Tschawiner See (2222m)

19/10/2008

Luogo di partenza: Zwischbergen

 

Difficoltà escursione: E

 

Dislivello: 2066m complessivi di cui 1033m in salita, calcolato con GPS a causa dei numerosi saliscendi (Zwischbergen 1329m – Alpe Waira 1854m – Lago di Waira 2041m - Tschawiner See 2174m – Bocchetta di Gattascosa 2222m – Passo Monscera – 2103m – Twischbergen 1329m)

 

Tempo di percorrenza dell’escursione: 6 ½ h totali senza considerare le soste

 

Raccomandazioni: Bellissima gita in questa valle poco frequentata dagli escursionisti eppure così suggestiva. Non presenta particolari difficoltà anche se è un po’ lunghetta per escursionisti non molto allenati, i quali possono comunque raggiungere il lago Tschawiner facendo poi ritorno sullo stesso sentiero di salita.

 

Raggiungere il luogo di partenza: Seguendo la statale SS33 del Sempione in direzione Sempione si supera la dogana italiana e poi quella svizzera. Appena dopo tale dogana una strada piuttosto stretta si dirama sulla destra in direzione di Zwischbergen. Dopo un po’ di curve e tornanti si giunge alla fine della strada percorribile, dove si lascia l’auto.

 

Traccia GPS: clicca con il tasto destro e "Salva destinazione con nome". Tschawiner

 

Album fotografico:

 

L’escursione: Primo incontro tra le Rose di Atacama e Fabrizio di salitomania (http://salitomania.splinder.com/), a dirla tutta dovevamo andare al passo della Rossa al Devero, ma Fabrizio l’ha appena fatta in invernale e così abbiamo accettato volentieri la proposta di Fabrizio di salire con lui a questo laghetto dal nome impronunciabile in questa valle dal nome impronunciabile. “Meno male che passeremo dalla bocchetta di Gattascosa e dal passo Monscera” ho pensato, “qualche nome italiano in una gita tutta piena di h e w”.

La mattinata si presenta subito fredda e così Giada si ritrova presto imbacuccata come se dovesse tentare la salita al K2, comunque il cielo promette bene e ci fa ben sperare in una giornata serena e limpida.

Il sentiero inizia subito a salire in modo impegnativo tagliando la noiosa e lunga carrabile che sale verso l’alpe Waira ed in breve guadagnamo subito quota sul fondovalle.

 

 

La salita è in rigorosa ombra in un bel lariceto

 

Il Seehorn ci guarda minaccioso e ci ricorda il freddo patito questa primavera sulle sue pendici, quando ci dovemmo fermare a pochi metri dalla vetta a causa del freddo polare e del vento siberiano che spazzava il cucuzzolo.

Il paesaggio è incantevole, fiabesco: colori ovunque, giallo, rosso, verde chiaro, l’azzurro del cielo e il bianco incontaminato delle alte vette che cominciano ad apparire man mano che guadagniamo quota. Solo l’autunno, con la tristezza e malinconia può regalare ai nostri occhi, e alla mia macchina fotografica, questo spettacolo.

E così continuiamo la salita insieme alla piacevole compagnia di Fabrizio, oltre agli occhi mi delizio anche le narici in quanto il lariceto emana un bell’odore di resina, che per me è il profumo più bello.

Dopo un po’ raggiungiamo i prati dell’alpe Waira ed ecco che finalmente ci bacia il sole, su un prato alle prese con i primi geli ma tutto sommato scalda bene l’aria.

 

 

I larici si preparano all’inverno

 

Alle baite dell’alpe Waira optiamo, ovviamente dietro mia richiesta, per una sosta rinfrancante così trasferisco una bella brioche al cioccolato dallo zaino al mio stomaco.

Adesso che ho la pancia piena possiamo riprendere la salita che si svolge in spazi sempre più aperti e fiabeschi: il bosco ormai sotto di noi contrasta con i suoi mille colori il cielo limpido e azzurro e il bianco dei ghiacci eterni. Ormai riconosciamo il trittico dei 4000 composto da Weissmies, Lagginhhorn e Fletschhorn e ovviamente c’è a guardarmi anche la mia chimera: il Leone che visto da qui sembra disteso a riposare sotto la coltre di ghiaccio che lo ricopre e per una volta mi sembra fattibile l’impresa di salirci, un giorno che spero non sia troppo lontano.

Al lago di Waira, che troviamo circondato da un bell’anfiteatro roccioso, facciamo un autoscatto e via si riparte verso il lago Tschawiner che si trova ormai poco sopra di noi.

Lo raggiungiamo in breve scoprendolo delizioso, sospeso come un balcone sopra lo Zwischbergental. Nella sua maestosa cornice ci appare illuminato dal sole nascente, di un blu che più blu non si può, mentre tutt’attorno a noi è una sinfonia autunnale di colori.

 

 

Lago Tschawiner: Giada, Fabrizio e Vittorio

 

Mentre sostiamo per il pranzo, ovviamente proposto da me, mi sovviene la patetica di Tschaikovski. E quale migliore colonna sonora potrebbe esserci per tanto malinconico splendore.

Insieme a Fabrizio decidiamo di rinunciare alla salita all’Irgilihorn, puntiamo invece verso la bocchetta di Gattascosa per chiudere un bell’anello.

 

 

Un laghetto minore non certo in quanto a bellezza

 

Così ci abbassiamo di quota riscoprendo altri piccoli laghetti ricoperti del primo ghiaccio, sottile ed effimero, per poi risalire decisamente verso la bocchetta di Gattascosa.

Il passo ci appare come un vero e proprio tagli di rocce nella montagna e qual meraviglia nel riconoscere dall’altra parte vette e valli note! Il pizzo Giezza, l’alpe Arza, il lago di Ragozza…. Quindi per ripidissimi pratoni (scemi noi che abbiamo voluto tagliare) guadagnamo la cresta che ci porterà fino al passo Monscera.

 

 

Uno sguardo alla nota Val Bognanco: ci sentiamo un po’ a casa

 

La cresta erbosa non è pericolosa se non per le rocce viscide e scivolose che ci costringono a mantenere alto il livello di attenzione, ma il tempo per guardarci in giro ancora una volta non ci manca. Solo l’elettrodotto rovina l’immagine di un ambiente bucolico e fiabesco.

Al passo Monscera non ci resta che perdere quota reimmergendoci nel lariceto e giunti all’alpe Waira scendere fino alla macchina.

E ancora una volta la gita finisce, ma è stata una bella giornata passata con la buona compagnia di Fabrizio e dei 4000 che silenziosi ci guardavano durante il tragitto.

 

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