Cima Laurasca (2195m) e Cima Pedum (2111)

09 - 10/08/2008

Luogo di partenza: Fondo li-Gabbi (Val Loana)

 

Difficoltà escursione: EE

 

Dislivello: calcolato con il GPS a causa dei numerosi saliscendi: 3204m complessivi di cui 1602m in salita (Fondo li-Gabbi 1238m –  Le Fornaci 1327m – Alpe Scaredi 1841m – Cima Laurasca 2195m – Bocchetta di Scaredi 2095m – Bocchetta di Campo 1994m – Cima Pedum 2111 – Cima Est – 2094m – Bocchetta di Campo 1994m – Bocchetta di Scaredi 2095m – Alpe Scaredi 1841m – Fondo li-Gabbi 1238m)

 

Tempo di percorrenza dell’escursione: 10 h totali senza considerare le soste

 

Raccomandazioni: La salita alla cima Pedum è lunga e un po’ perigliosa. Per escursionisti ben allenati e discretamente pratici della zona è una gita fattibile in giornata. Non è assolutamente consigliata ad escursionisti principianti o non pratici della Valgrande.

La parte terminale della salta in vetta presenta dei tratti esposti.

 

Raggiungere il luogo di partenza: da Verbania si segue la strada statale SS33 del Sempione fino a raggiungere l’uscita Val Vigezzo – Masera. Quindi si percorre la val Vigezzo fino a Malesco, dove si seguono le indicazioni per la Val Loana. Percorsa la strada asfaltata fino alla fine si giunge alla località Fondi di-Gabbi, punto di partenza dell’escursione.

 

Traccia GPS: Fare clic con il tasto destro e “Salva destinazione con nome”: Pedum

 

Album fotografico:

 

 

L’escursione: Faccio l’ultimo passo e tiro su il peso del corpo; il Rosa si presenta davanti a me perfetto, con tutti i 4000 di fianco. Percorro la sottile cima ed alzo le braccia al cielo in segno di vittoria con gesto un po’ teatrale; ma non c’è pubblico, quel gesto è per me.

Mi giro e vedo spuntare la testa di Giada, le vado incontro sorridendo. Arriva anche Claudio. Tutti i tre con aria trasognata e soddisfatta non riusciamo a parlare.

Comincio dall’inizio però.

Quanto tempo è che guardo il Pedum dal balcone di casa mia e lo vedo ergersi a simbolo della Valgrande? No. Non è solo il simbolo della Valgrande, è il simbolo di una natura incontaminata che sta scomparendo e che trova nelle sue pendici un’ultima roccaforte alla quale aggrapparsi per riuscire ancora a sopravvivere, in qualche modo.

E’ da tanto tempo che volevamo andare al Pedum, e oggi ci proviamo.

Partiamo da Fondo li-Gabbi in una giornata splendida, a mezzogiorno passato. La Laurasca ci osserva da lontano in fondo alla valle e dopo esserci caricati come dei muli ci incamminiamo verso l’alpe Scaredi. La salita è piacevole anche se il caldo è abbastanza opprimente. La giornata limpida ripaga facendo affiorare all’occhio tutte la belle vette della Valle Vigezzo: la Pioda di Crana, La Scheggia, lo Ziccher…

Arrivati a Scaredi il Rosa ci accoglie maestoso come sempre e se possibile anche un po’ di più. Sotto di noi la Valgrande.

 

 

Alpe Scaredi: per noi la porta per la Valgrande

 

Scaredi è sempre bello; messo lì sul filino della sella a separare due mondi. Da una parte la Val Loana, nei cui prati si affollano le famiglie e chi vuole passare una bella domenica a prendere il sole osservando la vette. Dall’altra l’alta Valgrande, nei cui boschi si avventurano gli escursionisti in cerca della natura selvaggia, della pace e di un rapporto genuino con la natura. E Scaredi se ne sta lì in mezzo, sospeso tra questi due mondi.

