Testa del Gran Etret (3201m)

 

08/02/2015

Luogo di partenza: Pont Valsavarenche

 

Difficoltà complessiva: MS

 

Tempo di percorrenza: 3 ½ h per la salita

 

Dislivelli: 1250m di salita

 

Raccomandazioni: Gita classica dalle difficoltà contenute ma dal lungo sviluppo.

 

 

Album fotografico:

 

 

 

La gita:

Tracciare per otto chilometri e 1200 metri di dislivello per poi ritrovarsi sulla cima tutta per noi è una cosa che non avrebbe prezzo. Peccato che giunti a duecento metri di dislivello dalla cima decidiamo di tornare indietro a causa dell'ora tarda.

La sicurezza deve essere sempre la priorità e lo sci alpinista tiene sempre alla pellaccia e alla prossima gita.

 

Alla partenza da Pont, in Valsavaranche, il termometro segna otto sotto zero e le creste in alto sono spazzate dal vento. Qui in basso invece si sta molto bene e dopo i preparativi iniziamo a risalire il vallone lungo la pista da fondo. Per incominciare bene la giornata le tre tutine, di cui ovviamente faccio parte, sbagliano strada e seguono, come le caprette, la traccia verso il Vittorio Emanuele. Accorti di aver sbagliato strada torniamo sui nostri passi e ci incamminiamo sulla sinistra orografica del vallone. Siamo i primi a passare di qui, la nevicata dei giorni scorsi ha cancellato quasi completamente la traccia esistente e così ci ritroviamo catapultati in un ambiente bucolico e meraviglioso, dagli ampi spazi come piacciono a me, nell'intonsità più totale.

 

 

Vallone intonso

 

Passo in testa a fare traccia, si sprofonda almeno 40 centimentri ed è una faticaccia immane, malgrado le pendenze del primo tratto di gita siano modestissime, la difficoltà più grande è quella di destreggiarsi tra i grossi blocchi e il torrente, evitando i buchi malcelati dalla neve. In fondo al piattone troviamo due residui di valanghe, che superiamo agevolamente, per cominciare, finalmente, a prendere quota.

Al comando ci alterniamo dandoci frequenti cambi, in quanto la situazione è davvero sprofondosa e faticosa. Superiamo un muretto e con un lungo traverso particolarmente innevato ci portiamo alla base del ghiacciaio d'Etret.

 

 

Ci alterniamo a fare traccia

 

La fatica si fa sentire ma l'ambiente circostante è davvero suggestivo. A farla da padrone è la Becca di Monciair, mentre a tratti fa capolino anche il Gran Paradiso; non capita tutti i giorni di ritrovarsi in un simile ambiente completamente da soli e la cosa ha una magia particolare, la quintessenza dello scialpinismo direi, con un pizzico di avventura e di esplorazione che spinge la fantasia a disegnare linee, curve, dapprima nella mente e poi faticosamente con le gambe.

Quando non ci sono tracce entro le quali far correre le pelli cambia tutto. Non si può tenere la testa bassa e concentrarsi solo sul gesto atletico ma bisogna tenere lo sguardo alto, cercando di capire la linea migliore per salire, valutando il pendio e lo sforzo necessario. Insomma, per farla breve, è una figata!

Dopo più di tre ore di salita siamo sul ghiacciaio, ora le pendenze sono sostenute e ci diamo il cambio ogni dieci minuti al massimo, in quanto si sfonda un sacco e la fatica è doppia. L'altimetro sale lentamente e il vento inizia a soffiare impetuoso man mano che ci avviciniamo al colle.

Mancherebbero poco più di duecento metri di dislivello, un Davide scatenato si piazza davanti a far traccia indomito, sognando la cima. Non l'ho mai visto così determinato, sembra quasi che nulla possa fermarlo e sarebbe proprio così se l'ora tarda (sono passate più di quattro ore dalla partenza) non ci convincesse a fermarci.

 

 

Enzo batte traccia

 

Veloce spellaggio al vento, per me stile tutina, e via!

La prima parte della discesa è da antologia! Direi cinque stelle abbondanti, tanto che mi vengono persino le curve tonde e quasi quasi le serpentine, poi le pendenze diminuiscono e il rientro assomiglia sempre più ad una perdita di quota anziché ad una sciata.

Infine sul fondo del vallone ci tocca una lunga opera di spinta e racchettaggio fino alla macchina.

La testa del Gran Etret ci osserva da lontano, spazzata dal vento.

I nostri sforzi, seppure grandi, non sono stati sufficienti per incontrarla. Siamo arrivati a parlarle da vicino, talmente vicini che quasi potevamo sussurrarle nell'orecchio... fosse stata mezz'ora più presto, fossimo partiti una mezz'ora prima o semplicemente fossimo stati più svelti... ma la cima resterà lì, spazzata dai venti e baciata dal sole.

 

Skialper avventurieri: Vittorio, Enzo, Davide, Monica, Marco e Fabio

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