Alpe Prà (1303 m) e alpe Pogallo (777m)

17/11/2007

Luogo di partenza: Cicogna

 

Difficoltà escursione: E

 

Dislivello: 1142m complessivi di cui 571m in salita (Cicogna 732m –  Alpe Prà 1303m – Alpe Leciurt 1250m – Alpe Caslù 904 – Alpe Pogallo 777m – Cicogna 732m)

 

Tempo di percorrenza dell’escursione: 4h totali senza considerare le soste

 

Raccomandazioni: Escursione adatta a tutti, anche nel periodo autunnale a parte la presenza di foglie secche e terreno ghiacciato nel tratto dall’alpe Leciurt all’alpe Pogallo. Il dislivello indicato è da considerarsi approssimativo in quanto non sono stati calcolati gli innumerevoli saliscendi che dall’alpe Pogallo riportano a Cicogna. E’ richiesto l’uso di scarponi da montagna e abbigliamento adeguato.

 

Raggiungere il luogo di partenza: da Verbania si seguono le indicazione per San Bernardino Verbano, appena superato il ponte sul torrente San Bernardino in località Santino, si imbocca la strada sulla destra in direzione Alpe Ompio, quindi si seguono le frecce per Cicogna. Una stretta e scomoda stradina di montagna conduce nel luogo di partenza dove si lascia l’auto.

 

Traccia GPS: clicca con il tasto destro e "Salva destinazione con nome". Pogallo.

 

L’escursione: Dal parcheggio di Cicogna iniziamo a salire per scaldarci, infatti è mattina presto e la temperatura sfiora lo zero, il sole deve ancora sorgere, cosicché fa piuttosto fresco…

Ci innalziamo subito tra le vie del paese seguendo le indicazioni per il rifugio alpino dell’alpe Prà. La salita si presenta con pendenza sempre costante senza concedere tregua, tuttavia le pendenze non sono mozzafiato e ci permettono di guardarci attorno con calma ammirando il bellissimo bosco.

Il percorso è sempre evidente e ben segnalato, la mulattiera si snoda nel bosco fino ad uscirne regalandoci scorci di paesaggio davvero notevoli.

Mentre ci alziamo assecondando i gradoni della mulattiera che salgono con ripidi tornanti sul versante della montagna osserviamo il lago Maggiore abbassarsi sotto di noi, mentre si avvicina il monte Faiè. Ci portiamo in cresta e il pallido sole invernale ci scalda un po’.

Di buon passo in circa un’ora raggiungiamo i primi prati dell’alpe Prà.

Fulvio, che qui è di casa, ci avverte di fare silenzio in quanto speriamo di avvistare e fotografare un camoscio solitario che è solito girare da queste parti. Purtroppo non abbiamo fortuna, ma il panorama ripaga le fatiche fatte.

 

 

Fulvio, Claudio e Vittorio all’alpe Prà, alle loro spalle il M.Faiè, sullo sfondo il Massone li osserva…

 

Dall’alpe Prà continuiamo a salire ancora un pezzetto camminando sulla cresta che sovrasta la Val Pogallo, fino a giungere alla forca del Diavolo: uno stretto e spettacolare passaggio da percorrere in fila indiana.

 

 

La forca del diavolo ci immette in Val Pogallo

 

Lasciandoci alle spalle il bivio che conduce alla Cima Sasso raggiungiamo l’alpe Leciurt, dove avvistiamo due camosci, purtroppo troppo lontani per una bella foto ma comunque abbastanza vicini per il mio binocolo.

 

 

La coppia di camosci troppo lontani per la mia macchina fotografica

 

Li ammiro splendidi nella loro livrea invernale appena in tempo prima che si allontanino correndo leggiadramente sul terreno ghiacciato.

Il Rosa domina tutto ciò che si vede dall’alto dei suoi 4000 m, mentre dall’altro lato, sotto di noi, si snoda la Val Pogallo.

Osserviamo l’alpe Pogallo dormire ancora in fondo alla valle, ancora abbastanza lontano, incassato laddove il sole non è ancora sorto.

Cominciamo la discesa sul terreno ghiacciato coperto da un tappeto di foglie secche che a tratti ci arriva alle ginocchia. Questo è l’unico tratto dell’escursione che può presentare delle difficoltà, per questo lo percorriamo con cautela aiutandoci con le bacchette.

Ogni passo riserva una sorpresa in quanto le foglie coprono tutto, tuttavia la traccia del sentiero è evidente, così in breve raggiungiamo l’alpe Caslù di sopra e poi l’alpe Caslù di sotto, dove un camoscio si fa sentire tra i rami spezzati che ricoprono il manto del bosco.

La sfortuna ci assiste anche stavolta e non riusciamo a fotografarlo.

Continuiamo la discesa verso Pogallo passando per Corte del Piano e in saliscendi nel bosco, nuotando nelle foglie secche arriviamo a Pogallo.

La montagna ci narra dei martiri di Pogallo e dell’impari rastrellamento del 44, quando 17000 uomini tra nazisti e fascisti rastrellano la Valgrande in cui vi erano circa 450 partigiani. Nel rastrellamento i partigiani si radunarono a Pogallo. Il bilancio tra i partigiani è tragico. Circa 150 caduti in combattimento mentre altrettanti picchiati e torturati prima di essere uccisi.

Pogallo nei primi anni del novecento era un centro industriale piuttosto importante. Vi erano infatti, oltre alle baite degli operai, scuole elementari, luce elettrica, stalla, forno, osteria…

La ditta diretta da Carlo Sutermeister arrivò a contare centinaia di lavoratori, che si trasferirono  a Pogallo con famiglie al seguito.

Venne inaugurata la prima centrale idroelettrica d’Italia, cosicché Verbania ebbe l’energia elettrica prima di Roma!

Oggi Pogallo resta fiero anche se un po’ triste, accanto a baite bellissime ristrutturate ed abitate nel periodo estivo si ergono sfasciumi dimenticati.

Aggirandomi per il paesello a piedi finalmente mi si para davanti un camoscio… a pochi metri che mi fissa.

 

 

Pogallo avvolto nella tenera luce mattutina

 

Dopo una meritata sosta ed una bevuta alla fontanella usciamo dal paese alla volta di Cicogna.

La comoda mulattiera che ci riporta a casa è una piccola opera d’arte. Costeggia il torrente Pogallo con numerosi saliscendi, a sbalzo sulla roccia e per questo spesso messo in sicurezza con cordini.

Dolcemente asseconda tutte le pieghe della montagna innalzandosi e abbassandosi.

Superiamo uno spettacolare ponte a forma di L, alla cui costruzione ha partecipato anche Fulvio.

 

 

Ponte  sulla via del ritorno

 

Da Pogallo in circa un’ora e mezza raggiungiamo Cicogna dove abbiamo l’auto.

Ottima passeggiata adatta anche ad escursionisti non esperti, che permette comunque di penetrare un lato interessante della Valgrande.

 

Hanno partecipato gli escursionisti Vittorio, Fulvio e Claudio  

 

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