Lagginhorn (4010m)

 

28/08/2011

Luogo di partenza: Keuzboden (Saas Grund)

 

Difficoltà escursione: PD

 

Dislivello: 3226m complessivi di cui 1613m in salita, - Kreuzboden 2397m – Weissmieshutte 2726m – Laggingletscher 3100m – Fuori dal Laggingletscher 3370m – Lagginhorn 4010m

 

Tempo di percorrenza dell’escursione: 50 min per la Weissmieshutte, da qui 4-5 h di salita.

 

Raccomandazioni: Gita alpinistica da non sottovalutare, la cui difficoltà dipende fortemente dalle condizioni della cresta e dei pendii sommatali sui quali è facile trovare ghiaccio vivo, soprattutto in stagione avanzata.

La cresta non è mai molto esposta e molto intuitiva.

E’ facile sbagliare, soprattutto se si parte al buio, la traccia per il Laggingletscher.

 

Raggiungere il luogo di partenza: da Verbania si segue la strada statale SS33 del Sempione. Dopo il passo del Sempione si prosegue scendendo verso Brig e quindi si seguono le indicazione per Visp. Qui si svolta a destra in direzione Saas-Fee fino a Saas-Grund, dove si prende la cabinovia fino alla stazione intermedia oppure si sale a piedi su bel sentiero in circa 2,5-3 h.

 

Traccia GPS: clicca con il tasto destro e "Salva destinazione con nome". Lagginhorn

 

Album fotografico:

 

 

L’escursione: La via non era in condizioni, ma non importa perchè noi eravamo in condizioni ottime.

Che il Lagginhorn non sarebbe stata una passeggiata di salute abbiamo iniziato a sospettarlo quando, in macchina verso Saas-Grund, valichiamo il Simplon e vediamo tutte le vette sui 3000 presentanti creste zuccherose ed imbiancate. Speriamo che la giornata di sole di sabato serva a ripulire le rocce dalla neve e tiriamo dritti verso Saas-Grund, dove prendiamo gli impianti per Kreuzboden.

Da qui in un'oretta scarsa di cammino siamo alla Weissmies Hutte. Camere carine, cena abbondante e gestori gentili.

 

 

Alla Weissmies hutte

 

Dopo essere rimasto incappucciato tutto il giorno il Laggin si scopre e il ventaccio, malefico ma provvidenziale, spazza via tutta la nuvolaglia accumulata e così la cresta Ovest ci appare in tutta la sua bellezza e, purtroppo per noi, imbiancatura.

 

La mattina seguente sveglia alle 4.00 e dopo la colazione ci mettiamo in cammino, sotto un cielo senza luna che ci offre uno spettacolo epocale e meraviglioso ma che mette in difficoltà la mia vista, in quanto la mia frontale ha deciso di non funzionare...

Una torcia in due non è proprio il massimo se si considera che una delle fasi più impegnative della gita è quella di trovare la giusta via.

Infatti dopo una mezz'oretta di cammino solitario ci accorgiamo di aver sbagliato strada e di stare andando verso l'Hohsaas. La giornata comincia male e ci tocca tornare indietro un pezzetto per ritrovare la giusta traccia che sale nella morena puntando alla base del Laggingletscher, ma la cosa si risolve facilmente al solo prezzo di qualche imprecazione e di una mezz'oretta persa a zonzo tra sabbie e sassi.

 

 

Giada guida la spedizione sul Laggingletscher

 

Poco male, pensiamo, e mentre l'alba rischiara il cielo e il sole illumina la sfilza di 4000 della zona, prepariamo la corda e calziamo i ramponi per attraversare il Laggingletscher.

Un ghiacciaio facile, piccolo ma che non troviamo affatto banale con i suoi crepaccini aperti anche di discrete dimensioni. Nel complesso un ghiacciaio facile, è vero, ma pur sempre un ghiacciaio e come tale decidiamo di legarci lo stesso e dire il vero siamo stati più l'eccezione che la regola.

