Pizzoni di Laveno (1017m), Monte Crocetta 1106m)

13/11/2009

Luogo di partenza: Laveno

 

Difficoltà escursione: T/E

 

Dislivello: circa 2200 m complessivi di cui 1100 in salita (Laveno 200m – Monteggia 394m – Casere 730m – Passo Barbè 873m – Pizzoni di Laveno 1017m – 981m – 1035m – 1015 – Monte la Teggia 1106m – Passo di Cuvignone 1036m – Monte Crocetta 1106m – Vararo 742m – Monteggia 394m – Laveno 200m)

 

Tempo di percorrenza dell’escursione: 5 h totali senza considerare le soste.

 

Raccomandazioni: La gita è molto facile e bella. L’unico tratto che può essere considerato leggermente più impegnativo è la cresta dei Pizzoni, da percorrere con un po’ di cautela specie se il sentiero è ingombro di fogliame secco.

 

Raggiungere il luogo di partenza: si può partire dall’imbarcadero di Laveno-Mombello, oppure se si è in macchina seguire la direzione Luino e appena fuori Laveno svoltare a destra in direzione Monteggia. Giunti alla piccola frazione si parcheggia l’auto.

 

Album fotografico:

 

 

L’escursione: Sono le 8.30 e sto uscendo da casa per percorrere il breve tratto di strada che conduce all’imbarcadero di Laveno; strada fatta tante volte, di corsa, in macchina, passeggiando a piedi ma mai con gli scarponi ai piedi e lo zaino sulle spalle.

Oggi ho deciso che avrei esplorato queste zone, queste montagne che vedo sempre dal basso e di sfuggita.

Così mi dirigo verso il municipio di Laveno e in piazza Fontana giro a destra a poi a sinistra. Alla mia destra un cartello indica le frazioni Brena e Monteggia. Una stretta strada asfaltata si inerpica con pendenze spaccagambe e in breve raggiungo Monteggia, piccola ed incantevole frazione che offre un notevole panorama sul lago Maggiore che ripaga ampiamente della fatica che si fa per arrivarci.

Passo davanti alla casa storica del dott. Monteggia e continuo sull’asfalto seguendo una freccia per Vararo.

Le pendenze non mollano mai e dopo qualche curva la strada finisce per lasciare il posto ad una comoda e larga mulattiera. Penso a tutte le volte che sono salito correndo, con il fiato corto per la salita e penso che stavolta io e la mia macchina fotografica vogliamo prendercela comoda.

La mulattiera è piacevole e sempre con pendenze assassine sale velocemente al ristorante Gigliola, nella frazione Casere.

Da qui mi tocca poggiare di nuovo il piede sull’asfalto per risalire la strada che sale a sinistra, verso il passo del Cuvignone, comunque ben segnalata da numerosi cartelli che indicano i Pizzoni di Laveno.

Poco dopo sulla sinistra un sentiero, sempre comodo e agevole porta al Passo Barbè. Ecco, adesso sono nel mio habitat naturale: una cresta. E che cresta! Non pensavo che fosse tanto bella e panoramica quanto affilata, ma sempre ben segnata e mai pericolosa.

Inizio a salire e a fare sul serio anche se in breve tempo arrivo alla croce del primo Pizzone di Laveno. E’ anche di gran lunga il più panoramico così mi fermo a fare foto ai giganti che sfilano all’orizzonte e al lago, bellissimo e blu che sembra essere a tiro di sasso sotto di me.

 

 

Vittorio in vetta ai Pizzoni di Laveno

 

Dopo il patetico e sdolcinato scritto sul diario di vetta mi rimetto in cammino lungo la cresta che da rocciosa diventa boscosa e qui devo aumentare il mio livello di attenzione e prudenza in quanto il sentiero è pieno di foglie secche abbastanza scivolose.

Con qualche su e giù percorro tutti i Pizzoni, mentre sotto di me il lago si stende svelando anche il ramo Svizzero. Al monte La Teggia un vistoso cartello di pericolo mi avverte che per oggi è finita la mia cavalcata in cresta e consiglia di svoltare a destra, scendendo in breve al Passo di Cuvignone.

 

 

Il lago Maggiore

 

Mi appare davanti lo scollinamento della strada e non posso fare altro che pensare a quando quest’estate ci sono arrivato in bicicletta e mi ero fermato a riprendere fiato, accarezzando il telaio della mia mountain bike come se si fosse trattato di un cavallo imperlato di sudore.

Dal Passo scendo su asfalto per un brevissimo tratto, infatti al primo tornante un sentiero scende a Vararo, mentre una carrabile sterrata porta al monte Crocetta.

Decido di allungarmi su un’altra vetta, per appagare la mia sete di esplorazione e valutarne la fattibilità in bici.

La carrabile è comoda, rilassante e piacevole come poche altre e sale sempre in modo dolce e graduale disegnando un traverso che conduce ad un’area pic-nic.

A sinistra una freccia indica la vetta del Monte Nudo ad un’oretta di cammino mentre proseguendo diritti si arriva in breve alla vetta del Monte Crocetta; punto di lancio dei parapendii.

Il Monte Nudo lo lascio per un’altra volta e così me ne vado in cima al Crocetta.

Questa piccola vetta, a stento citata sulle carte è inaspettatamente panoramica. Sotto di me si stende la Valcuvia e il lago di Varese, mentre in lontananza appare un ramo del lago Maggiore. Dalla parte opposta di Vararo il Sasso del Ferro e la cresta dei Pizzoni appena percorsa che data la sua modesta altezza non riesce a coprire i maestosi 4000!

 

 

La vallata di Vararo

 

Mi chiamano, li sento e mi sento attratto in modo magnetico verso quei monti che quasi avrei voglia di spiccare il volo come un parapendio, per lasciare alle correnti ascensionali il compito di condurmi là, dove i ghiacci coprono tutto e dalle creste affilate partono ripidi pendii e pareti strapiombanti.

Purtroppo madre natura non mi ha dotato di ali e così devo amaramente rinviare la conquista di qualcuno di quei  mostri di ghiaccio che vedo da quando ero piccolo. Inoltre dovrò anche accettare che la modalità non sarà un bel volo sereno e tranquillo bensì una lunga sfacchinata con i ramponi ai piedi e lo zaino pesante e che non guadagnerò quota grazie alle correnti ascensionali ma solo passo dopo passo, ascoltando i ramponi che si piantano nel ghiaccio.

Dopo una lunga pausa sognatrice mi rimetto in marcia per ripercorrere la sterrata fino a prendere il sentiero che scende a Vararo.

Dapprima un bel traverso nel bosco, poi una bella cresta erbosa in cui affiorano delle roccette calcaree e il paesaggio che sembra da 2000 m di quota ed eccomi nel piccolo borgo di Vararo in cui mi soffermo ad ammirare case e stalle, fienili ed edifici di un’altra era, purtroppo tutti ormai in disuso e quasi in rovina sulle cui porte scardinate è appeso in molti casi un cartello ”vendesi”.

Da Vararo a Casere un breve tratto di asfalto per arrivare al ristorante Gigliola, punto molto panoramico sul lago da cui riprendo la mulattiera che scende a Monteggia e da lì in breve sono a casa.

Una gita facile, bella, panoramica, che mi ha lasciato soddisfatto e mi ha avvicinato ad un territorio con il quale fatico a familiarizzare, prediligendo quasi sempre i monti dell’Ossola.

Escursionista solitario: Vittorio

 

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