Monte Leone (3553m)

01/08/2010

Luogo di partenza: Passo del Sempione

 

Difficoltà escursione: F

 

Dislivello: 3422m complessivi di 1711 m in salita (Passo del Sempione 2002 m – Passaggio sotto l’Hubschhorn 2377m – Homattugletscher 2900m – Colle del Breithorn 3355m – Alpjegletcher 3275m – Attacco della cresta 3340 m – Monte Leone 3553m)

 

Tempo di percorrenza dell’escursione: 5-7 h per la salita, 3 ½ -5 ore per la discesa.

 

Raccomandazioni: Gita alpinistica abbastanza facile. Occorre tuttavia valutare con attenzione le condizioni del ghiacciaio e della cresta sud del Leone. Inoltre è necessaria una buona preparazione fisica dato il notevole sviluppo (quasi 20 Km totali) e il dislivello (1800 m circa).

E’ possibile dormire all’ospizio del Sempione per essere già sul luogo di partenza alla mattina.

Sono ovviamente necessari piccozza, ramponi, imbraco, corda, attrezzatura da ghiacciaio e abbigliamento adeguato.

Dal colle del Breithorn è possibile salire la cresta Ovest puntando ad un intaglio a quota 3400m, un poco più impegnativa (III grado). In tal caso è necessario calcolare circa mezz’ora in più per la salita.

  

Raggiungere il luogo di partenza: da Verbania si segue la strada statale SS33 del Sempione, seguendo sempre le indicazioni per il passo si passa la dogana italiana e dopo qualche chilometro quella svizzera, quindi si arriva al passo in prossimità dell’ospizio, dove si lascia l’auto.

 

Traccia GPS: clicca con il tasto destro e "Salva destinazione con nome". Leone

 

Album fotografico:

 

 

L’escursione:

 

Era da tutta la settimana o forse da anni che sognavo ed immaginavo il momento in cui avrei cominciato a percorrere la cresta sud del monte Leone, dominando il lago d’Avino.

Forse la mia passione per le creste mi ha portato lassù con la mente più di una volta ma le gambe non mi ci avevano mai portato.

Ora sono qui, in cresta, puntando la vetta ma non é come me lo ero immaginato. Manca Giada, da poco mia moglie e da anni compagna di avventure.

Manca lei, fermata al Colle del Breithorn da una infiammazione al ginocchio; colpo di coda della gita al Monviso di settimana scorsa.

E ora che sono qui, con Enzo, guardo alla vetta sempre più vicina, quasi da sentirne l’odore.

 

Che non sarebbe andato tutto perfettamente lo avevo capito quando poco dopo che eravamo partiti dall’ospizio del Sempione, con le torce frontali data l’ora quasi notturna, Giada ha cominciato a lamentare un dolorino al ginocchio e si sa che i dolorini, quando hai da salire quasi 1700 m di dislivello, non perdonano.

Ci siamo alzati per i prati puntando l’arcigno Hubschhorn, riconoscendone la sagoma illuminata dalla luna e poi qppena superato il passaggio ostico del traverso (ostico in inverno a causa del pericolo di scariche) ci siamo innalzati a destra sulla pietraia.

Per chi come me era stato qui sono in inverno é una vera sorpresa; immaginavo prati e fiori che dormivano sotto la neve e invece troviamo solo sassoni scuri a perdita d’occhio, formando una distesa ripida ed inospitale fino all’Homattupass.

Che bella la neve che appiana le asperità addolcendo il paesaggio! Per fortuna il ghiacciaietto del Breithorn ci guarda appeso al passo omonimo e sappiamo che almeno da li in poi metteremo i ramponi.

 

 

Enzo

 

Invece di seguire la traccia estive che risale la parte Est del vallone giriamo subito a destra, ripercorrendo quella che è la traccia invernale. Si allunga un pochino ma forse la salita è più dolce, malgrado la pietraia non sia proprio facile. Giada si appiglia a un grosso sasso che scivola all’indietro rischiando di venirle addosso ma fortunatamente l’unica conseguenza è un bastoncino piegato.

Intanto, sotto un cielo perfetto prendiamo la direzione dell’Homattugletscher e finalmente ne raggiungiamo la base, dove ci concediamo una piccola sosta e formiamo la cordata.

Giada è un po’ affaticata con il ginocchio, che non le da tregua, ma decide imperterrita di continuare la salita.