Per Giada è la sua prima esperienza da capocordata e assolve al ruolo in modo egregio e imprimendo un passo costante e sicuro si infila nel canale che punta alla base della cresta Ovest.

Piccola sosta per togliere i ramponi ma non la corda, che decidiamo di tenere viste le condizioni non buone e un po' sporche che la cresta ci presagisce.

Passo io da primo, anche per una questione di pesi e l'avventura può iniziare...

 

 

Giada in azione sulla cresta

 

La prima parte della salita, che porta all'attacco della cresta, è abbastanza noiosa ed antipatica ed è assimilabile ad una pietraia ma, quando usciamo in cresta e la via si palesa in tutta la sua eleganza e, ahimè, innevamento, le cose cambiano. Le pendenza saranno sempre sostenute e la roccia sporca renderà delicati anche passaggi che altrimenti sarebbero del tutto banali.

Da questo momento la via è sempre facilmente intuibile e se non fosse per la neve, anche facile.

Siamo una cordata super collaudata ed insieme, basandoci sulla reciproca fiducia, decidiamo di continuare anche se ormai abbiamo capito che non sarà un giochino passatempo .

Ogni tanto, sulla cresta pietrosa, si incontrano passaggi di arrampicata di secondo grado di cui il più impegnativo è rappresentato da una placchetta piuttosto liscia e lunga una decina di metri che, nonostante sia un po' sporchina, non ci crea molti disagi.

In questi momenti ringrazio le ore spese in falesia, a volte controvoglia, che mi servono a sentirmi sicuro in queste situazioni. Superato questo breve passaggio troviamo neve dura a romperci le scatole tra i sassi e decidiamo di indossare i ramponi. Da qui in poi ne troveremo un po' di tutti i tipi: neve morbida, a cristalli grandinati e soprattutto ghiacciata.

Le pendenze sono sempre impegnative e la picca serve... e come se serve!

 

 

Ultimo pendio per la vetta

 

Mancano 90 metri di dislivello alla vetta quando Giada, più preoccupata per la discesa che non stanca, decide che ne ha avuto abbastanza e vuole fermarsi. Sarebbe stata proprio una beffa fermarsi lì, perché come ci dicono quelli che stanno scendendo, le difficoltà sono finite e ad attenderci oltre uno sperone di roccia c'è un comodo nevaietto che ci porterà dritti dritti in cima!

Ripartiamo e 5 minuti siamo su, stretti sulla cima poco spaziosa e molto aerea e dalla quale vediamo anche il lago Maggiore, sotto un cielo blu come se ne vedono pochi...

Scatto qualche foto ed ecco che arriva l'ennesimo imprevisto: le mani di Giada si ghiacciano a causa del vento e allora, appena giunti in vetta, ci tocca abbandonarla per cercare di riattivare la circolazione.

 

 

Vittorio e Giada soddisfatti della bella gita

 

Ci scegliamo un posto al sole, poco sotto la cima, dove ci fermiamo e mangiucchiamo qualcosa e dove Giada può infilare le mani, coperte di 3 strati di guanti, nello zaino e cercare di scaldarle.

Ora possiamo assaporare con gioia la vetta, prima di prepararci alla discesa che, in queste condizioni per noi ostiche, sarà lunga e faticosa e che, come dicono in molti, rappresenta la fase più delicata del Lagginhorn.

 

Quando giungiamo a Kreuzboden siamo sfiniti, dopo quasi 11 ore di cammino e di concentrazione ma la gioia che ci dà il guardare in su, verso la vetta che da qui sembra imprendibile e che solo poche ore fa abbiamo accarezzato, è davvero grande.

C'è chi trova il Lagginhorn un 4000 un po' insipido. A noi è piaciuto molto in quanto è una gita molto varia in cui si susseguono prati, morene, ghiacciaio, roccia e poi di nuovo ghiaccio.

Una gran bella gita e una bellissima vetta inaspettatamente aerea e panoramica!

 

Alpinisti: Vittorio e Giada

 

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