Monte Limidario (2188m)

17/01/2010

Luogo di partenza: Cortaccio (Brissago)

 

Difficoltà escursione: EE

 

Dislivello: 2564 m complessivi di cui 1282m in salita (Cortaccio 990m – Alpe Vanterone 1410m – Alpe di Voiè 1730m – Bocchetta di Valle 1948m – cresta 2100m – Pluviometro 2138m – Monte Limidario 2188m)

 

Tempo di percorrenza dell’escursione: 6,5 h totali senza considerare le soste.

 

Raccomandazioni: Gita che deve essere effettuata in buone condizioni nivologiche e che è comunque, a causa del dislivello, fisicamente impegnativa. L’ultima parte del percorso è di difficoltà alpinistica ed in condizioni non ottimali va percorsa con ramponi e piccozza.

Infine in cresta potrebbero esserci cornici di neve, alle quali è necessario prestare molta attenzione.

 

Raggiungere il luogo di partenza: da Verbania si seguono le indicazioni per Locarno e appena dopo la dogana di Brissago una strada sale a sinistra in direzione Cortaccio. La si percorre fino in cima, dove si lascia l’auto.

 

Album fotografico:

 

 

 

L’escursione:

 

A tutti capita di litigare e così è stato anche per me e i monti. Strano, ho pensato, anni di perfetta sintonia che si è incrinata in una soleggiata e fredda giornata di dicembre, appena prima delle vacanze natalizie, sulle pendici del pizzo Giezza in Val Bognanco.

Quel giorno abbiamo bisticciato io, la montagna, la neve pessima e il freddo pungente, complice un brutto quarto d’ora passato a cercare di scendere da una cresta sulla quale mi ero cacciato per sbaglio.

Per fare pace non è bastata la fugace gita al Monte Lema che a causa della sua brevità mi ha lasciato in bocca il sapore di un bacio appena accennato, appena sfiorato. E poi, non erano i miei monti, quelli che chiamo per nome cima per cima.

Ci voleva una gita come questa per fare pace con i monti. Una gita lunga, tosta, impegnativa e spettacolare come la sognavo da un po’ di tempo.

Sono sulla cresta sommitale e ho appena superato il pluviometro: la cima considerata invernale. La vista della croce di vetta, quella vera, mi ha galvanizzato e spinto a percorrere anche l’ultimo tratto. Sono solo ma la neve è in condizioni perfette e anche io mi sento in condizioni. Sono felice, determinato ad arrivare a quella croce che si erge sopra il mare di nuvole per fare definitivamente pace con la montagna.

 

La giornata prende una piega funesta quando, al volante della terza ed ultima macchina che compone la piccola carovana alpinistica, mi ritrovo fermo in colonna, dietro alle altre due che mi precedono.

Dalla prima macchina scendono a montare le catene mentre Fabrizio, munito di 4 ruote motrici non si scompone. Io scendo per vedere cosa succede e mi accorgo di non riuscire a stare in piedi; ghiaccio vetrato su tutta la larghezza della strada e non ho le catene.

In qualche modo, tra parolacce e qualche spinta (grazie amici miei) arriviamo quasi a Cortaccio, dove, con un sospiro di sollievo, parcheggio l’auto.

Le previsioni meteo rispecchiano in pieno ciò che vediamo, cioè nulla, anche se salendo nel bosco resto incantano a guardare la galaverna sui rami degli alberi.

 

 

La galaverna tra i rami

Prendiamo quota su una neve che non lascia intuire nulla di buono ai nostri amici scialpinisti ma che per noi, indomiti ciaspolatori, è perfetta.

Poco prima dell’alpe Vantarone incontriamo degli alpinisti sicuramente più svelti e mattinieri di noi che stanno già scendendo. Le loro parole parlano chiaro: “su è bellissimo e la neve fantastica”.

Speranzoso di uscire dalle nuvole accelero il passo il sole e dopo dieci minuti di cammino il cielo si apre, si squarcia diradando le nuvole che passano sotto do noi.

 

 

Sfondiamo la nuvole…

 

No, siamo noi che ci siamo alzati sopra di loro. Adesso ci appare in tutta la sua bellezza la bocchetta di Valle mentre il lago di nuvole sotto di noi diviene sempre più basso.Vorrei fotografare quello che provo, le mie emozioni ma l’obiettivo può catturare soltanto immagini e allora ci provo, cercando foto in una situazione sempre sognata e mai vissuta: io nel bianco sopra le nubi, con il sole che mi accarezza e la vetta che mi chiama.

Il gruppo, quest’oggi numeroso, si dirada sulle rampe che conducono alla bocchetta di Valle. Ognuno fa il proprio passo tanto la visibilità ottima ci permette di tenerci in contatto visivo. Proseguo, salendo sempre più sulle ripide orme degli amici sciatori fino ad arrivare alla bocchetta, dove mi appare uno spettacolo che, se possibile, è ancor più straordinario: la Zeda, il Marona e le altre vette valgrandine emergono da un mare di nubi che si estende fino alla pianura, fin sotto il lontanissimo Monviso. Il Mottarone emerge come un piccolo isolotto fino a venire inghiottito, sprofondando nella soffice coperta di vapore acqueo.

Guardo indietro e vedo Giada molto attardata, così decido di aspettarla per accompagnarla nella parte più impegnativa della gita.

 

 

 

Vittorio e Giada in cresta

 

Giada arriva dopo un po’, completamente sfinita e mi dice che ha già dato tutto ciò che aveva. Peccato per lei, che non si è goduta pienamente la giornata a causa di un malore fisico.

Non ci penso due volte: mollo lo zaino e vado a raggiungere gli altri, le cui sagome vedo ergersi sulla cresta.

Adesso la parte impegnativa, tosta, quella che in altre condizioni sarebbe da fare con i ramponi ma oggi, data la neve perfetta, mi concedo il lusso di fare con le ciaspole e passo dopo passo, tra Verbano e Valgrande, arrivo all’attacco dell’ ultima micidiale rampa.

 

 

Il pluviometro

 

Un attimo e sono su a stringere mani e fare complimenti.

Gli imtrepidi siamo io, Luca, Francesca, Enzo, Fabrizio, Marco.

Sergio, Eugenio, Giada e Ornella ci aspettano alla bocchetta di Valle.

 

 

Vittorio in vetta

 

Giusto il tempo per un paio di foto e un bicchiere di te (grazie Francesca…) e mi incammino, data la tarda ora, alla bocchetta.

Cominciamo la discesa, strepitosa per gli amici sciatori e divertentissima per noi appiedati. E’ una di quelle gite strane; di solito saliamo insieme e ci perdiamo nella discesa mentre stavolta siamo saliti piuttosto sgranati per poi scendere, tra curve, controcurve e tante risate in rumoroso e divertito gruppo.

Alla macchina i sani sono ben pochi: io e Francesca col mal di fondo schiena, conseguenza di uno scivolone pre-gita sull’asfalto gelato, Fabrizio con i crampi, Giada esausta.

I veri duri si contano sulle dita di una mano e mentre parlottiamo togliendoci l’attrezzatura per metterla a dormire nei bauli chiedo: “ma qualcuno aveva idea della mazzata che ci aspettava?”

 

Escursionisti: Vittorio, Giada, Fabrizio, Enzo, Sergio, Eugenio, Luca, Francesca, Marco e Ornella.

 

 

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