Pizzo Castello (1607m)

09/11/2008

Luogo di partenza: Madonna (frazione di Piedimulera)

 

Difficoltà escursione: E

 

Dislivello: 2076m complessivi di cui 1038m in salita (Madonna 569m – Alpe Ceresole 1129m – Testa del Frate 1258m – Pizzo Castello 1607m)

 

Tempo di percorrenza dell’escursione: 5 h totali senza considerare le soste

 

Raccomandazioni: Bella gita che si sviluppa lungo un itinerario senza difficoltà tecniche, fattibile anche d’inverno con qualche attenzione in più al fondo scivoloso e all’ultimo tratto di cresta che può essere innevato.

 

Raggiungere il luogo di partenza: Da Gravellona Toce si segue la statale SS33 del Sempione e si esce a Piedimulera, si seguono quindi le indicazioni per Macugnaga ed appena entrati nella valle Anzasca si volta a destra in direzione Madonna. Si segue quindi la strada asfaltata fino a giungere ad un lavatoio, dove si lascia l’auto.

 

Traccia GPS: clicca con il tasto destro e "Salva destinazione con nome". Castello

 

Album fotografico:

 

L’escursione: Dopo due settimane di pioggia le previsioni davano una domenica di sole, e allora con gioia e apprensione ci siamo preparati per questa gita.

La domenica mattina ci svegliamo e guardando fuori dalla finestra scopriamo un cielo coperto e uggioso che minaccia acqua.

Giada rinuncia all’ultimo momento per paura della pioggia imminente, cosicché mi ritrovo senza ragazza e soprattutto senza macchina fotografica! (la mia l’avevo prestata a lei).

Di corsa afferro una compattino in giro per casa e impavido decido di provare lo stesso, in fondo il meteo prevede schiarite durante la giornata.

Mi ritrovo con Fabrizio di http://salitomania.splinder.com/ che quest’oggi ha portato con sé il suo gruppo di impavidi alpinisti: Sergio, Marco e Ornella.

Dopo le presentazioni e quattro chiacchiere durante il breve viaggio in macchina arriviamo alla partenza e calziamo gli scarponi.

La prima sorpresa ce l’ho quando dopo aver posizionato la fotocamera sul cavalletto e tutto è pronto per l’autoscatto di rito accendo l’aggeggio e scopro che l’obiettivo è inchiodato nella sua sede… Che rabbia! Oltre al danno anche la beffa! Dopo qualche tentativo si accende e posso cominciare a scattare qualcosina, anche se passerò tutto il giorno litigando con la messa a fuoco che non fa quello che dico io bensì sembra rincitrullita dal cielo nuvoloso e con l’esposimetro che è a dir poco diabolico…

Comunque dettagli tecnici a parte ci incamminiamo proseguendo sulla strada asfaltata che comunque finisce poco dopo per cominciare a salire in un bel bosco fitto che l’umidità e le foglie hanno reso a dir poco scivoloso.

 

 

Comiciamo ad ammirare la bella Valle Anzasca

 

La compagnia è bella e il sentiero non richiede grande attenzione, quindi ho proprio tutto il tempo che mi serve per guardarmi attorno i colori di un autunno spettacolare.

Poco dopo di passo calmo ma costante (ma quelli di salitomania non hanno mai fame?) raggiungiamo l’alpe Ceresole che con il suo nome non può non ricordarmi la punta omonima situata nel parco del Gran Paradiso, in Val d’Aosta.

Sotto di noi comincia a delinearsi il panorama sul fondovalle mentre il cielo rimane di quel grigio indefinito ma che ci permette comunque di andare avanti nella speranza che non piova. Appare in fondo verso Est il caro lago Maggiore, con Giada che sull’altra sponda si rode per aver rinunciato a questa gita, saliamo ancora un poco ed ecco anche il lago di Mergozzo, mentre le grandi vette della Valle Anzasca fanno capolino tra nuvole, lottando contro la coperta che gli impedisce di sfavillare al sole, già coperte dalla prima neve autunnale.

Però qualcosina riesco anch’io, nella mia ignoranza alpinistica, a ricnoscere. Si tratta delle vette della Valle Strona allineate verso Sud: il Massone, la Scaravini, la Ronda e il Capezzone con il suo inconfondibile profilo sdoppiato.

Raggiungiamo la testa del frate ed ecco che alla nostra destra appare la nostra meta.

Finalmente ci fermiamo per mangiare! Avevo già lo stomaco che brontolava e così mi concedo uno spuntino che assomiglia molto di più a un pasto…

 

 

Alla testa del Frate ci concediamo una sosta prima dell’attacco alla rampa finale

 

Da questo momento in poi in sentiero diventa irto e pendente, risalendo la scivolosissima cresta della faggeta e puntiamo dritti alla vetta con cortissimi tornantini che assecondiamo non tanto per evitare la fatica della direttissima ma soprattutto per riuscire a cercare un po’ di aderenza tra le nostre suole e le foglie infide.

 

 

Panorama surreale

 

Il panorama diventa sempre più bello e il cielo si apre come a baciare gli audaci escursionisti che hanno fatto prevalere l’amore per la montagna e per la natura alla pigrizia che li avrebbe spinti a trascorrere questa giornata uggiosa sotto le coperte… (ogni allusione a Giada è puramente e del tutto casuale…).

Ecco che adesso vediamo anche la croce di vetta e in breve la tocchiamo.

 

 

Gruppo in vetta: si sta bene quassù

 

Fabrizio firma il diario di vetta e mi sa che per oggi siamo i primi e saremo anche gli ultimi a farlo, dopodichè risosta mangereccia e ciarliera, stavolta al cospetto delle bianche cime che ci salutano sotto un cielo non impeccabile ma quantomeno decente e del fondovalle che sotto di noi ci ricorda il caos e i rumori della città, da cui noi, fortunatamente, siamo lontani.

Immersi nel silenzio di un’arietta autunnale frizzantina sostiamo sotto la croce di vetta, ammirando la Colma e più giù Drocala, luogo del quale ho ricordi bellissimi. Peccato non avere una macchina a Castiglione perché avremmo percorso volentieri la cresta erbosa della colma per scendere a Drocala a bere un goccio dell’ottima acqua che sgorga abbondante dalla fontana prima di tornare a casa.

Peccato ma va bene anche così, e ci rincamminiamo verso casa, allegri e soddisfatti per la bella gita, allietati da qualche mezzo scivolone nella faggeta per fortuna senza conseguenze…

 

Partecipanti autunnali intrepidi: Vittorio, Fabrizio, Sergio, Ornella e Marco

 

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