Marchhorn o Punta del Termine (2962m)

 

10/04/2016

Luogo di partenza: Riale

 

Difficoltà complessiva: BSA

 

Tempo di percorrenza: 4-5 h per la salita.

 

Dislivelli: 1400m di salita circa

 

Raccomandazioni: Gita molto poco frequentata e dal notevole sviluppo. Da effettuare in condizioni di neve sicure.

 

Traccia GPS: Clicca con tasto destro e salva con nome: Marchhorn

 

Album fotografico:

 

 

 

 

La gita: Quando arrivo al deposito sci, ai piedi del salto di rocce che conduce in vetta, il lago Toggia e i laghetti del Boden sotto di me mi riportano indietro nel tempo, tanto tempo. Erano le prime ciaspolate ed essere arrivato ai laghetti del Boden era per noi una mezza impresa, mai e poi mai avrei pensato possibile giungere lassù, al Marchhorn, e per giunta quasi con gli sci ai piedi.

 

Che sarebbe stata dura lo immaginavo, che sarebbe stata lunga anche, ma che ci saremmo trovati una barra di rocce e una crestina nevosa ed affilata a sbarrarci la via per la vetta no, questo proprio non lo immaginavamo.

Sicuramente la colpa di tutto ciò è mia, che essendomi messo davanti a battere traccia e non avendo letto la relazione ho puntato a tutta dritta verso la cima appena l’ho vista e tracciando un traverso dritto per dritto ho condotto i miei sci e i miei compagni di gita sulla cresta sud anziché fare il giro sotto la vetta e salire dalla normale, incrociando le tracce che salivano dalla val Bedretto.

 

Sveglia quasi notturna, sarà che non ci sono più abituato, e partenza di buon’ora per me, Luca e Francesca che qualche minuto prima delle 8 siamo già sci ai piedi e cominciamo a salire verso il rifugio Maria Luisa su un percorso fatto e rifatto decine di volte.

Sarà che il giorno prima ho fatto una corsetta un po’ lunga, sarà che il rigelo mattutino mi costringe a stare fuori traccia ma sta di fatto che inizio subito a tribolare ed il ritmo che teniamo non è per nulla buono. Calma e pazienza, passo dopo passo la strada spiana e siamo alla casetta prima del rifugio, dove ci concediamo una sosta al sole e… sorpresa, sbuca Enzo che reduce della serata mondana è partito un po’ dopo e ci ha preso strada facendo.

 

 

Il lago Morasco

 

Da ora tutto gira alla perfezione, la neve tiene una meraviglia e saliamo verso il lago Castel e poi con lunghi pianori e trasferimenti raggiungiamo la base del pendio che conduce alla bocchetta di Valmaggia, passando sotto i canali del pizzo Fiorina.

Il pendio è svalangato e diventa sempre più ripido. Il copione è un po’ il solito: Enzo batte traccia, infatti non è passata anima viva, io seguo a distanza e Luca e Francesca si assestano sui loro ritmi non fulminei ma costanti.

Fortuna che la neve tiene bene altrimenti a risalire queste pendenze c‘era da tribolare, eccoci alla bocchetta di Valmaggia, dove ci tocca scendere una cinquantina di metri.

 

 

Il Pizzo Fiorina

 

Io ed Enzo, più imbranati, preferiamo spellare mentre Luca e Francesca tengono le pelli, quindi ricambio di assetto e si risale per pendii ora decisamente ripidi.

Passo davanti in questo immacolato ambiente in cui non si vede anima viva eccetto noi quattro, davanti a me un muro sui 35 gradi abbondanti, poi una serie di dosse e vallette che continuano a cambiare il panorama e il grandioso scenario attorno a noi. Altro muro deciso e svalangato ci porta al passo dei Matorgn, appena sotto l’omonimo pizzo che abbiamo inizialmente ed erroneamente scambiato per la nostra meta.

Ora si vede il Marchhorn, da lui ci separano un lungo traverso e il pendio finale. Visto che sono sempre io a tracciare, ho tutta la libertà mentale di andare dove voglio, l’ambiente immenso e magico mi proietta in una dimensione mistica e mi sento calamitato verso la vetta. La stanchezza alle gambe è scomparsa, mi sento leggero, veloce e tranquillo; in pace con me e con la cima verso la quale si spingono le punte dei miei sci.

Peccato che in questo stato di trance mi dimentico completamente di chiedere a Enzo da dove si sale e tiro dritto per dritto verso la cima, come una goccia d’acqua verso la valle. Nulla può fermarmi e tiro un traversone direttamente senza curve fino a quando mi rendo conto che non posso proseguire con gli sci.

Una barra rocciosa alta una decina di metri ci sbarra decisamente la strada.

Ma mica si arrivava sci in vetta? Chiedo. Si, ma dall’altra parte!

Mannaggia a me e alla dimensioni panica; ci sarebbe da scendere e risalire ma né io né Enzo ne abbiamo voglia ed inoltre Luca e Francesca sono sbucati al passo dei Matorgn e seguono le nostre tracce…

 

 

Il lago Toggia sotto di noi

 

Vabbé, proviamo lo stesso, pochi metri di facile arrampicata anche se esposti ci portano in vista del cippo di vetta, dove ci sono due persone e una ventina di metri di cresta nevosa affilata in mezzo.

Mi dicono che non ci sono cornici e allora ci provo. Un passo, la neve tiene bene, un altro, poi un altro ancora. La cima si avvicina ed ecco che abbracciamo il cippo di vetta.

Sarà la centesima volta che io ed Enzo ci troviamo in cima insieme, ma questa volta, dopo che gli svizzeri partono per la discesa, siamo soli.

Mangiucchiamo qualcosa su questa vetta per me speciale e scendiamo al deposito sci per non incrociare Luca e Francesca sulla cresta.

Peccato che sul passaggino roccioso esposto mi inchiodo come un pivello e San Luca ci dà una mano a scendere. Poi anche loro vanno e tornano in breve.

Ci assettiamo e prepariamo per quello che sarà un lungo rientro, tra pezzi a spinta, risalite sci in spalla e bei muri di firnello cotto a puntino.

Sicuramente tutti pesavamo peggio, non ha scaldato molto e la neve è più che sciabile e anzi, più di scende meglio è tanto che le ultime curve verso Riale sono forse tra le meglio riuscite della gita.

Ciliegina sulla torta a Riale troviamo gli amici scesi dal Basodino e ce ne andiamo tutti a farci birra e panozzo, stanchi e contenti.

 

Skialper: Vittorio, Enzo, Luca e Francesca

 

 

 

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