Passo del Fornalino(2345m) con le ciaspole

18/02/2008

Luogo di partenza: Cheggio

 

Difficoltà escursione: E/EE

 

Dislivello: 1734m complessivi di cui 867m in salita (Cheggio 1478m – Alpe Meri superiore 1851m – Passo del Fornalino 2345m)

 

Tempo di percorrenza dell’escursione: 5h totali senza considerare le soste

 

Raccomandazioni: Escursione piuttosto breve ma molto intensa. In estate non dà nessun problema ma fatta in inverno può essere rognosa e tutt’altro che banale. Da effettuarsi in condizioni di sicurezza quando le vette hanno già scaricato le nevicate più abbondanti in quanto dal pizzo Fornalino si originano valanghe di dimensioni anche notevoli.

Il percorso è evidente anche nella neve e non vi è alcun rischio di smarrirsi.

 

Raggiungere il luogo di partenza: da Verbania si segue la strada statale SS33 del Sempione uscendo a Villadossola, quindi si seguono le indicazione per la Valle Antrona.

Percorsa la valle in tutta la sua lunghezza si giunge ad Antronapiana, dove si seguono le indicazioni per Cheggio e tramite una stretta e tortuosa stradina si raggiunge in piccolo paese sovrastato dalla diga di Cheggio. E’ consigliabile tenere le catene a bordo.

 

L’escursione: La valle Antrona è una delle più selvagge tra le valli ossolane. La cornice di montagne che la circonda è austera ed imponente.

Da Cheggio è impossibile non notare la Weissmies: più vicina che mai per chi come noi è abituato a osservarla dal lago Maggiore. Alla sua sinistra, più basso ma forse più severo si erge Pizzo Andolla.

Dalla parte opposta, in direzione Nord-Est, il passo del Fornalino ci attende.

 

 

L’abitato di Cheggio, la Weissmies impera

 

Capiamo subito che la via di ascesa è molto pendente, dopo uno sguardo al pizzo Fornalino per costatare che tutta la neve che doveva cadere è già caduta, ci mettiamo in marcia.

La mattina è piuttosto fredda è la neve è ricoperta da un sottile strato di ghiaccio che tuttavia ci tiene in superficie senza rompersi.

Restiamo incantati ad osservare i disegni che il caldo e il gelo hanno disegnato sul manto nevoso.

Durante il giorno il sole scioglie lo strato superficiale di neve, la quale viene poi gelata dal freddo notturno, che la blocca in forme liquide e sinuose.

All’inizio della salita ci teniamo sulla sinistra del canalone, raggiungiamo delle baite semisepolte dalla neve per poi portarci al centro di esso. La salita è direttissima, le pendenze sono elevate ma la fatica viene ripagata dal panorama. Dietro di noi osserviamo i laghi d’Antrona e di Campliccioli, entrambi gelati, la punta di Trivera, il pizzo Ton, mentre da dietro, in fondo, appaiono le punte del Monte Rosa. La Weissmies, purtroppo, si ritira timidamente dietro il versante, tuttavia da quella parte ammiriamo l’Andolla sovrastare il lago di Cheggio, anch’esso gelato.

 

 

La veduta della valle, il lago di Cheggio

 

Il silenzio regna incontrastato, siamo soli, anche il vento tace.

Ci portiamo leggermente sulla destra per superare il primo dei due ripidi muri che conducono al passo. Le pendenze sono proibitive.

 

 

Claudio all’assalto del Fornalino

 

Compiamo un traverso riportandoci al centro del canalone e dopo una breve tregua eccoci all’attacco del secondo muro.

Per fortuna gli scialpinisti ci facilitano il lavoro, le loro tracce a zig-zig creano un minimo di terrazzamento dove poter camminare con le ciaspole.

Un ultimo strappo e siamo su, la croce è sempre più vicina…

 

 

Vittorio appeso sul ripido versante sotto i maestosi contrafforti del pizzo Fornalino

 

Giunti su ci commuoviamo come due bambini, la vista è sensazionale. E’ una giornata serena, perfettamente limpida e senza un alito di vento; cosa chiedere di più? La valle Bognanco scende dall’altra parte del passo in modo ripido come la salita appena fatta, mentre ammiriamo una distesa di cime senza eguali: Cistella, Diei, Arbola, Giove, Castel e chissà che altro… mentre verso Sud-Ovest il Rosa domina tutto.

Binocolando scorgiamo senza dubbio la Capanna Margherita! E’ la prima volta che la vediamo, seppure da molto lontano, lei, che i suoi 4559 rappresenta un po’ il simbolo dei nostri sogni escursionistici.

 

 

La tagliente lama del passo accoglie Vittorio e Claudio, che si preparano alla pausa pranzo

 

Dopo esserci assicurati che la conquista del pizzo Fornalino non è nelle nostre possibilità ci rassegniamo e sostiamo incantati a guardare il panorama, che mentre la pancia si riempie diventa ancora più bello.

 

 

Il Rosa sovrasta il mondo

 

 

Il pizzo Fornalino, troppo impegnativo per noi, ma vi sono tracce di salita…

 

La bianca lama del passo fa paura, affascina e incute rispetto.

Dominata dal vicino pizzo Fornalino la cresta si stende come un serpente verso Sud-Est.

Consumato il pasto al cospetto del paradiso ci rimettiamo in marcia per la discesa. La montagna oggi è dalla nostra parte: la stessa neve ghiacciata che ci teneva a galla mentre salivamo adesso si è sciolta e permette alle nostre ciaspole di affondare e di fare un po’ di presa. La discesa è comunque impegnativa e Claudio prende un paio di scivoloni per fortuna senza conseguenze.

Stando attenti a non sottovalutare i rischi, soprattutto nel primo e più ripido tratto di discesa, scendiamo rapidamente nel canalone sotto un sole invernale ma comunque cocente.

 

Escursionisti: Vittorio e Claudio

 

                                                                                                     Valle Antrona