A Scaredi capita di incontrare il cittadino o l’escursionista improvvisato che dalla Val Loana si è spinto fin lassù e capita di incontrare gente affardellata che arriva da chissà quali trekking di chissà quante ore che ha scelto Scaredi per fare ritorno nel mondo civile.

Mentre io mi perdo in tutte queste meditazioni i miei compagni di gita mi richiamano all’ordine ricordandomi che forse è meglio proseguire, così ci incamminiamo verso la Bocchetta di Scaredi e quando arriviamo al bivio per la Cima Laurasca non sappiamo resistere alla tentazione di andare in vetta.

E allora su per il bel sentiero che con ripidi tornanti risale lo sfasciume detritico del versante Ovest e dopo essersi spostato sul versante Nord ci fa fare un ultimo strappo e ci porta lassù: alla croce di vetta.

 

 

Cima Laurasca, panorama di vetta

 

La giornata è splendida ed il panorama è mozzafiato sui laghi d’Orta e Maggiore e soprattutto sui monti: Finsteraarhorn, Bietschhorn, Cistella, Cervandone, Leone, Weissmies, Fletchhorn, Lagginhorn, Rosa… quante e quante vette! E poi ci sono quelle vicine come pizzo Marona, la Zeda, il Mottac, la Cima di Campo, Cima Sasso…

Dopo una bella pausa in contemplazione del panorama scattiamo la foto di vetta e mi accingo a lasciare la dedica sul libro di vetta. Ho già in mente la romanticheria sdolcinata ma purtroppo per voi non trovo posto sul quaderno… Purtroppo per voi perché visto che non ho trovato posto lì mi accingo a scriverla qui:

 

9/8/08

Vittorio, Giada e Claudio saliti dalla Val Loana in una giornata di Sole splendida! Il panorama ci invita a conquistare tutte le vette che vediamo all’orizzonte, anche se tre vite messe insieme non basterebbero… Intanto proviamo a fare qualcosa che fino a poco tempo era per noi solo un sogno: proviamo a salire sul Pedum! Stanotte a Bocchetta di Campo e domani speriamo bene…

 

Ripartiamo per la discesa fino al bivio passato in precedenza, dal quale stavolta ci dirigiamo verso la bocchetta di Scaredi; c’è qualche catena ma non è niente di difficoltoso, ci tocca risalire parte della quota persa ma in breve eccoci alla bocchetta.

Da qui in poi il sentiero comincia a diventare più impegnativo, una lunga serie di saliscendi tutti più o meno sulla linea di cresta, mentre alla nostra destra ammiriamo la Corona di Ghina, Cima Sasso e la Val Pogallo alla nostra sinistra si stende la Valgrande.

Con qualche bel passaggino catenato ma su sentiero sempre ben visibile e marcato saliamo e scendiamo per le creste fino a girare l’angolo e trovarci davanti il Pedum! La prima reazione è di terrore, la seconda di paura! E’ uno scoglio spaccato che si erge in mezzo alla valle: arcigno e tetro, e forse proprio per questo terribilmente affascinante.

Perciò la terza reazione è di gioia! Domani andremo là, pensiamo.

Poco dopo arriviamo alla bocchetta di Campo. Per l’acqua bisogna andare circa 100 metri più a valle in direzione del Pedum, dove si trova una piccola sorgente.

 

 

La bocchetta di Campo che ci ospiterà per una notte

 

Tornati su con le taniche ci mettiamo all’opera per accendere il fuoco ma non è cosa facile. Abbiamo recuperato un po’ di rametti secchi e della carta ma la stufa è piccola e non abbiamo la carbonella… il fuoco parte! Divampa! Poi si spegne… Per fortuna arriva una bella famigliola di escursionisti tedeschi (la bambina ha solo 10 anni!) muniti di carbonella… e allora Fuoco!!! E allora Cibo!!!

Il tramonto ci regala emozioni impagabili: colori che cambiano, che si affievoliscono mentre la Luna emerge alta nel cielo sopra il Picco del Pedum e dall’altra parte osserviamo le città accendersi.

