Presolana centrale – Spigolo Longo (2511m)

16/10/2011

 

Luogo di partenza: Passo della Presolana

 

Difficoltà escursione: D

 

Dislivello: 2306complessivi di cui 1153m in salita, - Passo della Presolana 1368m – attacco della via 2000m –Presolana 2511m

 

Tempo di percorrenza: 6 h di salita + 3 h di discesa.

 

Raccomandazioni: gita lunga che richiede una buona concentrazione e attenzione sia in salita che in discesa. In salita, negli ultimo quattro tiri di corda da fare in conserva, la roccia è abbastanza instabile e occorre fare attenzione alle prese su cui fare affidamento. In discesa il canalone richiede molta attenzione essendo il terreno insidioso e scivoloso.

 

Raggiungere il luogo di partenza: da Vergiate si imbocca l’autostrada in direzione Milano e si esce a Bergamo. Si seguono le indicazioni prima per Clusone e poi per il passo della Presolana. Si parcheggia di fronte ad una seggiovia e si seguono le indicazioni per il sentiero n°315.

 

Album fotografico:

 

Lunghezze:

1 : III; III+

2 : IV,V-

3: IV; V-

4: IV;IV+

Ultimi quattro tiri: da fare in conserva con grado max III.

 

L’escursione: Dopo una sveglia funesta con gli occhi gonfi di sonno, raggiungo il compagno di avventure che con tanta pazienza tenta di insegnarmi ad arrampicare…purtroppo Vittorio ha una gara di corsa e lo lascio a letto a ronfare ancora un po’.

Walter è già che mi aspetta bello rilassato, io invece come al mio solito sono in ansia e stavolta da almeno 5 giorni.

 

Arriviamo dopo una bella colazione al Passo della Presolana verso le sette di mattina e per scaldarci iniziamo subito a percorrere il sentiero che inizia dalla parte opposta della seggiovia.

Il silenzio del bosco viene interrotto dal rumore dei nostri passi. Tutto però è attutito e intorno a noi inizia il grande spettacolo dell’alba. La giornata limpida sembra promettere bene.

 

 

L’inizio di una nuova giornata.

 

Il sentiero prima sale dolcemente ma dopo poco, superata la baita Cassinelli, inizia a salire bruscamente facendomi venire guance rosse stile Heidi. Lo zaino mi pesa in maniera incredibile ma per quanto posso faccio la dura e cerco di non darlo a vedere.

Dopo un’ora e mezza arriviamo all’attacco della via. Decidiamo di lasciare giù gli zaini e muniti del buon kit dell’arrampicatore iniziamo l’avventura.

 

Parte Walter (non che ci fosse bisogno di specificarlo..). Sale su veloce veloce e nemmeno il tempo di angosciarmi più di tanto già tocca a me. Smonto la sosta e inizio. La gamba destra trema in preda al panico ma appena faccio il primo passo mi rendo conto che la roccia è sublime. Vado avanti sul primo tiro che in effetti è molto semplice e quando raggiungo mi sento carica di energia.

Vorrei tentare da prima ma mi sento insicura su tutto dalle manovre ai movimenti e lascio andare avanti il pataccato. Un po’ mi scoccia, non tirare la via è un po’ barare , ma vado avanti comunque con la consapevolezza che ci dovrò tornare!

Iniziamo il secondo tiro. Le sensazioni sono bellissime. Mi stupisco sembro quasi drogata ma sono felice e la preoccupazione sembra svanita nel nulla. Il panorama è mozzafiato e la cosa più bella è che siamo gli unici nella via!

 

 

Adrenalina sulla via!

 

Finiamo così i primi quattro tiri e vista la buon ora decidiamo di arrivare fino in cima. Procediamo in conserva e la consapevolezza di non dover cadere mi ammutolisce in una super concentrazione. Andiamo avanti per un po’ finchè raggiungiamo un pezzo di cresta. Intorno a me il paesaggio sembra carico di  profondità. È l’esatta parola che ho pensato quanto mi sono ritrovata li con un senso fortissimo di vertigini. Non c’era nessun pendio dolce e nessuna timida vegetazione. Solo roccia lunare a strapiombo, l’eco delle nostre voci e la sensazione di essere sospesa.

Mi blocco senza riuscire ad andare avanti. Vedo Walter che mi guarda probabilmente pensando “se si mette a piangere io la butto giù e faccio finta che sono venuto da solo!”. Sono pochi minuti e con un mega respirone rinizio a camminare. Che sforzo però…La cresta però si fa meno esposta e finalmente si risale un facile canalone.

Quando ho sentito Walter urlare che ‘c’era la croce non mi sembrava vero. Arrivati in cima c’eravamo solo noi due e le mille altre vette intorno a noi a farci da cornice.

Che gioia non riesco proprio a spiegarla a parole…peccato che non ho potuto condividerla anche con Vittorio!

 

 

Finalmente in vetta!!!

 

Rimasti li un po’ ebri della bella salita iniziamo a scendere. Sempre in conserva seguiamo i segni di vernice che qua e la indicano la via. Il terreno è insidioso, molto instabile e scivolo e anche la concentrazione parte in quarta. Scesi lentamente arriviamo ad un secondo canalone da scendere in doppia…ma da li in poi so avvicina il comodo sentiero che ci riporta ai nostri zaini.

Arrivo alla macchina: le sei di sera pronti per una pausa merenda e birra…

 

Questa gita è stata sensazionale. Certe volte penso che devo essere scema: ho sempre paura  e faccio i giorni prima a non dormire. Ma poi quello che riesce a  darti una gita come questa è inspiegabile. Appagante, sensazionale…quasi come una droga.

 

Ringrazio Walter il pataccato per avermi portato, per darmi così tanta carica e anche così tanta fiducia. Spero un giorno di potergli tirare io una bella via!!!

 

L’alpinista Walter e la pseudo-alpinista Giada.

 

 

 

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