Tour Ronde - 3798m

 

16/06/2013

Luogo di partenza: Rifugio Torino

 

Difficoltà complessiva: AD

 

Tempo di percorrenza: 2 h di avvicinamento, 2 h per il couloir Gervasutti, 2h per la discesa e rientro.

 

Dislivelli: Rifugio Torino 3382m – Col Flambeau 3337 – Attacco 3200m – Tour Ronde 3798m

 

Raccomandazioni: La difficoltà della via dipende in gran parte dalle condizioni della neve o del ghiaccio. La crepaccia terminale è molto larga ed ostica da saltare, anche a causa della neve inconsistente.

La discesa dalla normale o dal canalino Freshfield non è banale e per questo non è da sottovalutare.

 

Album fotografico:

L’escursione: Camminare di notte su un ghiacciaio è una di quelle cose che mi piacciono moltissimo. Il prezzo da pagare per essere al Col Flambeau con i ramponi ai piedi e la frontale sul casco, mentre sopra di noi ci sono le stelle e tutt'attorno solo le piccole luci delle frontali, è stata una sveglia notturna non proprio indolore, soprattutto se si considerano le fatiche del giorno precedente.

In ogni caso essere qui, di notte, ad osservare le frontali degli alpinisti muoversi come lucciole in un prato, non ha prezzo, soprattutto perché la meta di oggi è una montagna spettacolare: la Tour Ronde, che con i suoi, invero non molti, 3798m, costituisce uno spettacolare balcone su tutto il gruppo del Bianco.

La cordata, composta dal super istrutture Francesco e da me, ha come meta della giornata l'ascesa dal couloir Gervasutti; un elegante canale di neve o ghiaccio (dipende ovviamente dalle condizioni) che sbuca sotto la vetta convergendo con la parete Nord.

 

 

Albeggia tra i ghiacci

 

L'aria è fresca ma non eccessivamente fredda, la neve sfondosa rende faticosi i nostri passi mentre comincia ad albeggiare e noi sfiliamo sotto la imponente parete Nord, dove qualche cordata del corso di ferma per salire. Con un po' di invidia proseguiamo aggirando la parete per trovarci all'imbocco del canale Gervasutti, ovvero davanti all'imponente crepaccia terminale.

E' ancora buio ma comincia a vedersi qualcosa e così spegniamo le frontali, preparandoci all'assalto della crepaccia. Francesco mi chiede se voglio provare da primo. Mi sento bene, stranamente visto che in genere patisco abbastanza la quota, e acconsento. Mi dirigo verso la terminale e ci arrivo quando un altro degli istruttori sta provando a passare. Lo conosco, so che è un forte alpinista e preoccupato lo vedo ravanare prima e rinunciare poi. Troppo larga la crepaccia, troppo molle la neve, pochi appoggi su cui passare. Ovviamente non ci provo neanche...

Triboliamo un po' fino a che Sergio, con una manovra funanbolica, non riesce a passare in qualche modo e ad allestire una sosta.

Salgo sfruttando la sua corda, assicurandomi con un prusik e con molta fatica passo dall'altra parte. Complimenti Sergio! Pensare che l'hai fatta da primo...

Allestisco un'altra sosta e piano piano recuperiamo tutti.

 

 

All’uscita della via Aiguille Verte e Dente ci attendono

 

Ora la via sembra più facile, al di là del crepo le difficoltà sono spianate, o almeno ci si augura che sia così.

Ripasso davanti, visto che mi viene gentilmente concesso, e comincio a salire. La neve è dura e compatta, un terreno ideale per un canale di questo tipo. Niente ghiaccio e traccia ottima, tale che sembra di essere su una scala a pioli. Velocemente siamo in cima al canale, dove sostiamo un momento a tirare il fiato e ad attendere che sbuchino le cordate sulla Nord.

Da qui in poi un traversino un po' esposto e un breve scivolo di neve conducono alla madonnina di vetta, affollata da alpinisti saliti dalla normale.

Per la discesa optiamo per un breve tratto della normale, prima di infilarci nel canalino Freshfield, in ottime condizioni di innevamento, che ci consente una discesa rapida fino alla terminale.

 

 

Il canalino Freshfield

 

Oggi le crepacce portano un po' sfiga... anche questa non è proprio banale da saltare, a meno di fidarsi si un esile ponte di neve che preferiamo non testare, per cui una bella doppia didattica per finire la giornata è quello che ci vuole, mentre il sole scalda il ghiacciaio come un forno a microonde e noi ci rimettiamo in marcia per l'ultima fatica della giornata: risalire al Col Flambeau... a dieci minuti dal quale ci aspetta una bella birrozza al Torino e un lungo rientro a casa.

Ringrazio la scuola di alpinismo del CAI Arona per questa bella uscita di chiusura del corso di alpinismo.

 

Alpinisti: Vittorio e la Scuola di Alpinismo CAI Arona.

 

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