Schilthorn da Egga (2795m)

 

12/01/2014

Luogo di partenza: Egga – Simplon Dorf

 

Difficoltà complessiva: BS

 

Tempo di percorrenza: 3 h di salita

 

Dislivelli: 1201m positivi e negativi, – Egga 1594m – Rossbodenstafel 1974m – Stosboden 2200m – Schilthorn 2795m

 

Raccomandazioni: Gita abbastanza facile ad eccezione della parte finale che presenta pendii decisamente più ripidi ed un breve ma insidioso traverso per raggiungere la cresta che conduce in vetta. Secondo la mia opinione la salita da Engeloch è leggermente più facile ma anche quest’ultima non è da sottovalutare.

Le difficoltà vanno valutate molto in base alle condizioni della neve.

Gita fortemente sconsigliata in seguito a nevicate.

 

Traccia GPS: Clicca con tasto destro e salva con nome: Schilthorn

 

Album fotografico:

 

 

 

L’escursione: Condizioni non ottimali un po' dappertutto, per cui dopo consulti vari decidiamo di giocare in casa la partita di caccia alla polvere, tentando lo Schilthorn da Egga.

Dopo una partenza che lasciava presagire il peggio, crostaccia marmorea e ventata, siamo stati ripagati della fiducia e della fatica, con una sciata più che decente e a tratti molto bella.

Anche questa volta siamo un numeroso gruppo di amici alla partenza dal Simplon Dorf. Orfano degli amici tutine mi adatto ad un passo decisamente più calmo e avrò tempo di godermi la bella giornata di sole e scattare qualche foto in più, nonché di ciacolare con chicchessia del più e del meno.

 

 

Alla partenza da Egga

 

La gita inizia in un bel bosco, in falsopiano, in modo gentile e calmo, poi ci lasciamo alla nostra sinistra la traccia, invitante, che sale verso il bivacco De Zen e mete più impegnative e con la lacrimuccia mettiamo la freccia a destra per risalire un pendio che conduce ad ampi spazi, mentre lo Schilthorn appare lontano.

Gli occhi però, non sono puntati sulla meta, cimetta che si confonde nel dedalo di guglie e gugliette che si elevano all'orizzonte ma alle nostre spalle, dove troneggia imperiosa la pareta Nord del Fletschhorn.

Chissà se un giorno... la mente vaga, immaginando la strette curve saltate necessarie per scendere da quella parete che non rientra di certo nelle mie corde ma... mai dire mai; a volte i sogni si avverano, basta saper pazientare e non avere troppa fretta.

Ma torniamo a noi, alla salita odierna, lasciando che i sogni si depositino nella mente e se ne stiamo lì, senza far rumore.

Fino a questo punto la salita è una vera schifezza, una crostaccia immonda piena di sastrugi, sembra essere passato il nemico favonio a fare scempio della neve, laciando quà e là sassi affioranti tra i sastrugi. Poi di colpo cambia tutto, salendo la neve migliora, il paesaggio si apre e mi torna anche il buon umore.

 

 

Luca

 

Dopo una sosta compattatrice, ripartiamo di buon passo puntanto un pendio decisamente più interessante, e la neve migliora sempre più.

Luca va in fuga sul gruppo e mi incollo alle sue code che avanzano con passo regolare e costante. Chiacchieriamo del più e del meno e l'altimetro sale senza che ce ne accorgiamo. Eccoci alla base dell'ultimo pendio, un ripido canale in cui una traccia molto estetica si inerpica con vari zig-zag, per me è l'occasione per fare qualche inversione, ma la neve tiene magnificamente e non abbiamo alcun problema, ora un ultimo traverso, un po' esposto sotto la cima e siamo all'attacco della cresta, dove sale anche la traccia da Engeloch.

Alcuni salgono a piedi, noi decidiamo di tenere le tavole ai piedi, visto che la neve sembra buona e sci ai piedi raggiungiamo la vetta, dove tira il solito venticello pungente che ci fa coprire subito.

Con calma aspettiamo Francesca, che indomita non ha perso più di qualche metro, poi alla spicciolata Franco e Marta, Marco e Ornella.

 

 

Vittorio in assetto da discesa

 

Cominciamo la discesa, che per me inizia subito con il traverso esposto.

Nulla di che, a dire la verità, ma la neve sfondosa e instabile ha un effetto sinergico negativo se unita alle mie scarse capacità sciistiche, per cui prudenza e circospezione sono le parole d'ordine.

Con calma e ravanage passo via il traverso e butto giù le prime curve, in una neve inaspettatamente soffice e bella.

Ricompattaggio del gruppo e via col valzer, condito da un canalino scovato da Francesca breve ma intenso, nel quale mi cimento in preghiere e curve saltate, poi via via crosta portante comunque sciabilissima, che solo nella parte finale lascia il posto ad una crostaccia dai rumori inquietanti ma, per fortuna i numerosissimi passaggi hanno reso quest'ultimo tratto di rientro un toboga anche divertente.

Insomma una sciata inaspettamente bella, condita dalla ciliegina sulla torta di due torte fatte in casa che Monica e Marta hanno portato e dalla solita birra da Arnold.

Bella compagnia, neve discreta e gozzoviglio finale. Che si chiede di meglio?

 

Scialpinisti: Vittorio, Luca, Francesca, Franco, Marta, Marco, Ornella, Davide e Monica

 

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