Pizzo Ragno (2289m)

22/07/2008

Luogo di partenza: Patqueso

 

Difficoltà escursione: EE

 

Dislivello: 2722m complessivi di cui 1361 m in salita (Patqueso 1140m – Alpe Basso 1034m – Alpe All’Erta 1279m – Alpe Al Cedo 1565m – Alpe Al Geccio 1800m – Laghetto di Geccio 2109m – Pizzo Ragno 2289m)

 

Tempo di percorrenza dell’escursione: 7 h totali senza considerare le soste

 

Raccomandazioni: Gita bellissima dal punto di vista paesaggistico anche se lunga ed impegnativa. Non presenta particolari difficoltà tecniche anche se è necessario un buon allenamento. Raccomando di effettuare la gita solo in condizioni di bel tempo in quanto la segnaletica è scarsa, i sentieri non sono ben marcati e vi è rischio di perdersi nella nebbia.

Anche per questo è necessario un po’ di senso di montagna.

Un’ultima cosa: non fate la gita da soli!

 

Raggiungere il luogo di partenza: Da Verbania si segue la superstrada SS33 del Sempione e si esce a Masera, quindi si prosegue addentrandosi nella Valle Vigezzo fino a Malesco. Da Malesco si seguono le indicazioni per la val Loana, quindi a metà strada, giunti a Patqueso, si lascia l’auto.

 

Traccia GPS: clicca con il tasto destro e "Salva destinazione con nome". pizzo Ragno.

 

L’escursione: Si può rimanere a casa con una giornata così? No.

Devo solo scegliere i miei compagni di viaggio, quindi dopo aver eletto gli scarponcini che avranno il privilegio di trasportarmi quest’oggi la scelta cade sulla macchina fotografica. Una giornata serena come questa mi obbliga per dovere morale a lasciare a casa la mia compattino e i suoi problemi di vignettatura per farmi carico della sua sorella maggiore (di peso ma non anagraficamente).

La giornata comincia in discesa, nel senso che da dove si lascia l’auto mi tocca perdere un centinaio di metri di quota per raggiungere un ponticello sul torrente Loana, quindi eccomi all’alpe Basso dove comincia la lunga e faticosa salita. Salgo senza problemi su un sentiero comodo anche se a tratti invaso da rovi, ortiche e schifezze in generale fino all’alpe All’Erta.

Di fronte a me la bellissima conca glaciale dominata dal pizzo Stagno e dal pizzo dei Diosi.

 

 

Alpe all’Erta

 

Seguo sempre le indicazioni per il rifugio Al Cedo che dopo un po’ mi appare in cima ad un pratone piuttosto pendente che risalgo con calma.

 

 

Il rifugio Al Cedo mi attende in cima alla prataia

 

Dal Cedo cominciano le noie. Un bell’incrocio a 3 e nessun cartello… Che fare? Mi dirigo verso Ovest seguendo una traccia che aggira la montagna per arrivare al bellissimo alpe Al Geccio.

Che i sentieri della Valle Vigezzo facessero un po’ pena lo sapevo per sentito dire, ma io se non ci sbatto il muso… Dal Geccio spariscono le tracce. Punto i pratoni davanti a me in direzione Nord verso una selletta e dopo pochi metri e tanta fatica raggiungo il laghetto di Geccio.

A questo punto è chiaro: la croce di vetta del Ragno finalmente si mostra e con essa svaniscono i dubbi su quale fosse la mia meta.

 

 

L’alpe Al Geccio, alle spalle Pizzo Stagno e Pizzo dei Diosi

 

Salendo per i pratoni lo sguardo inizia ad uscire dalla val di Basso; appaiono il Pedum, il Lesino, il lago d’Orta, la Zeda, il Rosa bello come non mai.

 

 

Gli occhi cominciano a spaziare sul serio…

 

Con un bel traverso mi porto sulla cresta che unisce il Nona al Ragno mantenendomi leggermente al di sotto della linea spartiacque ed in pochi minuti eccola qui, davanti a me, la croce di vetta.

 

 

Wow, mai visto il Rosa così bello!

 

 

Sul tetto della val Vigezzo!

 

Dopo un bello sguardo in giro, la patetica scritta sulla croce di vetta e le foto mi godo un bel pranzetto anche se fa piuttosto frescolino.

 

 

La cresta rasoiata che porta al Nona e poi al Togano

 

Per scendere vedo un sentierino che dalla vetta sembra portare diretto al rifugio Al Cedo, così per risparmiare qualche chilometro lo seguo. Mai commisi un più grave errore!! Il sentierino si perde, poi si ritrova passante in mezzo a perigli di ogni sorta come forre, burroni, erba scivolosa, buchi nei rododendri e se ve ne viene in mente qualcun altro state pur certi che lì lo troverete sicuramente.

Quindi se siete così folli da fidarmi della traccia GPS che ho registrato, per favore seguite l’itinerario di salita e scendete dalla stessa parte.

Dopo innumerevoli peripezie in cui ho rischiato la vita almeno una ventina di volte (ovviamente scherzo tuttavia non fatelo perché è più praticato dalle capre che da umani) raggiungo i pratoni sovrastanti il rifugio al Cedo.

Stanno rifacendo il tetto e i lavoranti, gentilissimi, mi offrono anche il caffè.

Ma che voglio di più: sono ancora vivo, intero, c’è un bel sole, mi hanno anche offerto un caffè!

Non mi resta che rompere le scatole alle farfalle con la mia macchina fotografica e quando c’è da rompere le scatole…

 

 

Una vittima del mio obiettivo…

 

Escursionista solitario: Vittorio

 

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