Punta Giordani (4046m) e Colle Vincent (4030m)

28-29-30/08/2010

Luogo di partenza: Alagna

 

Difficoltà escursione: F+

 

Dislivello: 3509m complessivi di cui 1912 in salita (Passo dei Salati 2970m – rifugio città di Vigevano 2864m – Endregletschet 3300m - Punta Giordani 4046m – Endregletschet 3300m - rifugio Mantova 3450m – Colle Vincent 4020m – Punta Indren stazione della funivia 3285m)

 

Tempo di percorrenza dell’escursione: 4-5h per la salita dal rifugio Vigevano alla Punta Giordani. 2 h circa dal rifugio Mantova al Colle Vincent.

 

Raccomandazioni: Entrambe le ascensioni alpinistiche sono graduate F+ e la loro difficoltà varia molto a seconda delle condizioni del ghiacciaio.

Va ricordato inoltre che la quota può influire pesantemente sul rendimento della persona, alpinisticamente parlando ed è quindi necessario un buon allenamento.

 

Raggiungere il luogo di partenza: Risalire la Valsesia fino ad Alagna, dove si lascia l’auto nell’ampio parcheggio e si raggiungono gli impianti di risalita fino al passo dei Salati.

 

Album fotografico:

 

 

L’escursione:

“Lunedì 30/08/2010 ore 4.30

Suonano le sveglie e apro gli occhi stanchi dalla notte passata semi insonne. Non ho quasi dormito; un po’ per l’agitazione e un po’ per il ventaccio che ha scosso il rifugio come uno straccio, tanto che né i muri né i tappi nelle mie orecchie sono bastati a non farmelo sentire.

Ci vogliono 5 minuti per sentire i primi commenti degli alpinisti e capisco che il sogno di andare al Regina Margherita sarà rimandato. Ma la speranza è l’ultima a morire e così mi vesto di fretta per andare a mettere il naso fuori dalla porta del rifugio Mantova, prima di trovare neve e tanto vento ad accogliermi in un mare di nebbia”

 

Sabato 28/08/2010

I nostri compagni di escursione stanno salendo a piedi da Alagna, per coprire e 1600 m di dislivello che li separano dal rifugio Vigevano, nei pressi del Passo dei Salati.

Noi ci apprestiamo a prendere l’impianto di risalita visto che stamattina qualche impegno ci ha impedito di partire ad ora utile e poi, pensiamo, meglio così; meglio non sforzare le ginocchia di Giada in questa bella ma evitabile salita.

Al Passo dei Salati un po’ di vento, splendido balcone sulle vette del Rosa. Qualche foto e via verso il rifugio, dove poggiati gli zaini andiamo a fare due passi in attesa dei nostri compagni non ancora arrivati.

 

 

Due passi attorno al Rifugio Vigevano

 

Osserviamo la Punta Gnifetti coperta da una nuvoletta infida e malefica e speriamo di essere lì, due giorni dopo.

Dal rifugio molti guardano la Punta Giordani ben visibile dalla terrazza del Vigevano. Ci vuole ben altro di un trasferimento fino al Mantova per tenere occupati tutti il giorno seguente e così alla sera, a cena, che chi parla della Giordani.

A dire il vero l’avevo guardata e puntata da casa, prima ancora di partire e così senza esitazioni ci uniamo ad altri 3 alpinisti, accordandoci per la mattina seguente.

 

Domenica 29/08/2010

L’alba è di quelle mozzafiato. Sul livello della stellata ammirata la sera precedente e senza una nuvola sopra la testa saliamo al passo dei Salati, per poi incamminarci verso lo Stolemberg e con dei bei saliscendi raggiungere la stazione della funivia di Punta Indren.

 

 

Attraverso lo Stolemberg

 

In breve siamo sul ghiacciaio di Indren.

Siamo in 5: io, Giada, Domenico, Paolo e Marcus.

Poche parole e tiriamo fuori i ramponi e le corde; 1 cordata da 3 e una da 2. Il meteo è dalla nostra parte e così Giada si prepara a conquistare il suo primo 4000.

