Punta Valgrande (2859m)

26/07/2009

 

Luogo di partenza: Alpje (Alte Kaserne)

 

Difficoltà escursione: EE

 

Dislivello: 2522m complessivi di cui 1261m in salita (Alpje 1598 m – Erblatte 1957m – Corvetsch 2024m – Punta Valgrande 2859 m)

 

Tempo di percorrenza dell’escursione: 7 h totali senza considerare le soste

 

Raccomandazioni: Gita molto bella e panoramica che si sviluppa in ambienti grandiosi ed austeri, nella sconosciuta zona compresa tra Gondo e il passo del Sempione. Dopo Corvetsch non c’è alcun sentiero da seguire e la gita si sviluppa su percorsi aleatori disegnati al momento, per questo motivo se ne consiglia la percorrenza ad escursionisti esperti.

 

Raggiungere il luogo di partenza: Seguendo la strada statale SS33 del Sempione sei supera la dogana di Gondo e dopo un paio di chilometri, appena prima di Gabi, si giunge alla località Alte Kaserne. Sulla destra si dirama una strada asfaltata. Un cartello ne indica il divieto di percorrenza ai non autorizzati, per cui è meglio trovare un passaggio per giungere ad Alpje scongiurare l'eventualità di una multa.

 

Traccia GPS: clicca con il tasto destro e "Salva destinazione con nome". punta Valgrande

 

Album fotografico:

 

L’escursione: Era dalla bella avventura al Piz Palù che il gruppo non si riuniva per una gita in montagna e così oggi, sotto un cielo serenissimo, ci troviamo ad Alpje pronti per la partenza, all’assalto della Punta Valgrande: un’avventura quasi tutta in freeride che metterà a dura prova un po’ tutti.

Quest’oggi ci sono con noi anche Mimma (fiera compagna al corso di roccia) e Sonia, così dopo le presentazioni ci incamminiamo verso la prima tappa: Erblatte.

Il paesaggio è davvero superbo e come tutte le volte che capito in questa zona dimenticata mi chiedo il motivo per cui sia così poco frequentata. Saliamo in una bella e fresca pineta prendendoci tutto il tempo necessario per scattare innumerevoli foto; quest’oggi oltre a me, noto fotografo rompiballe, c’è anche Davide a cercare di immortalare la bellezza dei luoghi.

Forse più che le immagini vorremmo impressionare le sensazioni, la pace, il silenzio.

Cominciamo a guadagnare qualche metro di quota che scaliamo dal conto dei milleduecento e rotti che dobbiamo fare e così raggiungiamo Erblatte: splendido alpeggio da cui si domina tutta la Zwischbergental con il caro Seehorn, in fondo verso Ovest si erge il trittico maestoso dei 4000: Weissmies, Lagginhorn e Fletschhorn.

 

 

Erblatte: oasi di pace

 

Da Erblatte si potrebbe tagliare per prati e sassaie fino alla base del pizzo Fne e quindi cercare in qualche modo di guadagnare la vetta. Rimandiamo a data da definire l’assalto al pizzo Fne e proseguiamo verso Corvetsch, su un sentiero che taglia il ripido versante Sud della montagna e che in breve ci porta a destinazione.

Ci ritroviamo senza fiato, ognuno immerso nei propri pensieri. I miei sono dominati dalla macchina fotografica e dalla meraviglia per il luogo: uno splendido e maestoso anfiteatro roccioso, incorniciato dalle ripide ed aguzze creste che congiungono la punta Valgrande con il pizzo Fne e poi ancora verso il pizzo d’Avino fino a culminare il quella che è la vetta più alta delle Lepontine: il Leone.

Immerso nei miei pensieri vengo ridestato dalla voce di uno dei miei compagni di gita che mi dice “beh, e adesso che si fa?” Il sentiero finisce abbandonandoci alla nostra voglia di vetta; mi guardo attorno e con Fabrizio e Francesca cerchiamo di stabilire un piano d’azione, un disegno del percorso da seguire. Ovunque l’attacco alla cresta sembra ripido e faticoso, al limite del fattibile.

La mia proposta è quella di puntare diritti al passo Carnera e da lì scegliere tra il pizzo Fne e la punta Valgrande ma viene subito bocciata e così risaliamo il vallone erboso fino a portarci alla base della morena che all’inizio è di fine roccia friabile e poi diviene via via una sassaiola imponente come non ne percorrevo da un bel po’.

Alla base del pendio puntiamo a destra aggirando delle balze rocciose e poi cerchiamo di guadagnare la cresta.

Purtroppo Mimma e Sonia abbandonano la salita in quanto il loro cagnone non è abilitato allo zampettaggio sulle taglienti rocce e con rammarico continuiamo senza di loro la salita verso la vetta.

 

 

La cresta che conduce al pizzo Fne

 

Salita che si rivela più lunga, più impervia e faticosa di ogni pessimistica previsione. La sassaia ci costringe anche all’uso delle mani e le pendenze sono da brivido.

Finalmente raggiungo la cresta e vedo il Teggiolo, ancora pochi metri e sono su.

Su, da dove guardo il lago d’Avino, il pizzo Valgrande, il Leone, Veglia, Ciamporino, il Cistella. Tutti i luoghi a me più cari sembrano essersi dati appuntamento sull’orizzonte che si staglia attorno a questa splendida vetta.

 

 

Panorama dalla vetta: ovviamente i miei occhi sono tutti per lui

 

Uno per volta arrivano i compagni di gita e il gruppo si compatta in vetta, tra strette di mano e panini alla nutella facciamo la foto di gruppo: abbiamo tutti la faccia stanca e contenta di chi ha fatto qualcosa di non banale.

 

 

Gruppo in vetta: complimenti a tutti ma soprattutto al giovanissimo Andrea

 

Per la discesa scegliamo di percorrere la cresta, allungando leggermente il percorso per addolcirlo un poco, così puntiamo dritti all’arco romanico che troneggia sull’altura appena sopra Corvetsch.

Seconda foto di gruppo prima di lasciarci nell’ultimo tratto di discesa, che si rivela infida e faticosa, inoltre le pendenze sono da urlo e l’erba abbastanza scivolosa.

Ma, almeno per me, è festa: troviamo tante stelle alpine quante non ne abbiamo mai viste, astri alpini in abbondanza e altri fiori coloratissimi che mi regalano la vista di un tappeto splendido e ripido che dalla cresta declina verso Corvetsch. Da qui ripercorriamo il sentiero verso Alpje, dove immergiamo i piedi nelle fredde acque del torrente, prima di scendere a valle, verso una fetta di torta o un bicchiere di birra.

 

Escursionisti: Vittorio, Beppe, Fabrizio, Francesca, Luca, Mimma, Sonia, Davide, Andrea.   

 

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