Bocchetta d’Aurona (2770m) e Maderhorn (2887m) con le ciaspole

08/05/2008

Luogo di partenza: Passo del Sempione (1997m)

 

Difficoltà escursione: E/EE

 

Dislivello: 1972m complessivi di cui 986m in salita (Passo del Sempione 1997 m – Ghiacciaio Chaltwasser 1850m – Bocchetta d’Aurona 2770m – Bivacco B.Farello 2754m – Bocchetta d’Aurona 2770 m – Maderhorn 2887 – Chalti-wasser 2293m – Passo del Sempione 1997m)

 

Tempo di percorrenza dell’escursione: 7 h totali di passo calmo senza considerare le soste

 

Raccomandazioni: La gita in estate non presenta nessun problema ed il sentiero è tracciato e segnalato molto bene, in inverno vi sono invece diversi tratti problematici; in particolare un traverso delicato sotto l’Hubschhorn all’andata e un altrettanto nevralgico passaggio nei pressi di Chalti-wasser al ritorno. Questi traversi, in particolare il primo, sono da effettuarsi con neve sicura e prestando comunque molta attenzione.

 

Raggiungere il luogo di partenza: da Verbania si segue la strada statale SS33 del Sempione, seguendo sempre le indicazioni per il passo si passa la dogana italiana e dopo qualche chilometro quella svizzera, quindi si arriva al passo in prossimità dell’ospizio, dove si lascia l’auto.

 

Traccia GPS: clicca con il tasto destro e "Salva destinazione con nome". Bocchetta d'Aurona.

 

L’escursione: So di essere sempre abbastanza noioso nel raccontare le gite in montagna, ma perché smettere o cambiare? Quindi anche stavolta sarò lungo e pignolo.

Avevo dodici anni quando con mio padre andai per la prima volta all’alpe Veglia ed il mio stupore fu immenso quando giunto all’imbocco della piana, passando su un ponticello, mi trovai davanti il Monte Leone; alto, grandioso, imponente, si ergeva e si erge tutt’ora a guardia della bellissima piana di Veglia. Fu amore a prima vista, decisi che un giorno o l’altro ci sarei andato, e devo constatare che per adesso non ho fatto molti progressi. Continuo a sognarlo, e quest’oggi un po’ più da vicino.

Per questo motivo la gita di oggi ha un significato particolare per me, il primo tratto di percorso è in comune con la via di salita classica al Leone.

Il cielo non ci dà buone speranze e giunti al passo di buon’ora io e Claudio restiamo avvolti in un nebbione da competizione che non ci fa vedere nulla eccetto i nostri nasi (entrambi importanti a dire il vero…).  Dal parcheggio cominciamo a camminare verso Est aggirando il Rotelsee, piccolo laghetto in parte ancora gelato per piegare leggermente verso Nord-Est e cominciando a guadagnare quota aggirando l’Hubschhorn. Intanto il cielo si apre e il sole illumina e riscalda l’abbondante manto nevoso che quest’anno ricopre ancora i dolci pendii e le creste rasoiate che vediamo attorno a noi. Di fronte a noi, alla destra del Terrarossa, la sagoma della bocchetta d’Aurona.

Continuiamo verso Est fino a che a quota 2300 circa ci troviamo dinanzi un delicato traverso sotto l’arcigna parete nord dell’Hubschhorn, e se di solito si abusa del termine parete per indicare anche un versante molto scosceso, stavolta mi sento di utilizzarlo in modo appropriato per indicare le rocce che imponenti e minacciose si ergono alla nostra destra.

Togliamo le ciaspole, sempre scomode sui traversi, per indossare i ramponi. La neve è ghiacciata ed il passaggio non presenta difficoltà particolari, comunque preferiamo passare uno per volta tenendoci d’occhio.

 

 

Claudio nel delicato passaggio sotto l’imponente Hubschhorn

 

Si continua a salire su pendenze importanti staccandoci sempre più dalla linea di cresta che separa l’Homattugletscher dal Chaltwassergletscher, lasciando le illusioni di essere in cammino verso il Leone…

Verso quota 2700-2800 m ci assestiamo di quota e assecondiamo le pieghe della montagna tenendoci ai margini del ghiacciaio Chaltwassergletscher (ghiacciaio dell’acqua fredda), ricoperto anch’esso di un bello strato di neve ghiacciata. Puntiamo quindi gradualmente sempre più a Nord descrivendo con le nostre tracce un bell’arco dalle pendici dell’Hubschhorn fino a ritrovarci a Sud della bocchetta d’Aurona, adesso proprio sotto di noi.

L’attraversamento del ghiacciaio è fantastico, i ramponi danno sicurezza e il panorama e le sensazioni sono bellissime, il cielo si è ormai aperto quasi del tutto anche se persiste una fastidiosa foschia che ci nasconde le vette più lontane e soprattutto il Bitschhorn, che si ostina a rimanere coperto da un nuvolone appoggiato su di esso e che solo ogni tanto l’appuntita vetta riesce a bucare. Di fronte a noi, dall’altro lato della valle, la nostra meta, il Maderhorn, si erge sotto la più impegnativa (per noi troppo) Wasenhorn o punta Terrarossa.

