Castagnando sul Mont’Orfano

12/10/2008

Luogo di partenza: Gravellona Toce

 

Difficoltà escursione: T

 

Dislivello: 800-900m complessivi di cui 400-450m in salita

 

Tempo di percorrenza dell’escursione: 2 ½ h totali senza considerare le soste e senza prendere le castagne

 

Raccomandazioni: Classica passeggiata nei boschi su sentieri sempre larghi e ben tracciati. Anche la lunghezza ed il dislivello contenuto la rendono una facile scampagnata adatta anche a famiglie e a escursionisti principianti.

 

Raggiungere il luogo di partenza: A Gravellona Toce si seguono le indicazioni per Verbania e appena dopo essere passati sul ponte del Toce si svolta a sinistra in direzione Mergozzo. Quindi percorse poche centinaia di metri si lascia l’auto nello spiazzo davanti al cancello dell’inceneritore. Il sentiero comincia qualche metro più indietro (bisogna ritornare nella direzione di provenienza) sul lato opposto della carreggiata.

 

Album fotografico:

 

L’escursione: Una gita strana, questa, su una montagnola a noi cara tanto da ripercorrerne i suoi sentieri quasi annualmente, e che a dispetto della sua modesta altezza offre comunque agli ardimentosi escursionisti un panorama degno di nota.

Avevamo proprio voglia di una bella passeggiata senza impegno e abbiamo optato per fare due passi nel bosco raccogliendo qualche castagna.

Partiamo un po’ tardino da Gravellona Toce lasciando la macchina nel piccolo spiazzo davanti al cancello all’inceneritore.

Il sentiero non è un sentiero qualunque bensì un pezzo della linea Cadorna; realizzata a scopo militare in previsione della prima guerra mondiale.

Qui, nel VCO, le linee non hanno mai combattuto e qui, sul Mont’Orfano, sono conservate intatte delle belle casermette, polveriere e strade militari, anche se l’incuria dell’uomo e l’invasione del bosco stanno pian piano distruggendo l’opera bellica.

Cominciamo a salire sui resti di una cava abbandonata, di cui resta ormai solo una sassaia che gli arbusti hanno già ricominciato a rinverdire.

Il sentiero parte subito alla grande e dopo poche centinaia di metri cominciamo ad alzarci sul Fondovalle.

Ricordo di essere salito qui nell’anno dell’alluvione, il 2000. Tutta Fondotoce giaceva sommersa da un metro buono di acqua e, per una volta in questa zona trafficata regnava un silenzio surreale, quasi spettrale, rotto solo ogni tanto dal passaggio delle poche Jeep che si avventuravano sul ponte che passa il Toce.

 

 

La pace del bosco comincia ad avvolgerci

 

Oggi invece è una bellissima domenica mattina, e rispetto a 8 anni fa si riescono a vedere due grossi centri commerciali in più, case e condomini nuovi e il solito traffico.

Ma noi siamo nel bosco e ci stiamo lasciando alle spalle i rumori della città per immergerci nella quiete.

Costeggiamo una bella parete rocciosa che fa sognare Giada, aspirante arrampicatrice, quindi con larghi e comodi tornanti risaliamo in direzione della grotta fino ad entrarci dentro.

 

 

Giada nella grotta

 

Adesso Gravellona Toce si mostra in tutta la sua estensione, così come il Tecnoparco e in fondo cominciano a luccicare le isole Borromee.

Dopo qualche foto nella grotta risaliamo ancora un poco ed eccoci alla casermetta posizionata alla sommità della parete Sud. Qui avrebbe dovuto stabilirsi il comando delle operazioni belliche.

 

 

All’uscita dalla grotta

 

Sostiamo sdraiati al Sole che comincia a scaldare l’aria autunnale. Il panorama è bello: l’occhio spazia dal lago d’Orta fino alle isole Borromee che luccicano tra i riflessi sul lago.

Vediamo anche una bella Vanessa Atalanta ma la messa a fuoco della mia bambina stavolta non è abbastanza svelta e così… vabbè, sarà per la prossima volta.

 

 

La casermetta di comando è diventata ormai luogo di sosta e ristoro

 

Decidiamo di scendere verso la casermetta nel bosco (non so come si chiama ma io l’ho sempre chiamata così) percorrendo la strada gippabile, zona ideale per le castagne.

Così cominciamo a scendere ma di castagne ce n’è pochine…

Giada ha piano B: andare alla castagnata del soccorso alpino. Ma ecco che il bosco comincia a farsi fitto e le castagne iniziano a riempire i nostri sacchetti.

Dopo una bella pausa pranzo ricominciamo e poco dopo diventa impegnativo portarsele dietro, quante ce ne sono! E meno male che volevamo andare alla castagnata… Così mi riempio lo zaino di castagne e decido di scendere alla macchina per fare ritorno con i sacchetti vuoti.

Torno su e Giada intanto ha già quasi riempito un altro sacchetto! Poco male, ne regaleremo un po’ in giro.

E così arriviamo alla casermetta nel bosco e da qui in breve a prato Michelaccio a pochi metri dal punto di partenza.

Bella gitarella rilassante… adesso a casa a fare le caldarroste!

 

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