Pizzo Lucendro (2963m)

 

31/05/2015

Luogo di partenza: Passo del San Gottardo

 

Difficoltà complessiva: BSA

 

Tempo di percorrenza: 3 h per la salita.

 

Dislivelli: 1300m di dislivello, contando i vari saliscendi (passo del San Gottardo 2105m – passo della Valletta 2643m – piano alla base della vetta 2450m – Pizzo Lucendro 2963m – sommità della cresta verso la Fibbia 2720m)

 

Raccomandazioni: Gita dallo sviluppo e dal dislivello non eccessivi. Occorre avere in mente che tutto sono richiesti 5 cambi di assetto (passo della Valletta, base del Lucendro, vetta, base della cresta, sommità della cresta) e che in condizioni sfavorevoli possono essere utili piccozza e ramponi per giungere in vetta.

 

Traccia GPS: Clicca con tasto destro e salva con nome: Pizzo Lucendro

 

Album fotografico:

 

 

 

 

La gita: Quando una giornata inizia storta, a volte si raddrizza; altre volte invece, semplicemente continua così come è cominciata e purtroppo è il caso di questa gita.

Che qualcosa non girasse per il verso giusto e che le mie congiunzioni astrali non fossero favorevoli lo avevo capito fin dal mattino, quando mia moglie mi chiama indicandomi l'ora sulla sveglia e con un sobbalzo realizzo che la sveglia non è suonata. Il ritrovo è tra quattro minuti e mi separano da esso un quarto d'ora di macchina e i tempi tecnici di vestizione.

Avverto gli amici ed esco in fretta e furia arraffando zaino e termos del tè.

Al Gottardo ci accoglie un cielo variabile ed indecifrabile che alimenta i miei dubbi del giorno precedente sul meteo. Ci incamminiamo verso il passo della Valletta, di buona lena visto che Luca e Francesca avranno circa mezz'ora di vantaggio e per il momento nutriamo qualche speranza di recuperarli.

Con me ci sono Enzo, Marco, Walter, Marco 2 e Federica.

Marco 2, appena sceso dal campo 1 dell'Everest, impone da subito un ritmo truce e selvaggio.

Saliamo con un lunghissimo traverso verso la base della rampa che conduce al passo della Valletta, dove ci ritroviamo immersi nella nebbia quasi totale.

 

 

Marco e Enzo

 

Piccola pausa per spellare e ricompattare il gruppo e via in discesa, mentre, per fortuna, le nubi si aprono un po' e ci permettono di vedere dove andiamo. La neve non ha rigelato ed è già bagnata fradicia, però ci regala qualche bella curvetta sul ripido pendio, prima di lasciare gli ormeggi per portarci il più vicini possibile all'attacco del costone che sale a destra, verso il pizzo Lucendro nascosto nella nebbia.

Breve pausa per le azioni di ripellaggio e... sorpresa! Le pelli, bagnate, assolutamente non vogliono sapere di riattaccarsi.

In preda allo sconforto deciso di risalire al passo a piedi ed aspettare gli amici alla macchina quando Marco 2 tira fuori un paio di pelli di riserva e me le offre. Le guardo scettico, sono pelli race per sci molto stretti, il che significa che se voglio salire dovrò tribolare parecchio o mettere i rampant.

Tra le due soluzioni scelgo la prima, almeno per il momento e mi metto in marcia risalendo il pendio.

La nebbia avvolge le mie tribolazioni con le pelli strette, le pendenze aumentano ma, chissà perché, mi ostino a non mettere i rampant e ben presto mi ritrovo in difficoltà con le inversioni, che mi costringono ad un supplemento di calma e sangue freddo, mentre nella nebbia cerco di capire cosa c'è sotto di noi; poi come se non bastasse sbagliamo traccia sotto la cima e sarei costretto ad una inversione decisamente antipatica per tornare indietro. In questo caso sgancio gli sci e con la fida assistenza di Marco li ricalzo a spatole girate.

Gli utlimi metri verso il deposito sci sono una specie di via crucis, il pendio ripido mi spinge a non fidarmi delle pelli e mi trovo a spingere di braccia e a bloccare con i bastoncini possibili scivolate, aiutato da Marco e Walter che mi assistono nelle inversioni, poi le voci di Luca e Francesca mi avvertono che siamo al deposito sci.

Gli amici sono lì da una mezz'oretta ad aspettarci. Noi saliamo brevemente in cresta per toccare la croce di vetta. A tratti si apre qualche spiraglio di sereno attorno a noi; deve essere un vero spettacolo con il cielo terso, mentre noi facciamo fatica persino a vederci l'un l'altro a poche decine di metri sulla cresta.

 

 

La cresta sommitale

 

Discesa la cresta mi accingo a mangiucchiare qualcosina, anche perché non ho avuto tempo di fare colazione, ma gli amici compagni di gita mi esortano alla velocità viste le condizioni meteo in peggioramento. Per cui secondo spellaggio e via nella nebbia, aiutati dai GPS e dalle tracce di discesa di chi ci ha preceduto.

La neve però non è male e nonostante le pendenze sostenute e la visibilità ridotta all'osso riesco a sciare abbastanza decentemente fino al piano, in cui ci tocca il secondo ripello della giornata per affrontare gli ultimi duecento metri di dislivello per giungere al colletto a fianco della Fibbia.

Parto di buona lena, anche per non far aspettare troppo i compagni di gita, poi a metà si spegne la luce; ogni passo mi costa fatica e gli sci scappano via sotto i piedi. Marco mi fa da angelo custode aiutandomi ad ogni metro; raramente mi è capitata una crisi così buia, per fortuna la cresta è facile molto più di quanto mi aspettassi e in una mezz'oretta siamo al colletto per il terzo ed ultimo spellaggio della giornata.

Comincia a piovere la stavolta mi prendo qualche minuto per mangiare qualcosa, il pancino ringrazia e mi sembra di stare meglio.

La sciata fino alla macchina, tra nebbia e pioggia, va però meglio del previsto e c'è persino spazio per il divertimento.

Meno male che la giornata si chiude con il sole, davanti ad un panozzo e birra al primo bar oltre la dogana!

 

Skialper: Vittorio, Enzo, Marco, Marco 2, Walter, Luca e Francesca

 

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