Poncione di Maniò (2928m) e Poncione di

 

 

 Cassina Baggio (2860m)

 

13/03/2016

Luogo di partenza: Località All’Acqua (Val Bedretto)

 

Difficoltà complessiva: BSA

 

Tempo di percorrenza: 3 h per la salita.

 

Dislivelli: 1400m di salita circa

 

Raccomandazioni: Gita da effettuare con pericolo valanghe moderato in quanto i ripidi pendii che conducono al Gerenpass scaricano spesso. La esposizione a Sud rende a volte utili i rampant specialmente nella parte bassa della gita.

 

Album fotografico:

 

 

 

La gita: Quanti modi ci sono per morire? E quanti, tra questi, ci siamo immaginati nella nostra vita?

Sergio, amico, collega, alpinista, si immaginava forse che nel suo momento avrebbe forse guardato il cielo terso, magari sentendo il freddo della neve inumidirgli il collo oppure guardato le stelle da qualche posto remoto e meraviglioso ma così non è andata.

Sergio, purtroppo, se n’è andato troppo in fretta, nel giro di qualche ora ma, nei suoi occhi chiusi non c’è il soffitto della camera di ospedale ma il cielo stellato e sulla sua pelle il vento della Patagonia.

 Ciao Sergio, ovunque tu sia, resterai vivo nel ricordo delle tante persone che hai fatto ridere durante la tua troppo breve vita. Io ti porterò sulle vette delle montagne, sulle quali molte volte abbiamo riso e scherzato; ti porterò sulle pareti verticali e sulle creste.

Oggi ti saluterò dal Poncione di Maniò perché tra le persone in vetta ci sarai anche tu.

Ciao Sergio.

 

Per me è la seconda uscita sulle pelli in questa annata non molto remunerativa, e non nascondo una certa apprensione nell’affrontare la gita. Alla partenza ci siamo io, Enzo e i reduci dall’Arbola del giorno prima, ovvero Franco, Marta, Marco e Ale.

La prima parte della salita è nel bosco, verso la capanna Piansecco, percorso già noto che ci permette di scaldarci ed entrare in temperatura, poi dalla capanna ci aspettano i ripidi pendii verso il Gerenpass.

 

 

Alla capanna Piansecco

 

Finalmente ci ritroviamo in ambiente aperto, tra il Poncione di Cassina Baggio e il Pizzo Rotondo, affacciati sulla vallata, lato B della val Formazza.

Il gruppo si sgrana e se il quartetto reduce dalla Punta d’Arbola accusa un po’ la stanchezza del giorno prima, Enzo accende la turbina e comincia a macinare metri di dislivello al suo ritmo, ovvero mi ritrovo da solo, troppo lento per star dietro a Enzo ma sufficientemente sveltino per staccare gli altri, così quando arrivano le prime inversioni della stagione tiro un bel respirone profondo e posiziono i bastoncini, ricordandomi degli insegnamenti del corso di scialpinismo di anni fa.

La prima è andata, poi un’altra e un’altra ancora. Fortunatamente la neve ha smollato e le pelli tengono bene.

Le alte temperature e lo scarso allenamento trasformano la mia salita al Gerenpass in un calvario. Mangio la neve cercando di raffreddare il motore, guardando in su alla ricerca della fine delle fatiche poi finalmente la voce di Enzo, che nel frattempo si è fermato ad aspettarmi, a dirmi che ci siamo quasi.

 

 

Il Poncione di Cassina Baggio e il canale della Fiamma

 

Per fortuna, tra i litri di sudore persi e le gambe pesanti non ne posso più. Piccola sosta per riprendere fiato e mangiare qualcosina e, con la meta ora in vista davanti a noi, riprendiamo la salita, da qui in avanti accompagnati da un piacevolissimo refolo d’aria che ossigena la mie gambe, le quali tornano finalmente a girare come si conviene.

Ultimi metri e siamo su a stringerci le mani come tante altre volte.

Qualche foto e uno sguardo attorno e realizziamo che quei quattro puntini in fila indiana che salgono al Poncione di Cassina Baggio sono inostri amici. Enzo non ci pensa mezza volta, spellata e via giù verso l’attacco della seconda salita di giornata che ci porterà a riunirci con gli amici.

In realtà, a ben vedere, di cima vera e propria non si tratta visto che le condizioni non permettono altro che fermarci all’anticima ma è sempre bello ritrovarsi a scherzare in vetta mentre rispelliamo e ci prepariamo alla discesa.

 

 

Enzo e Vittorio al Poncione di Maniò

 

Enzo con grande gentilezza si offre di andare a recuperare le mie cartine delle pelli che ho dimenticato sulla neve al secondo pellaggio e questo lo costringerà a spingere un po’ di braccia per tornare al passo. Grazie Enzo!

Lasciata alle spalle la parte più facile della gita, ovvero la salita, comincia il rientro.

Le prime curve mi trovano impacciato e legato, dritto come una scopa e davvero in grande difficoltà, poi poco a poco mi riprendo e comincio a sciare in modo decente (si fa per dire), su una neve a tratti bella, a tratti bellina e a tratti troppo pesante ma, tutto quello che finisce alla macchina mangiando i dolcetti di Marta e bevendo la birra che ha portato Marco va bene!

 

Scialpinisti: Vittorio, Enzo, Marco, Ale, Franco e Marta.

 

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