Mettere i ramponi è un gesto per me quasi ritualistico e ogni volta mi da emozioni fortissime e bellissime, come se ci fossi nato con i ramponi. Mi sento a mio agio sul ghiaccio quando li sento mordere e stridere sul ghiaccio vivo o quando affondano nella neve dura. Mi sento bene, forte e non penso a niente.

Ghiaccio, bianco e poi il ritmo cadenzato di quando si cammina a certe quote fanno di una gita su ghiacciaio una esperienza bellissima che non mi stancherò mai di ripetere.

Giada ama la roccia, dice che le trasmette energia. Io sono per il ghiaccio. E’ questo l’ambiente che mi trasmette di più, in cui mi sento meglio e quando sotto il grande seracco guardo la vetta, prima di cominciare l’aggiramento sulla destra, sono al settimo cielo.

Procediamo di passo lento perché c’è tempo, perché bisogna risparmiarsi per il giorno successivo.

Il ghiacciaio è abbastanza screpacciato in questa estate calda e Giada si trova a saltare i suoi primi crepacci e se la cava egregiamente.

Poco più di 2 ore dalla base del ghiacciaio ed eccoci sulla spalla della vetta, dove troviamo ad accoglierci un vento truce, stanchi dalle ripide rampe salite per giungere qui.

La vetta emerge dal ghiacciaio con un piccolo dente roccioso da salire con un breve ma esposto passaggio di arrampicata.

 

 

Giada e Vittorio in vetta alla Punta Giordani

 

Finalmente tocco la madonnina, affacciata sul Monte Rosa, mentre il ghiacciaio delle Piode, a piombo sotto di noi, ci regala uno spettacolo sublime.

Il cielo è perfetto e a parte il vento da lupi si sta davvero bene.

E’ ora di scendere e andare verso il rifugio Mantova, per riposare preparandosi al giorno successivo.

Brava Giada; per lei primo 4000!!!!

 

Lunedì 30/08/2010

Abbiamo rimandato la partenza fino alle 8.00, sperando in un miglioramento che a tratti sembrava proprio imminente.

Dalle 4.30 sono passate più di 3 ore, trascorse guardando fuori dal rifugio e camminando su e giù per la sala da pranzo. Nervosi e agitati siamo arrivati alle 8.00.

Il verdetto del capogita è: chi vuole parta subito.

Da 36 alpinisti ci ritroviamo decimati a poco più di dieci, a tentare di salire almeno il Balmenhorn, il cristo delle vette, sperando nella clemenza del meteo, in una schiarita.

Dopo appena 10 minuti di cammino la cordata si assottiglia; Giada rientra al Mantova perché per lei fa troppo freddo e come darle torto!

Restiamo io, Giampiero e Bruno a cercare chissà cosa in questa nebbia sul ghiacciaio del Lys. A tratti il vento cessa e anche se il freddo non molla un attimo e la neve continua a venire giù copiosa sto benissimo, in pace.

Potrebbe sembrare strano ma trovarsi sul ghiacciaio del Lys, senza che nessuna anima viva sia a tira d’occhio (causa nebbia) è una rarità e il fatto che grossi fiocchi di neve vengano giù davanti alla mia faccia non fa che rendere tutto così… magico.

In un paio d’ore capiamo che non si mette meglio e così puntiamo a quota 4000, prima volta per Giampiero che nei pressi del Colle Vincent raggiunge questo traguardo.

 

 

Vittorio e Giampiero al Colle Vincent

 

Ci abbracciamo, ci stringiamo le mani e giù, via a rotta di collo verso una bella tazza di te caldo.

Al Mantova il tempo migliora, esce anche il sole ma lassù resta coperto e ventoso. Per oggi, nessuno sale lassù, alla capanna Regina Margherita; su quella vetta che chiunque inizia ad andare in montagna sogna, malgrado lo scarso valore alpinistico della gita, malgrado l’affollamento estivo, malgrado tutto resta sempre il Margherita quello che osserviamo dalla sponda lombarda del lago, che abbiamo guardato tante e tante volte sorprendendoci della maestosità del Rosa.

Resterà un sogno, per ora, fino a che non ritenteremo, sperando nel bel tempo.

 

                                                                       Alpinismo