E’ giunto il momento di fare belle foto e allora prendo il treppiede e ci provo. Nonostante i problemi di vignettatura la piccolina se la cava bene con i tramonti e riesco ad ottenere buoni risultati.

 

 

Buonanotte Pedum, lasciami salire domani…

 

Dopo la bella cena in compagnia con gli amici ci rintaniamo nei sacchi a pelo e spegniamo le luci del bivacco.

L’alba è, se possibile, ancora più suggestiva. Apro la finestra e chi mi trovo davanti? Il Leone! Sembra lì apposta a darmi la sua benedizione, ad infondermi coraggio.

Dopo una bella colazione ci mettiamo in cammino al cospetto di colori surreali e strepitosi, disegnati in un cielo che più limpido non poteva essere.

 

 

Wow!

 

Il Pedum si avvicina anche se perdiamo parecchia quota, e più si avvicina e più fa paura!

Il sentiero è tracciato abbastanza, si porta sotto la Cima Est e comincia a salire, dapprima nei rododendri e poi in modo piuttosto ripido in un canalino che in breve ci conduce sui pratoni sottostanti la Cima Est.

Ci convinciamo di aver sbagliato strada in quanto siamo finiti sul gruppo sbagliato e in mezzo ai due gruppi c’è una forra molto profonda quando io, che sono in testa al gruppo, sbuco l’angolo e vedo che il sentiero davanti a me fa qualche acrobazia ma riesce alla fine a passare dall’altra parte… Mi scappa un SIIII a tutto volume, seguito da un CAZZO SI PASSA!!! Detto ad altrettanto alto volume. Capisco che abbiamo seguito il sentiero che si infila nel canalino centrale ma va bene anche così, basta arrivare su.

Aspetto gli altri due miei compagni di sventure che rimangono un po’ perplessi davanti alle acrobazie da compiere. Effettivamente c’è un passaggino esposto subito davanti a noi che scende, poi un bel traverso neanche a dirlo esposto e poi un bel ripido canalino che Giada e Claudio giudicano infattibile.

Vado da vicino a vedere fino a che arrivo all’imbocco del canalino. Non è poi tanto male… Basta non guardare giù… Giada mi raggiunge e appena mette mano sulla roccia tira fuori un altro set di quattro zampe, cosicché diventano otto, e comincia ad arrampicare a velocità supersonica.

Ho capito tutto: nella vita precedente era una tarantola!

 

 

Talento naturale? O avrà qualche zampa in più invisibile a noi umani?

 

Io e Claudio seguiamo increduli, Giada si ferma e mi dice: vai avanti tu che preferisco. E così vado su l’ultimo pezzettino fino a che faccio l’ultimo passo e tiro su il peso del corpo; il Rosa si presenta davanti a me perfetto, con tutti i 4000 di fianco. Percorro la sottile cima ed alzo le braccia al cielo in segno di vittoria con gesto un po’ teatrale; ma non c’è pubblico, quel gesto è per me.

Mi giro e vedo spuntare la testa di Giada, le vado incontro sorridendo. Arriva anche Claudio. Tutti i tre con aria trasognata e soddisfatta non riusciamo a parlare

Tutte le foto di vetta e i racconti non possono esprimere quanto abbiamo provato.

 

 

Cima Pedum: il sogno!

 

Dopo un tempo che ci sembra infinito, sospesi sul tetto di un mondo a parte, scendiamo nel canalino stando molto molto attenti e aver risalito il breve passaggio delicato pieghiamo alla nostra destra per raggiungere in breve la Cima Est.

 

 

Cima Est: la ciliegina sulla torta!

 

Il panorama è aereo e spettacolare sulla Val Cavrì. Altra foto di vetta e altre soddisfazioni!

Scendiamo al Fornale e quindi risaliamo alla bocchetta per un bel pranzetto o seconda colazione o chessò io. Insomma ci fermiamo a mangiare, gustandoci i sapori delle vette raggiunte e soprattutto realizzando di essere stati lì: su quel nero scoglio che si erge minaccioso in mezzo alla valle!

 

Escursionisti: Vittorio, Giada e Claudio

 

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