare in bianco e nero e a muovermi con lentamente, a passi felpati attraverso un paese abbandonato che suda malinconia e amore.

Penso, penso a cose strane lasciando la mente libera di vagare mentre cerco di afferrare il bandolo della matassa dei miei pensieri ma non ci riesco. Colgo solo frammenti, spezzoni di cose e di sensazioni che mi lasciano più triste ma più leggero.

 

 

Fabrizio e Vittorio a Velina Alta

 

Dopo aver mangiato qualcosa nella corte principale, di fianco ad una scritta che recita “velina alta” ci rimettiamo in marcia scendendo a Velina Bassa e quindi proseguendo verso Uccigiola, scoprendo una Valgrande che non smette di stupirci.

Poi è la volta di Montuzzo con i suoi gabinetti e il torchio circolare per la spremitura dell’uva. Anche qui vorremmo soffermarci, guardare, annusare i resti immensi di ciò che resta di un modo di vivere, di un mondo.

 

  

Fabrizio alle prese con breve tratto insidioso

 

Proseguiamo e con qualche tratto esposto e panoramico in caso di bel tempo raggiungiamo Cicogna, per scendere ancora sulla bella mulattiera che taglia la strada asfaltata fino a Ponte Casletto  e poi costeggia il fiume verso Cossogno.

A noi invece tocca un breve tratto di asfalto e siamo in vista della macchina, soddisfatti per la bellissima giornata.

A volte andare in giro con la nebbia, posando gli scarponi sul terreno umido, ha il suo fascino. E’ un fascino aspro, leggero e potente che mi prende al cuore accarezzandolo, per suonare delle corde diverse che un bel panorama. E’ la montagna e più che mai è la Valgrande.

  

Escursionisti: Fabrizio e Vittorio

 

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