Monviso (3841m)

via normale

24-25/07/2010

Luogo di partenza: Pian del Re

 

Difficoltà escursione: PD

 

Dislivello: 4128m complessivi di cui 2064m in salita (Pian del Re 2020m - Lago Fiorenza 2113m - Lago Chiaretto 2261m - Colle del Viso 2650m - Rifugio Sella 2640 m  - lago Grande di Viso 2590m - Passo delle Sagnette 2991m - Vallone delle Forcioline 2930m - Bivacco Andreotti 3225m - Duomo di Milano 3500m - Fornelli 3700m - Monviso punta Trieste 3841m)

 

Tempo di percorrenza dell’escursione: 2,5 h al rifugio Sella, 5 h di salita, 5 h di discesa al Sella e 2 h da qui al Pian del Re, tutto senza considerare le soste.

 

Raccomandazioni: Ascensione alpinistica che non presenta difficoltà eccessive (passaggi di III- in assenza di neve e verglass). Malgrado questo la normale al Monviso è spesso sottovalutata. I problemi maggiori possono essere i repentini cambiamenti climatici, le scariche di sassi provocate da alpinisti sulla via, l’affollamento della via che allunga i tempi di percorrenza, le condizioni della via e naturalmente la lunghezza del percorso.

E’ necessaria tutta l’attrezzatura da alta montagna come piccozza, ramponi (informarsi sulle condizioni nivologiche), corda, imbrago, cordini, moschettoni… e abbigliamento adeguato.

Dal Quintino Sella non si trova acqua sulla via.

  

Raggiungere il luogo di partenza: Risalire la valle del Po fino a Crissolo e su una strada abbastanza comoda si giunge al Pian della Regina e quindi al Pian del Re.

 

Album fotografico:

 

 

L’escursione:

Quante volte in autostrada verso Torino, per dare gli esami universitari, abbiamo sospirato guardando il Monviso. Unica piramide indiscussa delle alpi Cozie che domina la pianura con la sua altezza. E ora ci siamo…

Partenza sabato in tarda mattina con il CAI di Laveno. Arrivo in macchina al Pian del Re dove la nostra meta già si fa vedere. Dopo un pranzetto, io e Vittorio decidiamo di salire verso il rifugio Sella dove ci fermeremo a dormire. La camminata dura circa due ore e mezza e si snoda su sette chilometri contro i soli 600m di dislivello.  Il paesaggio intorno è stupendo: sole, tanti laghetti e una cornice incantevole là dove nasce il Po’.

Il percorso sale dapprima costeggiando il lago Fiorenza e poi si impenna per affacciarsi nel vallone dei Quarti. Poi il lago Chiaretto, con un bel saliscendi ed infine un bello strappo sulla morena fino a passare sotto il Viso Mozzo dal colle del Viso.

Arriviamo al rifugio in tempo per un po’ di sole, per conoscere i nostri compagni di viaggio e per un buon te.

 

 

Il lago grande di Viso

 

Arriva domenica mattina: sveglia alle quattro e fuori è ancora buio pesto. Riusciamo ad essere fuori dal rifugio alle cinque; tutti pronti con la nostra frontale. L’adrenalina è tanta, Vittorio è bello agitato! Si parte subito in discesa dove si vanno a perdere circa 50m per abbassarsi sul lago Grande di Viso, appena sotto il rifugio. Si abbandona la traccia che sale verso il passo Gallarino e puntiamo verso il passo delle Cagnette su un sentiero comodo. Passa circa un’ora e la luce inizia ad arrivare in un’alba limpidissima. Arriviamo così ad un passaggio abbastanza lungo con le catene e a tratti abbastanza esposto fino ad arrivare al passo delle Sagnette.

Il gruppo comincia a scremarsi e il traffico a diminuire. Sotto un cielo tinto di rosso, dove il sole deve ancora arrivare, iniziamo a percorrere la lunga morena fino all’ex ghiacciaio del Viso. Qua e la segni di vernice ci danno sempre buone indicazioni sulla strada da prendere. A tratti, ancora alcuni passaggi sulla neve che stenta ad andare via. Sembra tutto perfetto, il tempo, Vittorio accanto… Dopo una bella pausa raggiungiamo il bivacco Andreotti. Il sentiero sale fino ad arrivare ad un bel traversone con la neve. C’è chi sceglie di farlo senza ramponi ma io, Vittorio e altri decidiamo di metterli per sentirci più sicuri.  Il traverso sale verso ad est e sarà l’ultima parte di sentiero. Da lì in poi (3300m circa) inizierà l’attacco della via quasi del tutto in arrampicata.

 

 

Giada in azione sulla via

 

La via è indicata abbastanza bene con segni di vernice gialla, tuttavia potrebbero risultare nascosti in caso di neve.

E qui inizia il pezzo più divertente! L’esposizione a tratti si fa sentire pesantemente ma decidiamo di non legarci. L’arrampicata è sempre ben appigliata e sicura con massimi passaggi di terzo grado scarso. La cosa che frega di più è la stanchezza che inizia a farsi sentire… 500m di dislivello in arrampicata non sono un toccasana per gambe e braccia.

La salita però viene gestita abbastanza bene con Vittorio a lanciarmi sempre occhiate per vedere se combinassi qualche danno. Arrivati intorno ai 3500m, nei pressi della guglia chiamata Duomo di Milano, segnali un po’ ambigui e un brutto traverso sulla neve, ci portano fuori strada (verso la cresta Est) ma per fortuna di poco. In pochi minuti ritorniamo sulla retta via e così ci troviamo di nuovo ad arrampicare. La stanchezza a tratti mi fa imbestialire! A 3700m incontriamo i famosi Fornelli, un punto di arrampicata abbastanza caratteristico in dei camini che per fortuna sono in ottime condizioni e senza verglass, ma ormai la quota fatidica si avvicina non si può mollare ora!

Solo quando finalmente vediamo l’aquila di pietra inizio veramente ma veramente a prendermi bene: ormai è fatta, ancora un piccolo traverso, le ultime bracciate e a cinque ore e mezza dalla partenza eccoci in cima. L’emozione è da togliere il fiato.

 

 

Foto di vetta!!!

 

Sembra di dominare il mondo…non poteva esistere modo migliore per festeggiare il primo mese di matrimonio!!!

Ci fermiamo pochino in vetta perché la discesa è lunghissima e infatti impieghiamo più di tre ore per scendere i 500 m di dislivello della via. Per prudenza ci siamo legati io e Vittorio, facendo sicurezza sui sassi e qualche calata laddove abbiamo trovato anelli da doppia.

 

 

Giada in un passaggio della lunga discesa

 

La lunghezza della discesa mi uccide e impieghiamo circa 9 ore ad arrivare alla macchina al Pian del Re, dopo aver bevuto la birra più buona e fresca della mia vita al Quintino Sella…

E soprattutto dopo tutte le scivolate fatte scendendo, le ginocchia nere per aver battuto sulla roccia, il ginocchio super dolorante mi sembra incredibile poter raccontare questa avventura da “viva”!

  

                                                                                                 Alpinismo