Punta del Rebbio (3195m)

 

04/08/2013

Luogo di partenza: Berisal

 

Difficoltà complessiva: F+

 

Tempo di percorrenza: 4-6h di salita

 

Dislivelli: 1671m positivi e negativi - Berisal 1524m – Bortelhutten 2075m – Attacco della cresta 2986m – Punta del Rebbio 3195m

 

Raccomandazioni: Gitona stupenda e alpinisticamente facile, offre panorami ed ambienti superbi, nonché una varietà di terreni (prati – morene – ghiacciaio – roccette).

Fisicamente è molto impegnativa e se non molto allenati è consigliabile dormire alla Bortelhutten, per spezzare la gita in due giorni.

Per la parte in cresta abbiamo protetto in conserva con qualche cordino, ma chiaramente dipende dalla confidenza e dalla capacità di ciascuno.

 

Traccia GPS: clicca con il tasto destro e "Salva destinazione con nome"               punta del rebbio        

 

Album fotografico:

 

L’escursione: Il Rebbio in giornata? Si può fare, basta essere sveltini e aver voglia di faticare...

Alla partenza da Berisal l'orologio non segna un'ora molto opportuna per iniziare una gita da 1700 metri di dislivello, e il cielo sembra incombere sul Rebbio come una coperta pronta a scaricarne di ogni da un minuto all'altro.

Comincia la camminata. Il ritmo di Marco ed Enzo è molto alto, faccio fatica a tenere il passo degli skyrunner, sarà anche perché ho dietro la corda e buona parte della ferraglia inutile ma che prudentemente mi sono infilato nello zaino. In pochi minuti mi ritrovo da solo, sotto il cielo che comincia a mandare qualche goccia d'acqua, sul sentiero che sale ripido verso la Bortelhutte.

Sento i miei soci parlottare tra loro, intuisco che non mi hanno staccato molto, intanto preso il ritmo mi sento meglio e finalmente riesco a salire sgambettando un po' più celermente, anche se le nuvole sul Rebbio non lasciano presagire sulla di buono.

Finalmente i soci si fermano e li raggiungo, superandoli perché ora che ho trovato il mio ritmo preferisco mantenerlo, andare via costante ed in breve sono alla Bortelhutte.

 

 

Punta d’Aurona e Terrarossa

 

Il cielo smette di bagnarci, la pioggerellina cessa, il Rebbio si apre e il sole comincia a splendere. Ora la cima appare in tutta la sua bellezza, un occhio all'orologio mi dice che stiamo salendo molto bene. Parlo alla vetta, la sento che ci chiama, ci aspetta, anche se per arrivarci manca ancora molto e il sudore che dovremmo produrre per arrivarci è notevole.

Passo la Bortelhutte e incontro due donnine alpiniste che stanno scendendo. Ne approfitto per chiedere qualche informazione tecnica e per tirare il fiato, mentre i due runner mi raggiungono.

Ora si taglia per pratoni, puntando alla base del nevaio sotto la parete Ovest, salendo a piacere nei prati fioriti, mentre appaiono le note vette della zona: Fletschhorn, Bietschorn, Leone, Punta d'Aurona e il fondovalle si allontana.

L'aria è fresca, pulita, dopo il temporalino della mattina.

Saliamo di buon passo, fino a raggiungere la neve.

Tiriamo fuori corda e ferraglia e ci mettiamo in formazione. Il ghiacciaio sembra piccolo ma... così piccolo non è, e neanche così pianeggiante!

Un lungo traverso per arrivare alla base della bocchetta, dove comincia la cresta. Qualche cordata sta scendendo, in particolare una ragazzina di 14 anni! Complimenti a lei, giovane alpinista!

Le pendenze si fanno sostenute, ma sapientemente siamo stati alti e così agevolmente siamo alla bocchetta, dopo aver superato un canalino nel quale si intravede qualche corda fissa semisepolta nella neve.

Ora ramponi e bacchette sono di impaccio, per cui parcheggiamo il tutto per affrontare la cresta in conserva. Non è particolarmente esposta, nè difficile; direi quasi agevole, mentre il panorama diventa davvero stupendo. Riconosciamo Veglia, da un'inedita prospettiva, il Leone e la sua paretina, il pizzo Moro, le Torri di Veglia, luoghi del mio cuore.

 

 

Il Bortelsee, piccola gemma tra i monti

 

La cresta scorre placida sotto i nostri scarponi. Guido la cordata, proteggendo con qualche cordino nei punti più esposti. L'arrampicata, anche se molto discontinua, è facile e divertente, intuitiva, mentre la vetta si avvicina.

Arriviamo al passaggio chiave, una placchetta di II grado sulla quale troviamo delle corde fisse. Ignorate le corde fisse, scelgo di proteggere con i rinvii per divertirmi un po' e passiamo il tratto più critico. Ora le difficoltà sono finite, ultimi passi sul filo della cresta e ci appare la croce e... poco più in là, l'omettone che indica la vera cima.

Ci prendiamo il nostro tempo, mangiucchiamo, beviamo ma, soprattutto ammiriamo.

Personalmente mi perdo tra i volti delle cime note di Veglia, da questa posizione dominante sulla piana che ci permette di godere delle bellezze del parco da una prospettiva inedita. Mi perdo nei ricordi delle prime camminate a Veglia, quando io e Giada andavamo in giro in tuta da ginnastica e zaino Seven, con dei k-way più da pescatori che da alpinisti.

Mi perdo nei panorami, nel Leone, nella sua paretina che non esiste più neppure in questa stagione insolitamente ricca di neve. Penso a quanto sarà diverso Veglia tra vent'anni, se i suoi ghiacciai scompariranno.

Ovviamente contempliamo anche l'Oberland e i suoi giganti, chiacchieriamo e ci complimentiamo a vicenda, fino a che, come sempre, qualcuno si ricorda che non si può stare su in eterno, e che bisogna scendere.

 

 

Vittorio, Enzo e Marco in vetta

 

Ripercorriamo la cresta, con la dovuta attenzione e mettendo qualche protezione laddove serve, poi giù per il ghiacciaio, dove scivolo passando con i ramponi a poca distanza da Marco! Ma tutto è bene quel che finisce bene e in fondo al nevaio togliamo l'attrezzatura e ci prepariamo all'ultima delle fatiche: la lunga discesa fino a Berisal.

Discesa che faremo a cuor leggero e piedi svelti, voltandoci alle spalle di tanto in tanto, perché ora il Rebbio splende nel cielo terso e ci saluta.

Alpinisti: Vittorio, Enzo, Marco

 

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