Lyskamm Occidentale (4479m)

 

26-27/07/2014

Luogo di partenza: Colle Bettaforca

 

Difficoltà complessiva: PD

 

Tempo di percorrenza: 2 ½  h per la salita al rifugio Quintino Sella, 3 ½ da qui alla cima

 

Dislivelli: 1777m di salita (Colle Bettaforca 2702m – rifugio Sella 3585m – Punta Felik 4087m – Lyskamm Occidentale 4479m

 

Raccomandazioni: ascensione alpinistica non troppo difficile ma neanche da sottovalutare. Fino alla punta Felik è una F, dopo l’itinerario diviene ripido ed esposto. La difficoltà dipende molto dalle condizioni dell’ultima parte.

Necessaria la normale attrezzatura alpinistica (ramponi, piccozza tecnica, corda, imbrago, viti, cordini…)

 

Traccia GPS: clicca con il tasto destro e "Salva destinazione con nome"               Lyskamm Occidentale    

Album fotografico:

 

L’escursione: Punta Felik, quattromila non ufficiale delle Alpi. Pestiamo la neve sulla cima poco pronunciata rispetto al Colle omonimo.

Alla nostra sinistra il Castore si staglia contro il cielo con la sua elegante cresta. Davanti a noi il Lyskamm Occidentale si copre e si scopre dalle nuvole ad intermittenza. Un breve consulto per decidere il da farsi e ci incamminiamo nel piano puntando alla crestina che conduce al pendio del Lyskamm...

 

Il weekend è cominciato nel peggiore dei modi possibili, salendo al Quintino Sella sotto una pioggia fastidiosa e gelida, su un terreno reso viscido soprattutto nel tratto attrezzato che conduce al rifugio.

Fortunatamente riusciamo a fare asciugare i nostri straccetti vicino alla stufa e a fare un riposino pomeridiano prima della cena.

 

 

Il campo prove della Ferrino nei pressi del rifugio

 

La notte trascorre come quasi sempre nei rifugi in quota, ovvero dormendo poco e rigirandosi molto, con il vento che soffia e sbuffa e la speranza che almeno porti via la nuvolaglia che ci avvolge.

Sveglia, si fa per dire, alle 4.15, colazione e preparativi.

Mi sento fiacco, dal giorno prima ho mal di testa e nausea, che ovviamente andranno a peggiorare salendo di quota. Sopra di noi si vedono le stelle, dall'altra parte della valle si vedono le luci del Mantova e della Gnifetti e ahimé, una spessa coltre di nubi a partire da 4000m.

Si parte poco dopo le 5, con qualche speranza di miglioramento e per me, una fastidiosa puntina di nausea che proprio non riesce a passarmi.

Alla luce delle frontali (grazie Fabrizio per avermi prestato la tua visto che la mia è rimasta ad illuminare il cassetto di casa) ci incamminiamo verso il colle del Felik, attraversando il ghiacciaio su pendenze prima blande e poi via via più decise nei pressi del colle.

 

Ecco che, come a volte accade, la speranza si accende, osservando il Lyskamm quasi sgombro di nuvole e il Castore bello pulito. Soltando un po' di nuvolaglia in giro porta un po' di malumore, ma sembra roba da poco, destinata a scomparire con qualche raffica di vento o semplicemente sciolta dal sole nascente.

Con Eugenio facciamo un breve consulto sul da farsi. Il Castore è più sereno, il Lyskamm si copre e scopre velocemente. Che fare? Tentare?

Dopo un po' incertezza decidiamo di provare.

 

 

Cordate verso il Castore

 

Dalla punta Felik scendiamo leggermente sullo Zwillingsgletscher, ovvero un piattone piuttosto lungo che porta all'imbocco della crestina che collega il ghiacciaio con il pendio del Lyskamm.

Due cordate ci precedono, tutte le altre a decine e decine si dirigono al Castore. Il diavoletto ci mette la coda e proprio sul più bello, ovvero all'inizio della crestina, veniamo avvolti dalla nebbia che ci impedisce di ammirare il panorama.

Pensare che solo un minuto prima ammiravamo Weisshorn, Cervino, il ghiacciaio di Zermatt e un minuto dopo ammiriamo solo i nostri scarponi che si appoggiano sulla neve compatta, sulla linea di cresta che diviene via via più sottile fino a concatenarsi con il pendio del Lyskamm.

Sperando sempre in una schiarita, decidiamo di continuare, del resto mancano 300m scarsi alla cima.

La cordata che ci precede decide di rientrare, mentre la più avanzata ha già superato la cima occidentale e cominciato la traversata.

Ora, siamo soli. Nella nebbia, sul pendio che diventa ripido.

Mi tocca pure battere traccia visto che il vento le ha cancellate. Affrontiamo un insidioso traverso che porta al pendio sommitale, fortunatamente le condizioni sono eccellenti. Niente ghiaccio e neve compatta, resa solo un po' infida dalla polverella riportata dal vento.

La quota si fa sentire per entrambi. Sostiamo spesso a rifiatare mentre l'altimetro sale lento. Scavalchiamo la cresta e saliamo il ripido pendio che porta all'anticima, da qui una sottile cresta porta alla vera cima.

 

 

Vittorio in discesa

 

Una schiarita di qualche secondo ci conferma che siamo nel posto giusto, poi si chiude di noi tutto e noi, infreddoliti dal vento, cominciamo con attenzione la discesa.

Discesa viscidina fino al colle Felik, dove decidiamo di lasciare il Castore per un'altra volta, visto che adesso si è coperto del tutto pure lui, e rientrare verso il sole che splende sul ghiacciaio sottostante.

Una sostina al Sella per mettere via la ferraglia, prima di lanciarci a capofitto nella discesa verso il Colle Bettaforca, appena in tempo per prendere l'ultima seggiovia prima della pausa pranzo.

 

Una giornata strana, un mix di gioia data dalla cima, amarezza per il meteo avverso, fatica per la quota.

Per me la terza volta (su tre) che il Monte Rosa nega i suoi bellissimi panorami all'occhio della macchina fotografica. Che dire? Gli starò antipatico? O semplicemente il mio destino resterà quello di ammirarlo dal basso, dalla pianura, da dove lo vedo ergersi con la sua imponente parete Est?

 

Forse un giorno faremo pace, e la smetteremo di nasconderci dietro la nebbia e il vento.

 

Grazie a Eugenio, che ha condiviso con me le fatiche e le tribolazioni di giornata.

 

Alpinisti: Vittorio, Eugenio

 

Mentre finisco di scrivere queste righe un flash su varesenews mi da la triste notizia che, mentre eravamo impegnati sul Lyskamm, il monte Rosa portava via un amico alpinista, colpito da una scarica di sassi sulla cresta del Soldato.

Quasi sempre, quando un alpinista apprende di una tragedia in montagna, cerca delle spiegazioni e delle falle nel modus operandi e quasi sempre emergono frasi tipo "non erano legati" o "non erano ben attrezzati". Frasi insomma per continuare a credere che certe cose non possono accadere se si va ben preparati e si valutano bene i rischi.

In questo caso, conoscendo Francesco ed avendo avuto il privilegio di scalare insieme a lui, come allievo, questi dubbi non esistono. Francesco avrà sicuramente valutato le condizioni, così come sono certo che fossero ben attrezzati.

In questo caso non si trova una spiegazione, semplicemente perché non esiste.

 

 

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