Pizzo Marona (2056m)

08/06/2008

Luogo di partenza: Cappella Fina

 

Difficoltà escursione: EE

 

Dislivello: 2000m complessivi di cui 1000m in salita (Cappella Fina 1102m – Pian Cavallone 1564 m – Colle della Forcola 1518m – Bassa del Campo 1571 m – Pizzo Marona 2056)

 

Tempo di percorrenza dell’escursione: 7 h totali senza considerare le soste

 

Raccomandazioni: Escursione lunga, faticosa e abbastanza impegnativa dal punto di vista tecnico. Non effettuare la gita con la neve o in condizioni umide in generale. Il percorso da Pian Cavallone presenta tratti esposti per cui è adatto ad escursionisti esperti.

 

Raggiungere il luogo di partenza: Da Verbania si seguono le indicazioni per Cambiasca, quindi per l’alpe Pala e da lì fino alla fine della strada asfaltata alla Cappella Fina.

 

Traccia GPS: clicca con il tasto destro e "Salva destinazione con nome". Marona.

 

L’escursione: E’ una classica mattinata incerta, e tanto per cambiare il meteo dà rovesci nel primo pomeriggio, ma la nostra voglia di montagna ci spinge ancora una volta a sperare nella clemenza del cielo. Partiamo dalla Cappella Fina e su un ampio sterrato cominciamo a salire in direzione del pizzo Pernice, in un bellissimo bosco.

Lo sterrato si stringe fino a diventare un comodo sentiero che aggira il Pizzo Pernice con un bel traverso panoramico sul lago Maggiore.

In breve tempo raggiungiamo la linea della cresta che collega pizzo Pernice al Pian Cavallone e godiamo di una splendida visuale sulla Valgrande. Di passo calmo proseguiamo verso Pian Cavallone gustandoci le nuvolette che si addensano sul lago e che ci regalano una visuale surreale.

Ma quanto è lontana la Marona!

 

 

Pian Cavallone domina il caro Lago Maggiore

 

Dalla cappelletta del Pian Cavallone finisce la passeggiata di salute e iniziano (per noi) i tratti un po’ tosti. Un bel traverso infatti ci evita la salita al Todano con successiva discesa al Colle della Forcola. Il traverso però è un poco esposto e presenta dei tratti attrezzati con catene. E’ necessario prestare attenzione ad ogni passo se non vogliamo trovarsi spiaccicati in fondo alla Valgrande… A parte le battute il pezzo non è impossibile da fare, solo richiede un po’ di cautela.

Dopo il bellissimo e panoramico traverso (con burrone alla sinistra annesso) arriviamo al Colle della Forcola dal quale attacchiamo la cresta pratosa della Cima Cugnacorta e dopo pochi metri seguiamo il sentiero sulla destra che la aggira in tutta la sua imponenza.

Qui la musica cambia: prima avevamo il burrone a sinistra, adesso a destra! E qui il sentiero è ancora più esposto e panoramico e i tratti attrezzati sono numerosissimi. Ma con calma e sangue freddo marciamo impavidi verso la cappelletta della Marona che ogni tanto ci fa l’occhiolino tra le nuvole.

A proposito di nuvole: ma che è quel cumulonembo che sta salendo dietro di noi? Passerà oltre?

 

 

Giada sovrastata da un cumulonembo, noto generatore di temporali!

 

Continuiamo a salire cominciando a prendere quota piuttosto rapidamente fino a che ci troviamo davanti alla scala santa: bellissima costruzione dell’uomo; elemento antropico che si combina con una natura arcigna e selvatica.

La percorriamo senza difficoltà e poco dopo ci troviamo in un altro passaggio mitico: il ponte del diavolo.

 

 

La mitica scala santa

 

Appena dopo il ponte del diavolo incrociamo degli escursionisti, e guarda chi si vede! Il mitico (molto più della scala santa in verità) Cappelletti Flavio detto Cappef e la sua cricca. Arcinoto e il suo sito internet www.cappef.com

Peccato soltanto che il chiacchiericcio col Cappef si interrompe a causa dell’intervento del cumulonembo di cui si diceva sopra, e allora giù pioggia!

Comune dall’incontro apprendiamo che non manca moto alla vetta, visto che la nebbia copre ormai ogni cosa che si trovi a più di un metro da noi…

 

 

Flavio, Avio e Guido

 

Con le ultime calorie disponibili alle nostre zampette raggiungiamo la cappelletta della Marona e da qui siamo in vetta!

Ce l’abbiamo fatta anche se è stata dura…

 

 

Panorama di vetta dalla Marona

 

Dopo un bel pranzettino sotto la cappelletta, che ci ripara dalla pioggia, intraprendiamo la dura discesa. La rocce bagnate rendono infido ogni passo e quindi ci mettiamo un’eternità e mezza a portare i sederini al Pian Cavallone. Poi la beffa: il cielo si apre, esce il sole. E allora ma vaff……

A parte i litigi con il cielo è stata una gran bella gita e ritorniamo alla macchina stanchi e contenti.

 

Escursionisti: Giada e Vittorio

 

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