Joderhorn – Via Micotti Rognoni (2018m)

 

17/07/2012

 

 

Luogo di partenza: Macugnaga – Passo Moro

 

Difficoltà escursione: D

 

Tempo di percorrenza dell’escursione: 1h di avvicinamento, 3-4 ore per la via e 1h – 1 ½ h per la discesa dalla normale

 

Raccomandazioni: Via alpinistica di rara bellezza. Molto varia e panoramica sulla Est del Rosa. Malgrado i passaggi più duri siano azzerabili e la roccia molto friendabile la via non è da considerarsi banale e bisogna tener conto della notevole esposizione di alcuni passaggi.

 

Raggiungere il luogo di partenza: da Staffa (Macugnaga) si prendono gli impianti di risalita per il passo Moro: 2 tronconi.

 

Album fotografico:

 

 

 

L’escursione:  La croce di vetta si avvicina sempre più, le parlo passo dopo passo mentre mi tiro dietro le due mezze corde legate in vita.

La raggiungo, lego un cordino ad uno spuntone e faccio sosta. Prima tolgo le scarpette divenute insopportabili e recupero Sergio, mentre l’occhio spazia verso il fondovalle, verso la Est del Rosa e la cima di Jazzi e il cuore ride per la bella via fatta.

Avremmo dovuto condividere questo momento con l’apritore della via, il mitico Tino Micotti ma purtroppo un intoppo dell’ultimo minuto non gli ha permesso di essere qui con noi.

Grazie Tino, per averci aperto la via 48 anni fa, chissà se quei vecchi chiodi mezzi arrugginiti che abbiamo trovato e sui quali ci siamo assicurati li hai messi dentro tu, chissà come deve essere stato lo studio, la preparazione e poi l’apertura della via...


Per noi tutto è stato molto più semplice. Relazione alla mano scendiamo dal trabiccolo della funivia del Moro e ci dirigiamo vero lo skilift in direzione Est, fino a risalirlo fino in cima e scollinare nel vallone opposto.
Malgrado le tre relazioni stampate riusciamo comunque a ravanare tra sassi e blocchi e perdiamo un po’ di quota oltre il necessario, oltre che un po’ di tempo, poi viriamo tra sassoni e sfasciumi verso la bocchetta di Staffa, dove non troviamo la via...

Bastano pochi minuti di esplorazione verso lo Joderhorn e dopo un espostissimo passaggio in cresta ecco la vera bocchetta e il diedro del primo tiro di corda!

Preparativi su una comoda cengia, poi si parte.

 

 

Sergio sulle facili boccette verso la via

 

Tocca a Sergio rompere il ghiaccio. Il primo tiro va via senza tante difficoltà e nei punti più ostici è ben protetto.
Ora tocca a me tirare il tiro numero due, il più duro della via.

Il diedro di partenza è facile ma improteggibile, per cui decido di aggirarlo sulla sinistra, passaggio esposto ma decisamente facile. Poi ecco il caminetto di V. Le protezioni abbondano, tra spit e chiodi infilo anche qualche friend per proteggere bene l’uscita, secondo me il punto più duro, poi le difficoltà si appianano e proseguo facilmente fino alla sosta.

Terzo tiro, bellissimo come tutti gli altri del resto... abbastanza facilotto e Sergio lo chiude in scioltezza con stile e movimento.

Vado sul quarto che mi si presenta tutt’altro che stupidino. Una placca compatta solcata da un complesso sistema di crepe e tacchette. Per fortuna ci sono dei vecchi chiodi perché proteggere non sarebbe stato facile, poi esco e proseguo in cresta, fino a sostare quando la corda fa fatica a scorrere.
Sergio mi raggiunge, riconoscendo la non banalità del tiro. A chi lo dici! Mi sono irrigigidito tutto su quel passaggino!
Allegri e goliardici proseguiamo, quasi perfetti sulla tabella di marcia.

Tocca a Sergio che si fa un gran tiro a gradoni che esce sotto un masso strapiombante con passaggio atletico a destra. Bravo Sergio che mi recupera in sosta.

 

 

Vittorio abbraccia il masso strapiombante

 

Ora vado io, facilmente per cresta fino a portarmi sotto un breve caminetto che mi sembra non banale. Sosto, recupero Sergio per accorciare la corda e vado. Il camino è bellissimo ma abbastanza duretto e alla fine... mi incastro dentro! Mannaggia allo zaino ma alla fine esco e vado via veloce come il vento, sulla facile cresta.
Anche Sergio ripete la manovra di accorpare due tiri in uno  e dopo esserci portati sotto l’ultima parete, solcata da una splendida fessura, sale da primo e dai suoi sguardi capisco che il tiro è bellissimo!
Mi recupera e confermo che il tiro è stupendo.

La vetta è qui, a non più di venti metri, percorribili in conserva ma per evitare di incasinarci con le corde preferiamo fare un tiro di corda, senza protezioni ma comunque alternati.

Vado io e sosto su uno spuntone, a fianco della croce di vetta.

 

 

Vittorio e Sergio in vetta

 

Strette di mano, urla e grida di gioia. Ci complimentiamo a vicenda, in modo sincero e goliardico. Abbiamo impiegato circa tre ore e mezza a percorrere la via. Giù, verso Ovest, la stazione della funivia dalla quale siamo partiti.

Dopo una sosta per rimettere in ordine il materiale, mangiare, fare foto e godere della vetta, scendiamo dalla normale, facile pietraia che in circa un’ora ci riporta al punto di partenza.
Ora è tempo di scendere a valle, riprendendo il trabiccolo della funivia e dirigerci verso un panino e una birra fresca.

 

                                                                                                                                                                      Alpinismo