 

 

Formiamo la cordata

 

Risaliamo il ghiacciaio tenendoci sulla sinistra per evitare qualche crepaccio e osserviamo quanto stia soffrendo quest’anno; ovunque acqua che scorre sopra il ghiacciaio e a tratti, ahimè numerosi, emerge il ghiaccio vivo.

Raggiungiamo il colle del Breithorn e appare davanti a noi il re delle Lepontine. E’ la seconda volta che lo vedo da questa prospettiva ma se la prima ero diretto al Breithorn oggi so che la meta è proprio lui: il re, la vetta per eccellenza che da sempre anima la mia passione per la montagna.

Giada da forfait, si arrende a un dolore che diviene insopportabile al pensiero della discesa.

“Proseguite voi, io sto qui e massimo comincio a scendere, lentamente”.

Io ed Enzo ci scambiamo uno sguardo d’intesa. Poche parole e decidiamo di tenere un passo criminale per essere di ritorno al più presto e lui, maratoneta con 42 maratone finite, non può che gioire se il ritmo si alza un poco.

E così, sempre con lo sguardo alla vetta, ci abbassiamo sull’Alpjegletcher perdendo 100-150 m dei metri faticosamente guadagnati e puntiamo alla base della cresta sud, che raggiungiamo di buon passo.

Tolti i ramponi comincia la scalata e con essa, qualche problema.

Guardo le rocce, piuttosto rotte e frastagliate e so che 20 m sopra di noi c’è la cresta Sud ma non so come raggiungerla. Segni non ce ne sono e dopo una frettolosa analisi ci infiliamo su cercando la via giusta per sbucare a metà tra Veglia e il Sempione, sospesi tra due mondi.

 

 

Enzo sulla cresta

 

L’arrampicata non è difficile e molto divertente, anche se per prudenza rimaniamo legati. In breve siamo in cresta: aerea, superba, stupenda cresta tante volte immaginata e sognata.

La vetta ci osserva, 200 m di quota da prendere e saremo li. La percorriamo senza difficoltà anche perché è abbastanza ampia e a parte qualche passaggio esposto ma ben appigliato sul lago d’Avino non presenta difficoltà. 1000 m esatti sotto di noi la diga d’Avino. Non posso far altro che pensare quanto ho guardato la vetta standomene comodamente seduto in riva al lago a fare merenda! Ma ora sono su, quassù su quella cresta tanto e tanto voluta al punto che non ci credo, mentre passo dopo passo sono siamo sempre più vicini.

“Ho ci siamo infognati o ci siamo” dico a Enzo, rendendomi conto che la cresta sta per finire. Due passi ancora e appare la croce; ci siamo.

 

 

Vittorio in vetta!

 

 

Vittorio ed Enzo in vetta

 

Scrivo sul diario di vetta parole che non esprimono ciò che ho dentro e guardo, osservo, scruto il panorama in cerca delle vette dalle quali, appena arrivato in cima, lo cercavo.

Ne trovo qualcuna, in quel mare infinito di cime, creste e punte. Sono troppe, troppe che mi ci vorrebbe tutto il giorno, forse, per riconoscere quelle su cui sono stato e ho guardato il Leone.

Il tempo stringe e Giada aspetta. Pochi minuti in vetta, sul tetto delle Alpi Lepontine ma minuti di vera pace, di autentica soddisfazione e gioia.

Ci scambiamo una stretta di mano e mangiamo qualcosa prima di scendere la cresta e qui occorre non sottovalutare le difficoltà perché la discesa è sempre la parte più difficile.

Quando il cuore resta su, insieme alla mente e le gambe si muovono su passaggi esposti può essere pericoloso, quindi la percorriamo con estrema cautela, prima di scendere di nuovo su ghiacciaio e cominciare il lungo rientro.

Giada nel frattempo ha cominciato la discesa e la ritroviamo zoppicante. Ci uniamo a lei, puntando verso la macchina, verso la vita normale, che comunque arriverà solo dopo una birra e una fetta di torta e che poi tanto normale, per chi come noi ha delle passioni così forti, non sarà mai.

Che mi resta di poco meno di mezz’ora vissuto sulla cima tanto sognata? Soddisfazione, gioia che si libera dopo che un sogno si realizza ma soprattutto stanchezza nelle gambe, provate dalla lunga gita…

 

                                                                                          Alpinismo