Valrossa (2550m)

27/02/2011

Luogo di partenza: Riale

 

Difficoltà escursione: MS

 

Dislivello: 1620m complessivi di cui 810m in salita, senza considerare qualche saliscendi (Riale 1740 – Rifugio Maria Luisa 2157 m – Valrossa 2550m)

 

Tempo di percorrenza dell’escursione: 2,5 h di salita

 

Raccomandazioni: Gita che non presenta particolari difficoltà ma che potrebbe risultare infida in caso di nebbia e scarsa visibilità. La salita alla punta d’Elgio è da effettuarsi in condizioni di neve assestata ed avviene, di solito, dal versante del lago Toggia.

 

Raggiungere il luogo di partenza: da Verbania si segue la statale SS33 del Sempione uscendo a Crodo. Superato Crodo si giunge quindi a Baceno a da qui si seguono le indicazioni per la Val Formazza. Superata la cascata del Toce si giunge a Riale, dove si parcheggia l’auto

 

Album fotografico:

 

 

 

L’escursione: Dopo un mese di quasi inattività scialpinistica a causa di un corso di sci che, spero, mi ha permesso di migliorare le mie capacità di discesa, ecco che la voglia di andare e mettermi alla prova è tanta.

Veloci telefonate guardando il meteo e io ed Eugenio decidiamo comunque di tentare qualcosa, se non altro per muoverci un po’.

E’ il turno della punta d’Elgio, in alta Val Formazza.

A Riale il tempo sembra migliore del previsto e decidiamo di tentare iniziando a salire verso il rifugio Maria Luisa. La neve è dura ma ricoperta di un sottilissimo strato di neve riportata dal vento, per cui le difficoltà per me cominciano quasi subito, litigando per far tenere le pelli su pendii per fortuna non troppo difficili e alla fine me la scavacchio in qualche modo.

 

 

Prima del rifugio Maria Luisa

Grande spianata prima del rifugio e arriva la rampa che ci immetterà in Valrossa, mentre il vento inizia a tirare decisamente forte e il tempo peggiora.

Affrontiamo un pendio che sfocia in un imbuto che mi fa tribolare un poco per saltare fuori a causa della neve riportata scarsamente consistente, ed eccoci in Valrossa, al cospetto delle vette nascoste dalla bufera.

L’Elgio, la Punta di Valrossa, il Corno Mut… penso a come deve essere bello con il sole e intanto il vento ci sferza a rafficazze che mi infastidiscono non poco e continua a buttare giù neve riportata.

Le condizioni sono quasi proibitive e per di più ci tocca battere traccia… solo un terzetto di impavidi davanti a noi tenta la punta Valrossa, pelata dal vento.

 

 

Vittorio in tribuling

 

Ci alziamo verso destra, su una sequela di dossi, valli e vallette cercando di prendere la cresta dell’Elgio e quindi puntare la vetta ma neanche a dirlo, non si sta in piedi.

Con le mie ridotte e limitate capacità sciistiche non mi sento in grado di sciare in cresta con questo ventaccio e inoltre non avrebbe grande senso andare su. A quota 2550, su una motta innominata, ci fermiamo e togliamo le pelli.

L’Elgio ci ha respinti.

 

 

Le vette che oggi non conquisteremo

 

Bene, penso, è l’ora della verità… vediamo come me la cavo a scendere!

Qualche curva abbozzata sulla neve pazzerella ma complice anche la visibilità ridotta non riesco a leggere il manto nevoso. Si passa da crosta portante a non portante, da firn a polvere riportata e a fondo duro.

Non ci capisco niente e allora faccio quello che gli scialpinisti considerano perdita di quota con le tavole ai piedi… pura sopravvivenza per riportare la pellaccia intera al Maria Luisa, dove ci fermiamo a mangiare qualcosa, prima di lanciarci a uovo giù per la stradina di Riale.

Forse sarebbe stato meglio stare a casa a dormire ma è davvero così? Una giornata in montagna, secondo me, vale anche questo. A volte freddo, vento e condizioni avverse ci respingono ma noi amanti dei monti siamo tosti e restii a restare a letto e così finisce che nel viaggio di ritorno parliamo di monti, di gite, di vette da fare e di giri da programmare.

 

Scialpinisti: Eugenio e Vittorio

 

 

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