Mentre puntiamo in direzione della ormai evidente bocchetta d’Aurona avvistiamo una bella coppia di pernici bianche, non manca proprio niente per sentirsi in pace con l’universo.

Dietro di noi l’Hubschhorn continua ad allontanarsi e a diventare sempre più imponente, comincia a coprirsi con un nuvolone minaccioso; e quanto più ci giriamo ad ammirarlo tanto più ci chiediamo come abbiamo fatto a passare là sotto, su quel pendio ghiacciato posto proprio sotto la parete Nord.

 

 

Hubschhorn inquietante

 

A parte gli scherzi, il colpo d’occhio è senz’altro peggiore di quella che è la reale difficoltà del traverso, che se effettuato con neve dura e molta cautela non presenta problemi.

Il Leone invece continua a mostrare solo i suoi ghiacci in quanto la vetta rimane nascosta da una punta minore della stessa linea di cresta.

 

Il Chaltwassergletscher

 

Eccoci alla bocchetta, la piana di Veglia, bellissima, si estende sotto di noi, sorvegliata dall’imponente pizzo Moro, peccato che tutto ciò possiamo solo immaginarlo in quanto le nuvole ci precludono una vista altrimenti spettacolare. Peccato! Non ci resta che darci al cibo mentre sopra di noi si scopre a tratti il fronte Nord del ghiacciaio, dominato e sovrastato dal Leone, eccoti qui finalmente! Non gli sono mai stato tanto vicino e il vederlo 700 m sopra di me mi dà emozioni fortissime…

 

 

Il fronte seraccato del ghiacciaio dominato dal grandioso Leone, re delle Lepontine nonché mio sogno alpinistico

 

Dopo una pausa decidiamo di andare a vedere il bivacco Beniamino Farello, quindi dalle panoramiche roccette sulle quali eravamo appollaiati scendiamo alla bocchetta e da qui verso Est; in breve arriviamo al bivacco.

Esso ci appare nelle nuvole, rosso metallico, fissato alla roccia con cavi d’acciaio. Dinanzi a questa struttura spartana e robusta, sospesa nel nulla della nebbia, mi sembra di essere sull’Himalaya… peccato il panorama fantastico che continuiamo a non vedere! E dire che dall’altra parte (verso il Sempione) è sempre più sereno e limpido!

Ci rimettiamo in marcia sotto il sole splendente e accecante e risaliti alla bocchetta ammiriamo il laghetto d’Aurona, ancora riposante sotto la spessa coltre di ghiaccio, quindi iniziamo a salire verso il Maderhorn. Seguiamo la linea della cresta per poi girare a destra su un traverso e quindi risalendo un canalino puntiamo dritti alla vetta. Qui i ramponi ci risultano molto comodi sia per le pendenze impegnative sia per la sicurezza che ci danno nel traverso.

In breve eccoci sulla cresta rasoiata del Maderhorn, sopra di noi il Terrarossa è più bello che mai, e il Bitschhorn si è finalmente liberato della nuvola! Spettacolare! Anche l’Aletschhorn si erge grandioso di fronte a noi, sopra il fronte del ghiacciaio omonimo; il più grande delle Alpi.

 

 

Il Terrarossa visto dalla cresta del Maderhorn, andiamo su?

 

 

La soddisfazione di starsene seduti quassù, impagabile…

 

 

Zoom e crop sul Bitschhorn

 

Dopo aver ammirato estasiati tutto quanto c’è di più basso e tutto quello che c’è di più alto scendiamo con calma alla bocchetta e dopo aver rimesso le ciaspole attraversiamo la valle portandoci sul versante Sud. Quindi su neve molto pesante e scivolosa puntiamo verso una torretta che si affaccia sul passo e ci concediamo un’altra sosta in prossimità degli alpeggi di Chalti-wasser, appena prima di affrontare un ultimo delicato traverso, stavolta su neve marcia.

Dopo aver tolto per la ventesima volta le ciaspole, che tanto per cambiare anche qui sarebbero solo d’impaccio (ma perché cavolo non impariamo a fare sci-alpinismo?) aggiriamo la costa della montagna affondando e sprofondando, talvolta fino alla cintola. La neve è proprio fradicia e pesante e le forti pendenze del versante non aiutano di certo a restare in piedi, comunque con qualche imprecazione e tante risate passiamo quest’ultimo tratto delicato. A questo punto puntiamo al laghetto e scendiamo all’Ospizio ed in breve alla macchina.

 

 

Ma che bel fiore! E dire che stavo già mettendo via la macchina fotografica…

 

Escursionisti: Vittorio e Claudio

 

                                                                                           Sempione