Ofenhorn o Punta d’Arbola (3235m)

 

09/04/2017

Luogo di partenza: Sagersboden

 

Difficoltà complessiva: BSA

 

Tempo di percorrenza: 4 h per la salita.

 

Dislivelli: 1500m di salita circa

 

Traccia GPS: Clicca con tasto destro e salva con nome: Punta d'Arbola
 

Raccomandazioni: Gita facile ma dal lungo sviluppo, considerare quasi 22 Km con la discesa lungo  la pista fino a Valdo. Da effettuarsi in condizioni di neve sicura.

 

Album fotografico:

 

La gita: Al passo del Lebendun appare la Punta d’Arbola: grandiosa, spettacolare, elegante. Piccoli puntini ravvicinati si muovono lenti sul ripido pendio sotto la vetta. Sembrano formiche in coda ed io, che rimango a bocca aperta dinanzi allo spettacolo della montagna, sarò presto una di quelle formiche. Non chiedo di meglio.

Lasciami salire, regina della Formazza, vorrei stare con te solo un po’, giusto il tempo di spellare e godermi il panorama dalla tua vetta. Ora che finalmente ti vedo da vicino, sei più bella che mai.

 

Erano i tempi delle prime gite in montagna, dormimmo al Myriam, io e Giada, per salire il Giove il giorno seguente. Ricordo che la sera parlottavo con un gruppo che intanto armeggiava con corde e ramponi. Gli chiesi dove fossero diretti e mi risposero “all’Arbola”. Allora mi sembrava una cima impegnativa e tosta, un po’ il simbolo della Val Formazza, un punto di arrivo e di certo non avrei pensato di salirla con gli sci visto che non li avevo mai messi ai piedi.

Quel giorno è arrivato e il gruppo Tutelli è pronto all’azione. Sci ai piedi all’arrivo della seggiovia e pochi metri dopo dobbiamo già toglierli. Cavolo, speriamo non ci sia tanto da portarli in spalla… e risaliamo con le assi attaccate allo zaino la strada poderale, per fortuna dopo un quarto d’ora troviamo la neve e possiamo metterli ai piedi.

La neve è duretta e scorrevole per cui si riesce a fare buon ritmo sul lungo pianoro che ci porta in vista del rifugio Margaroli. L’Arbola, visibile fin dalle prime battute della gita, appare lontanissima come un sogno.

Non una nuvola copre le alpi, la temperatura è quasi ottimale tendente al caldo, non un filo di vento. Raggiungiamo il Margaroli e finalmente cominciamo a salire, ricordandoci che abbiamo gli alzatacchi, un ripido pendio svalangato su un ottimo firn che fa ottima presa sotto le pelli. Fin qui zero problemi, mi dico.

 

 

Il lago Vannino

 

La prossima tappa è il lago Sruer, che aggiriamo con un lungo mezzacosta che ci porta in vista del passo del Lebendum, dove ci concediamo una piccola sosta per mangiucchiare qualcosetta.

Comincia a fare caldo ma non mi spoglio in quanto temo che dal passo in poi ci sarà vento. Tutello Enzo, in forma smagliante, sta imprimendo un passo da carica e Marco, nonostante le fatiche vichinghe da cui è reduce, non sembra cedere un metro. Io decido di non forzare, mi godo la gita, scatto le fotografie e cerco di domare la calura che mi sta uccidendo, sperando che dal passo giri un po’ d’aria.

Ecco l’Arbola! Al passo del Lebendun appare in tutta la sua bellezza, e a completare il paradiso ecco il lago dei Sabbioni! Davvero emozionato, al punto che mi fermo e tra me e me dico un ohh di meraviglia, scatto qualche foto, mentre i tutelli sono partiti in quarta e non li ferma più nessuno.

Marco ed Enzo sentono la vetta vicina e puntano la preda, mentre io, ormai in ebollizione, sono costretto a spogliarmi e a mangiucchiare neve per raffreddare i motori. Me la prendo comoda, la Regina della formazza merita rispetto e preliminari e poi l’ambiente che mi circonda è talmente grandioso che non riesco a fare più di dieci passi senza fermarmi a guardarmi attorno.

