Piccolo Ton (2414m)

07/02/2010

Luogo di partenza: Alpe Devero

 

Difficoltà escursione: EE

 

Dislivello: 1532 m complessivi di cui 776m in salita (Alpe Devero 1638m – Lago di Devero 1863m – Alpe di Valdeserta 2047m – Piccolo Ton 2414m)

 

Tempo di percorrenza dell’escursione: 6,5 h totali senza considerare le soste.

 

Raccomandazioni: Gita che deve essere effettuata in buone condizioni nivologiche e che, malgrado il dislivello contenuto, è piuttosto lunga.

Per addentrarsi in Valdeserta è necessario conoscere un po’ la zona, in quanto molto spesso non si trovano tracce.

 

Raggiungere il luogo di partenza: Da Gravellona Toce si segue la statale SS33 del Sempione fino alla uscita Crodo, quindi si prosegue fino a Baceno, dove si svolta a destra in direzione dell’alpe Devero, il quale viene raggiunto in circa venti minuti. Nei giorni festivi e nei periodi di maggiore affluenza turistica il parcheggio dell’alpe Devero è a pagamento (5 euro per auto).

 

Traccia GPS: clicca con il tasto destro e "Salva destinazione con nome". Piccolo Ton

 

Album fotografico:

 

 

L’escursione:

 

“Luca mi passa la piccozza e mi ritrovo in mano uno dei simboli dell’alpinismo su ghiaccio, bella copia della mia che, per pigrizia, ho lasciato a casa. La neve crostosa mi cede sotto i piedi e tra buchi nei rododendri e le roccette mi sono un po’ incasinato. Bastano due tre gradini con la picca e mi sento di nuovo galleggiare sulla neve, più stabile. Rimetto le ciaspole e guardo in su. La vetta chiama.

Uno sguardo giù, indirizzato a Francesca che insieme a Marco, Giada e Ornella è un po’ attardata. Consiglio di non passare di qua, accanto alle roccette, mentre Sergio se ne frega e aggira in facile arrampicata il ripido pendio nevoso. Ornella desiste, neve troppo difficile per lei, dicono. Marco resta con Ornella. Giada scalpita perché Francesca la accompagni ma viene sconsigliata con un tono che non ammette repliche; non è neve per ciaspole.

Prima di scollinare vedo Francesca che indomita riparte all’attacco della vetta. Il pendio non è in condizioni ottimali e a pensarci bene neanche lei è al top ma queste sono sottigliezze. Lei è un’alpinista e quando ha su un paio di sci ed è a pochi metri da una vetta nulla e nessuno potrebbe fermarla.”

 

A un’ora da vacanzieri milanesi calziamo sci e ciaspole al parcheggio di Devero e cercando di recuperare il tempo perduto marciamo spediti verso Crampiolo, dove ci accoglie la vista della diga di Codelago sotto un sole splendente.

La giornata è di quelle da urlo, forse un po’ calda per me anche se un venticello gelido mi mantiene in temperatura evitando di farmi surriscaldare.

Dalla diga ci portiamo sulla riva del lago e lo attraversiamo camminando e sciando sulla superficie gelata, ricoperta da una ventina di centimetri di neve. Paesaggi e scorci che non si dimenticano facilmente, poesia e bellezza di scene armoniose mentre la comitiva avanza compatta e rapida verso il promontorio di metà lago.

 

 

Attraversando il lago

 

Da qui un po’ di saliscendi nella neve intonsa, tra collinette ricoperte dai larici a riposo e infine, prendendo un po’ di quota, arriviamo all’imbocco della Valdeserta.

 

 

Anima di Valdeserta

 

La traccia è inesistente e dobbiamo sobbarcarci lo sporco lavoro. Tra i premi ci sono Marco, Luca, Sergio e Fabrizio che si danno il cambio mentre io rimango nelle retrovie a fare da motivatore a Giada che, sotto raffiche ormai potenti e gelide di un ventaccio che scende dalla parte alta della valle, perde colpi e comincia ad accusare la fatica di questa gita inusuale in cui noi ciaspolatori sprofondiamo ad ogni passo.

L’alpe Valdeserta è stupenda e il colpo d’occhio sulle vette che circondano la valle è magnifico, aggiungeteci che non si vedeva un’anima viva e il quadro diventa di quelli perfetti, intriso di solitudine e di grandezza.

 

 

In Valdeserta

 

Pieghiamo decisamente a destra, verso Nord-Est, fino a ritrovarci in vista di una selletta che sormonta un ripido pendio sul quale affiorano le roccette. Piccola sosta per ricaricare i serbatoi e si riparte all’attacco della vetta, che ormai ci appare abbastanza vicina.

Ci alziamo un poco e la neve comincia a peggiorare, da soffice diventa crostosa e per le ciaspole diventa difficile.

Giada, Ornella e Marco desistono a causa della neve pessima e mentre mi ritrovo a pochi passi dalla vetta, ammirando un panorama mozzafiato a 360° vedo Sergio che, passando dalle roccette ha fatto prima e meglio di me, mentre Fabrizio è già su, a fianco all’omino di vetta.

Pochi passi sulla cresta e stringo le loro mani, mani di alpinisti su uno sperone roccioso a picco sul lago di Devero, a pochi metri dalla cornice nevosa che ci impedisce di guardare giù per bene. Arrivano anche Luca e Francesca e tutto è pronto per la foto di vetta.

 

 

In vetta: Francesca, Luca, Fabrizio, Vittorio e Sergio

 

E’ tardi e data la lentezza dei miei arnesi rispetto agli sci mi avvio lungo la via del ritorno. Il primo tratto, nel pendio ripido e cercando di galleggiare su una crostaccia che proprio non mi molla, è pura sopravvivenza. Poi, passato il tratto impegnativo, c’è anche spazio per divertirsi mentre Fabrizio, Luca e Francesca disegnano curve firmando il pendio intonso.

Una bella gita, non banale e in condizioni non ottimali. Di quelle gite che ti lasciano qualcosa in bocca, uno strano sapore misto di soddisfazione e gioia e un po’ di stanchezza nelle gambe.

Erano solo 800 metri di dislivello ma lo sviluppo notevole e la neve soffice e fresca ci hanno fatto faticare decisamente più del solito.

A Baceno tappa merenda e mentre ci scambiamo commenti e battute ci sorge un dubbio: abbiamo sbagliato vetta.

A casa, la sera, arriva la conferma data dalla puntuale traccia del GPS. Il pizzo Ton era quello di fronte a noi, sulla cresta opposta che si dirama dalla selletta.

Va bene ugualmente, anzi, battezziamo questa cima sulla quale mai nessun umano mise piede prima di noi, come piccolo Ton.

 

Ringrazio gli amici di salitomania (http://salitomania.splinder.com/) che ci hanno accompagnato anche in questo frangente.

Escursionisti: Vittorio, Giada, Fabrizio, Ornella, Marco, Francesca, Luca e Sergio.

 

                                                                                      Alpe Devero