Pointe de la Pierre (2653m)

 

9/02/2014

Luogo di partenza: Ozein - Aymavilles

 

Difficoltà complessiva: MS

 

Tempo di percorrenza: 3 h di salita

 

Dislivelli: 1201m positivi e negativi, – Ozein 1418m – Rond Perrin 1870m – Champchenille 2226m – Pointe de la Pierre 2653m

 

Raccomandazioni: Gita facile e sicura (relativamente parlando), per questo forse la gita sci alpinistica più frequentata dell’intera Valle d’Aosta.

Le difficoltà tecniche sono pressoché nulle ed è adatta anche a principianti e ciaspolatori.

 

Traccia GPS: Clicca con tasto destro e salva con nome: Pointe de la Pierre

 

Album fotografico:

 

 

 

L’escursione:

Le mani sono ormai congelate. Il vento mi sputa in faccia la neve e fa un po' male. Un filino d'ansia dovuta alla prima curva con gli nuovi. Chissà come si comporteranno? Per evitare sorprese la faccio a spazzaneve, poi via via prendo confidenza e mi ritrovo a sciare su un fantastico pendio intonso, tutto da firmare, immerso in un metro di polvere.

Passa anche il freddo alle mani, o meglio passa in secondo piano, ora è il momento di godersi la polvere...

 

Doveva arrivare prima o poi, una abbondante nevicata e condizioni da urlo, finalmente, in questo anno per me avaro di soddisfazioni sciistiche. Se poi aggiungiamo che la meta è la Pointe de la Pierre, da me tante volte presa in considerazione e mai tentata, ecco che si definisce il quadro perfetto per una bella gita scialpinistica, certo non di grande valore tecnico ma comunque di soddisfazione.

Parcheggiate le macchine capiamo subito, dai primi passi, che oggi la neve sarà da urlo e salendo, ci pregustiamo già le curve e curvette. Il bosco è stracarico, i rami degli abeti grondano neve, mentre prendiamo quota in un paesaggio fatato. Anche la temperatura è quella giusta, freddina ma non troppo, senza vento.

Ai piedi ho l'attrezzatura nuova, che finalmente riesco a provare. Mi rendo subito conto che con quasi un chilo in meno la differenza si sente, e come se si sente! Malgrado non sia in forma smagliante l'altimetro mi dice che non sto andando niente male...

 

 

Inverno

 

In men che non si dica arriviamo alle baite di Rond-Perrin, dove decidiamo di fare una sosta per compattare il numeroso gruppo. Ne approfittiamo per un goccio di te caldo e per mangiucchiare qualcosa, quindi, attraversando la bella radura, con i motori già caldi, il gruppo delle quasi tutine si stacca e prende il largo.

Enzo comanda, imprimendo il suo ritmo, io e Marco arranchiamo un po' ma teniamo botta.

Gli spazi si aprono, la valle d'Aosta appare nella sua bellezza e le cime, fumanti dal vento, ci osservano dall'alto della loro maestosità.

Ci muoviamo in un bosco intantato, carico di neve fresca, la cui magia viene solo in parte attenuata dalla massa di ski-alper che salgono.

 

 

Carichi di neve

 

Che bello sarebbe stato ritrovarsi da soli, camminando a passi lenti, in mezzo a cotanta bellezza! Ma pazienza, non si può avere tutto e in fondo di gente non c'è né poi così tanta.

Arriviamo, di buon passo all'alpe Champchenille, ove il bosco finisce ed appare, lontana, la vetta, ahimé, fumante dal vento.

Passo in testa, salendo di passo regolare e godendomi il panorama, Enzo mi segue sulle code. Guadagniamo quote, mentre il vento si alza e con qualche fastidiosa raffica ci annuncia che la salita sarà sofferta. Ci copriamo, siamo ormai sulla dorsale e ci accodiamo alla fila di avventurosi che sfidano la furia di Eolo che manco a dirlo inizia davvero a rompere le scatole sputandoci in faccia la neve e cancellando le tracce al nostro passaggio.

Sembra incredibile ma non ci sono tracce e mi tocca reinventarle, anche se chi mi precede sarà al massimo a venti metri da me!

In stato ormai prossimo al congelamento, immersi nella bufera totale, raggiungiamo la cresta e vediamo il cippo di vetta, dove sostiamo in una calma relativa in mezzo a decine di scialpinisti.

Come a volte accade, in vetta c'è un po' vento e riusciamo a cambiare assetto spellando gli sci, impresa che con le mani congelate ci riesce fino ad un certo punto ma alla fine siamo pronti per la discesa, che si rivelerà da sballo fino al limitare del bosco, ove sostiamo per mangiare, bere e soprattutto scongelare le nostre membra.

 

 

 

In cresta

 

Qualche minuto di relax, osservando la cresta spazzata dal vento. Sembra incredibile ma qui non tira un filo d'aria, c'è un bel sole e piano piano riacquistiamo la funzionalità delle dita. Senza bisogno di parlare, di dirci nulla, sappiamo cosa passa nella testa dell'altro: il ripello.

E allora ripello sia, torniamo su verso la cresta, fino a che il vento torna di nuovo a soffiare imperioso. Decidiamo di fermarci, anche per non perdere contatto con il resto del gruppo che intanto abbiamo visto scendere.

Ridiscesa da sballo, stavolta con le manine calde va molto meglioe poi giù nel bosco a tratti molto fitto che ci costringerà a qualche ravanaggio non da poco ma, con una neve così che perdona tutto... si accetta a cuor leggero anche qualche inversione a valle e qualche ramo in faccia.

 

Strano a dirsi ma questa giornata nella polvere non ha fatto altro che risvegliare entusiasmi sopiti, per cui davanti ad una birrozza si parlerà già di gite future e vette da smarcare.

Come disse qualcuno: la pace in vetta dura veramente poco.

 

Scialpinisti: Vittorio, Luca, Francesca, Marco, Marco, Alessandra, Enzo, Davide e Monica ed Eugenio

 

 

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