Pizzo Rotondo (3192m)

 

12/04/2015

Luogo di partenza: All’Acqua (Bedretto)

 

Difficoltà complessiva: BSA

 

Tempo di percorrenza: 4-5 h per la salita, per la discesa dalla cima al deposito sci calcolare i tempi di rientro, fortemente dipendenti dalle condizioni del canale.

 

Dislivelli: 1570m di salita (All’Acqua 1620m – Capanna Piansecco 1964m – Pizzo Rotondo 3192m)

 

Raccomandazioni: Gita sci alpinistica da non sottovalutare. Poco dopo la Capanna Piansecco si risale un pendio con punte di 40°, poi un traverso verso destra ripido e su balze rocciose, infine la parte alpinistica terminale può essere molto dura se le condizioni del canale e della cresta non sono buone.

Calcolare le tempistiche con cura in quanto il tratto dal deposito sci alla cima e rientro può dilatare i tempi.

 

Traccia GPS: Clicca con tasto destro e salva con nome: Pizzo Rotondo

 

Album fotografico:

 

 

 

 

La gita:

Fa caldo, un caldo atroce. Non tira un filo d’aria e continuo a mangiare neve cercando di raffreddarmi. Sono solo, mi sono fermato meno dei compagni di gita per non rompere il ritmo, salgo faticando sotto il sole ma ecco che appare il canale che conduce al colle sotto la cima.

Di botto, la fatica scompare, vado avanti di moto perpetuo, senza sentire più né la fatica né il caldo; l’adrenalina è partita ed io non vedo l’ora di sentirla nella pancia, di riprovare le note sensazioni del ripido con i ramponi ai piedi e la picca in mano, di guardarti tra i piedi e vedere giù, di guardare su e al posto del cielo trovare la via di salita.

 

Arriviamo all’Acqua e capiamo subito che dovremo soffrire il caldo, mi metto fin dalla prime battute in assetto leggero, anche se più leggero di così restano solo le maniche corte, che per buona norma scarto.

Unica consolazione la speranza di non dover tribolare con i rampant.

La salita verso la Capanna Piansecco scorre placida, tra chiacchiere e pensieri ad alta voce, con un minimo di ansia per la gita. Già prima di arrivare alla capanna, ad una svolta, vediamo sci alpinisti che ci precedono impegnati sul ripido pendio prima del traverso sopra le rocce… guardando bene… no! Ravanano! E qualcuno ha messo gli sci in spalla!

Merda, penso, non dico niente. Se ravaniamo da lì sarà lunga e tortuosa la salita.

Passiamo oltre la capanna, seguendo per breve la traccia che sale al Gerenpass, dove carone di sci alpinisti ci precedono. Abbandoniamo la traccia per dirigersi verso il pendio ripido, degli svizzeri stanno scendendo e pensando ad un dietrofront li fermiamo e scambiamo due parole: hanno traversato dalla Rotondohutte e ci sconsigliano di proseguire; è bello ricevere dei buoni auspici, penso. Tuttavia la neve ha smollato il giusto e le pelli tengono ottimamente sul pendio che si fa ripidotto.

 

 

Il ripido traverso

 

Le pendenze aumentano e ricordando gli in spalla di chi ci ha preceduto pongo la massima attenzione e tengo le antenne dritte, al minimo accenno di scivolamento ho pronti i rampant ed invece, inversione dopo inversione salgo e la neve continua a tenere. Il traverso temuto si rivela in ottimo stato, peccato solo che con gli scarponi ci hanno rovinato tutta la traccia.

Anche il traverso passa sotto le nostre pelli e continuiamo su pendenze sostenuto fino all’alpe Rotondo, breve spianata prima di un altro muretto.

Sosta bevereccia visto che siamo cucinati come cotechini e si riparte, la strada è ancora lunga.

Il panorama si apre in modo scenico verso Sud, sul Pizzo Cristallina e sul Marchhorn e sulla Val Bedretto.

Sul muretto intanto ci sono gli spalloni che ravanano di nuovo con rampant e scivoloni, ma visti i precedenti non ci badiamo né preoccupiamo più di tanto, tirando dritti per la nostra strada.

Anche qui ovviamente neanche l’ombra di un problema, e man mano che mi avvicino alla coda del gruppetto che ci precede capisco che alcuni hanno ai piedi la splitboard. Era giusto lunedì quando vedemmo qualcuno di questi buffi attrezzi ai piedi di qualcuno e il commento era stato “devono essere divertenti ma come fai sul tecnico?” Direi che oggi arriva la conferma che alla fantasia umana non c’è limite e ci fa porre degli interrogativi più o meno filosofici sulla diffusione dello scialpinismo. Sto diventando vecchio? Sarà il caldo o il sole che continua a picchiare sulla capoccia.

 

 

Oltre il passo Rotondo il Chuebodenhorn

 

Sbucati dal muretto ci aspetta un pezzo di falsopiano e poi tac! Eccolo lì davanti a noi, il canale di salita. Alcuni sci alpinisti si trovano già alla curva di metà canale e a giudicare da come salgono sembra essere in eccellenti condizioni. Ultime inversioni, superando gli ultimi splitboarder e sono al deposito sci, dove ho un attimo di tempo per spellare e ramponarmi prima che arrivino Enzo e Walter.

Ecco che si parte per la parte più eccitante. Vado in testa dopo aver deciso di provare senza corda, le condizioni sono strepitose, la neve tiene benissimo e la progressione veloce.

In men che non si dica sono al colle, dove si forma un po’ di traffico tra chi scende e chi sale gli ultimi metri di cresta, quindi aspettiamo un momento per attendere che si sgomberi la situazione e via, qualche minuto in esposizione truce anche se facile ed ecco il cippone della vetta, dominante sulla valle, sul vicino Chuebodenhorn e sul Pesciora, oltre che grandiosa balconata sull’Oberland e sul lontano Vallese.

 

 

Nel canale

 

Il tempo di mangiucchiare qualcosa e si riparte per la parte più complicata, la discesa. La stanchezza si fa sentire e questa parte va affrontata con delicatezza ed attenzione, scendendo a retromarcia la cresta e tutto il canale, del quale solo ora realizzo tutta la lunghezza. Forse in salita l’adrenalina e la voglia me lo hanno fatto sembrare più corto...

Deposito sci, preparativi e via.

Prima parte da sballo su firnello cotto a puntino, poi via via sempre più sfondoso fino a lambire i limiti della sciabilità sotto la Capanna Piansecco, anche perché, purtroppo, non abbiamo portato con noi un paio di gambe di scorta!

L’ultima parte la scio, per così dire, quasi tutta sulla stradina, visto la cotta tremenda, ma quando sgancio gli sci all’Acqua ho un sorriso da ebete stampato sul grugno, manco fossi sceso da un ottomila ma si sa, tutto è relativo e questa per me era una gitona, per cui ci sembra più che doveroso berci una birrozza per festeggiare.

 

Skialper: Vittorio, Enzo, Walter

 

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