(verso il) Passo della Rossa (2392 m)

22/11/2009

Luogo di partenza: Alpe Devero

 

Difficoltà escursione: E/EE

 

Dislivello: circa 1522 complessivi di cui 761 in salita (Alpe Devero 1631m – Alpe Campello 1718m – Piani della Rossa 2051m – quota massima 2392m)

 

Tempo di percorrenza dell’escursione: 5 h totali senza considerare le soste.

 

Raccomandazioni: Itinerario percorribile tutto l’anno, condizioni nivologiche permettendo. Non vi sono particolari difficoltà da segnalare eccetto un breve passaggio attrezzato con una scaletta a pioli e un breve tratto di catena, posto sopra i piani della Rossa per superare una balza rocciosa.

 

Raggiungere il luogo di partenza: Da Gravellona Toce si segue la statale SS33 del Sempione fino alla uscita Crodo, quindi si prosegue fino a Baceno, dove si svolta a destra in direzione dell’alpe Devero, il quale viene raggiunto in circa venti minuti. Nei giorni festivi e nei periodi di maggiore affluenza turistica il parcheggio dell’alpe Devero è a pagamento (5 euro per auto).

 

Traccia GPS: clicca con il tasto destro e "Salva destinazione con nome". Passo della Rossa

 

Album fotografico:

 

 

 

L’escursione: Doveva essere la traversata della Valdeserta, programmata da tempo e più volte rimandata.

Che la giornata non sarebbe stata di quelle meravigliose ce lo avevano annunciato le previsioni meteorologiche, ma a volte la voglia di monti è più forti delle previsioni del tempo e così siamo partiti lo stesso, alla volta dell’alpe Devero, per salire verso i piani della Rossa e poi ancora più su, per scendere poi in Valdeserta, verso il lago di Devero e chiudere l’anello.

Devero ci accoglie brullo, già scarno dei colori autunnali e non ancora ricoperto dal candore della neve che in questo periodo, in altri anni, lo ricopriva.

Le nuvole alte non ci oscurano la vista della Rossa e cominciamo a salire verso l’alpe Campello e poi di fianco al canalone che sale ai piani della Rossa.

 

 

Salendo vero i piani della Rossa

 

Entrambi siamo reduci di una settimana difficile combattuta tra influenza e malesseri muscolari, per cui la salita verso i piani della Rossa, baldanzosa in altri periodi, si presenta più lunga del previsto e i tempi di percorrenza si allungano inevitabilmente, inoltre le nuvole si chiudono sopra di noi anche se in prossimità dei piani non ci oscurano la vista del grandioso Cervandone: immenso, bello, forte dall’alto dei suoi tremila e duecento metri di altitudine, contornato dalla cresta del Bandiera da una parte e dalla Marani dall’altra.

Domina lo scenario come un signore incontrastato dell’alpe e ci osserva salire e sbucare finalmente ai piani della Rossa, sotto un cielo surreale.

La pietraia che conduce su al passo e priva di neve e in breve riprendiamo la salita sul facile sentiero, salutati da un numeroso branco di camosci sulla cresta di fronte a noi.

Ben presto arrivano i passeggini noti, visti e rivisti in fotografia e descritti da tutte le relazioni: una bastionata rocciosa viene superata grazie ad un breve tratto attrezzato con una scala a pioli e un breve passaggio di catene.

Superato questo ci resta da affrontare un traverso, insidioso per via della neve a chiazze che colora a tratti un paesaggio monocromatico ed ancora più austero del solito.

 

 

L’omone di “vetta”

 

Pochi passi e siamo in vista del passo della Rossa, ai piedi della vetta più misteriosa ed affascinante della zona: la punta della Rossa.

Qui, tra il pizzo Fizzi e la già nominata Rossa, capiamo che l’avventura non andrà a compimento. Un sottile, crostoso e precario strato di neve ricopre la pietraia verso il passo e percorrerla è un’impresa un poco rischiosa. A che serve? Meglio tornare indietro per dove siamo saliti, per avere altre occasioni di ripercorrere questi sentieri o magari osservare il mondo da una di quelle vette imprendibili che si ergono ai lati del passo.

 

 

Autoscatto

 

Così, dopo una sosta che ha ben poco di trionfale ma va che bene così, ci rimettiamo in marcia. Non c’è vento, non abbiamo preso né acqua né neve, abbiamo trascorso una bella giornata al cospetto di belle vette e anche se quest’oggi le abbiamo solo ammirate da lontano siamo comunque contenti.

Il re della gita, quello su cui l’occhio si è posato molto molto spesso, resta il Cervandone. E’ a lui che vanno i nostri occhi, i nostri cuori e i nostri sogni alpinistici a Devero.

 

Escursionisti: Vittorio e Giada

 

                                                                                   Alpe Devero