Pizzo Locciabella (2340m), Pizzo La Scheggia (2466m)

12/09/2010

Luogo di partenza: Alpe Cortino di Crana

 

Difficoltà escursione: EE+ / F-

 

Dislivello: 2452m complessivi di cui 1226 m in salita (Alpe Cortino 1240m – Alpe Aggia 1770m – Alpe Cazzola 1790m – Pizzo Locciabella 2340 m – Pizzo La Scheggia 2466m – Alpe Forno 1888m – Alpe Anfirn 1532m – Alpe Cortino 1240m)

 

Tempo di percorrenza dell’escursione: 6-7 h complessive senza considerare le soste.

 

Raccomandazioni: La normale al Pizzo La Scheggia sale dall’alpe Forno ed è una escursione abbastanza facile, seppure di discreto impegno fisico. La variante sulla cresta SO invece è decisamente più complicata anche in quanto il sentiero non è ben segnalato e lo sviluppo chilometrico si allunga.

L’ascesa da SO richiede buon allenamento, tempo stabile e un discreto senso della montagna a causa delle scarsissime segnalazioni.

La strada da Scarliccio all’alpe Cortino è non collaudata e non percorribile a meno di non possedere un permesso.

  

Raggiungere il luogo di partenza: Da Santa Maria Maggiore seguire le indicazioni per Crana e quindi per Scarliccio. Da qui comincia la strada non collaudata e vietata ai non muniti di permesso.

 

Traccia GPS: clicca con il tasto destro e "Salva destinazione con nome". La Scheggia

 

Album fotografico:

 

 

L’escursione: la giornata inizia già di corsa: sveglia in ritardo e corsa per prendere il traghetto! Ma eccoci insieme a terminEnzo per una nuova avventura.

Dopo aver avuto la fortuna di un passaggio alla strada da Scarliccio, la nostra camminata parte all’alpe Cortino. Purtroppo una fiacca (causa scarpe con il tacco usate l’altra sera per fare la di più) non mi permette l’uso degli scarponi e così mi tocca rischiare con un paio di tennis.

Si inizia a salire su un piccolo sentierino nel bosco con una lieve pendenza. Seguiamo le indicazioni per la Scheggia senza renderci conto che così facendo prendiamo la direzione opposta rispetto all’alpe Forno, ovvero la variante sulla cresta SO invece che la direzione di salita normale. Quando realizziamo l’errore decidiamo di continuare lo stesso con un po’ di spirito di avventura.

Fortunatamente la prima oretta si svolge su pendenze abbastanza tranquille in un boschetto come quelli delle favole. Si, ammetto di non essermi soffermata più di tanto ad ammirare l’intorno, perché i due ometti hanno deciso di farmi fare fiato con un passo che per me era vicino alla soglia di svenimento.

Dopo circa un’ora e mezza il bosco lascia il posto al verde dei prati e arriviamo all’alpe Aggia con due simpatici asinelli che ci guardano storto.

 

Vittorio verso l’Alpe Cazzola

 

Delle frecce ci guidano verso la meta e segni di vernice sono sempre ben visibili. Fino a qui.

Infatti, dopo aver attraversato una piccola  macchia di alberi però succede l’imprevisto…i sentieri diventano più di uno grazie alle caprette e i segni spariscono. Dove andare? Dando fiducia alle capre, che in fin dei conti sono più montagnine di noi, seguiamo per un po’ i sentierini facendo amicizia con alberi e rododendri (presi dalla sottoscritta sia in testa che sul ginocchio) e ogni tipo di arbusto. Superiamo un traverso in linea d’aria sottostante alla cresta che porta alla bocchetta e poi decidiamo di salire dritti verso di essa scorgendo una freccia. La pendenza è abbastanza impressionante e i polpacci urlano.

Finalmente arriviamo e troviamo una freccia che ci indica la direzione di salita della Scheggia e il tempo di arrivo: 25 minuti!!!. La indica soltanto perché, dopo pochi metri, scopriamo che il sentiero è completamente aleatorio ovvero inesistente!!!A naso cerchiamo di guidarci…non sarei in grado di poter spiegare il percorso fatto, diciamo che abbiamo cercato sempre di rimanere più meno in cresta seguendo a tratti le tracce delle capre.

 

Ravanage…

 

Dalla bocchetta mancano solo 300m di dislivello, eppure per arrivare alla cima passerà quasi un’ora.

La linea di cresta è a tratti agevole e a tratti abbastanza impegnativa. Ci tocca salire al pizzo Locciabella per poi perdere quota, ritrovandoci nei pressi di un intaglio nel quale sbuca un ripidissimo canalino.

Per quanto possibile restiamo sotto la cresta, tenendola alla nostra sinistra in quanto dall’altra parte pareti rocciose piombano per mille e più metri.

Nonostante questo anche dalla parte sinistra a tratti le pendenze sono assassine e ci tocca stare sul filo della cresta, per superare un paio di balze rocciose in facili passaggi di arrampicata.

Insomma passando per il pizzo Locciabella ci siamo ritrovati su traversi esposti, piccoli pezzi da “ravanare” con le mani e piodate da attraversare, possibilmente non con le scarpe da tennis…eppure, quando un po’ di depressione inizia a far capolino, ecco la vetta.

L’ultimo traverso ad aggirare una balza, l’ennesima, rocciosa e un canalino erboso ci porta sulla cresta Sud, a pochi metri dalla vetta!

 

 

Finalmente in vetta!

La soddisfazione è grandissima e il panorama è ampio a 360°. I giganti si vedono tutti bianchi e maestosi più che mai!

Dopo la foto di vetta (e dopo aver picchiato la testa anche sulla “croce” di vetta) ci guardiamo intorno indecisi su dove scendere. Non essendoci nessun tipo di segnale, seguiamo il fiuto di Vittorio e riusciamo a trovare il sentiero di salita che arriva dall’ alpe Forno; ovvero la via normale.

Finalmente si scende su un sentiero bello pieno di segni di vernice e sempre ben battuto. Si scende con una pendenza abbastanza ripida verso l’alpe Forno e dopo, con un’oretta di cammino nel bosco si ritorna sani e sani alla macchina!

Che avventura!!!

 

                                                                                 Val Vigezzo