 

 

L’Arbola, grandiosa Regina

 

Inizia, finalmente, il ripidotto del pendio finale ma la neve smollata non crea difficoltà, anche se un paio di volte mi scappa lo sci a valle ed è abbastanza per convincermi a restare concentrato e sul pezzo.

Sarà per il sole ed il caldo ma mi vengono in mente i versi di una canzone per bambini che ogni tanto canto con Greta, “quattro pirati del mar dei Sargassi hanno una zattera fatta di assi vanno remando dicono loro alla ricerca di un grande tesoro” che se ci penso sotto il sole e nel pieno della fatica ha anche un senso. Si adatta a questo vagare per monti alla ricerca di cosa? Di se stessi forse? E poi c’è quel dicono loro quasi a significare il tesoro è una scusa, in realtà si divertono a vagare e remare… mah, sarà che ho preso troppo sole?

 

La regina si avvicina, mancano gli ultimi metri e non riesco a non pensare ad un amico che non c’è più che voleva salire l’Arbola con gli sci. “Vieni con me, ti ci porto io”. Lo sento dietro, affaticato ed attardato come al solito ma con il suo solito buon umore. Mi volto, come a cercarlo, e scatto qualche foto giusto per non sentirmi ridicolo a parlare con i fantasmi.

Un ultimo sguardo in su e vedo Marco ed Enzo quasi in cima, rimetto le pelli sulla traccia ed in un attimo sono su a stringere le mani agli altri due Tutelli, salutare Giada e Greta dalla vetta (chissà magari un giorno tornerò qui con loro e Greta dovrà aspettare il papà vecchietto ed io sarò in apprensione per lei e mi comporterò come il classico genitore rompiballe).

Panorama grandioso, a dir poco. Giornata stupenda, orario decente, che chiedere di più? Mah, come al solito Marco si prepara a godersi la discesa, io ed Enzo sappiamo che la parte facile è finita! Ci rifocilliamo e agganciamo le tavole.

 

Alè!!!

 

 

Tutelli in vetta

 

Prima parte su pendenze sostenute, neve pesantuccia e tante tracce di discesa mi obbligano alla prudenza e alla mia solita sciata da criceto zoppo. Se poi considero le gambe dure che si lamentano ad ogni piegamento sono davvero ridicolo e così mentre i due Tutelli sono già verso il Lebendum io sono ancora lì con il mio spazzanevino a perdere quota una curva dopo l’altra, fino a che la neve diventa dura al punto giusto, le pendenze diminuiscono e posso concedermi qualche azzardo in più, aumentando la fluidità e le velocità e perché no, divertirmi anche io.

Fino al Margaroli un ottimo firnello cotto a puntino, sul quale mi sento libero di disegnare curve da gigante (si fa per dire) in tutta libertà e sicurezza. Una goduria che se non fosse per le gambe di gesso mi sarei bevuto tutta d’un fiato.

Dal Margaroli in poi sarà un misto tra sci di fondo, spinta, scorrimento, qualche curva e ravanage, fino a staccare gli sci sulla stradina e fare l’ultimo tratto sulla pista, dove con un po’ di pazienza, qualche stacca – attacca e un po’ di prati, riusciamo a scendere fino a pochi passi dal paese.

All’arrivo mi volto indietro, guardando i prati della pista da sci e sorrido come un ebete, vuoi per la bella sciata, per la pera di endorfine dovuta alla faticaccia oppure per il sole che mi ha dato alla testa, oppure perché semplicemente sono felice.

Grazie Regina della Formazza, per avermi fatto tornare da te, grazie per avermi fatto scendere lungo le tue pendici accompagnandomi con la manina e grazie Tutelli per avermi, come sempre, aspettato in discesa.

 

Tutelli: Marco, Enzo, Vittorio

Ski alp