Hohture (2409m)

23/01/2011

Luogo di partenza: Rothwald

 

Difficoltà escursione: MS

 

Dislivello: 1328m complessivi di cui 664m in salita, senza considerare qualche saliscendi (Rothwald 1745m – Wasenalp 1960 m – Hohture 2409m)

 

Tempo di percorrenza dell’escursione: 2 h – 2,5 h di salita

 

Raccomandazioni: Gita di facile esecuzione e pericolo valanghe relativamente basso. E’ possibile scendere, almeno da metà in poi, sulle piste del piccolo comprensorio.

La vetta, malgrado oscurata dal vicino Terrarossa, è molto panoramica e il dislivello contenuto e la possibilità di trovare buona neve ne fanno una meta molto gettonata

 

Raggiungere il luogo di partenza: dopo il passo del Sempione si scende in direzione di Brig fino alla località Rothwald (qualche chilometro dopo il passo) dove si lascia l’auto in un parcheggio a sinistra appena superato il piccolo impianto di risalita.

 

Traccia GPS: clicca con il tasto destro e "Salva destinazione con nome". Hohture

 

Album fotografico:

 

 

 

L’escursione: il cielo è ancora scuro alla partenza e la sonnolenza la vince in quasi tutto il viaggio. Mi sveglio alla partenza e sci ai piedi inizio a salire con il mio equilibrio precario. Marco e Ornella vigilano preoccupati di vedermi rotolare giù come una palla di neve.

Il sentiero, diviso fra ciaspolatori e scialpinisti, è più che battuto e facilita la salita. Inizialmente si segue una stradina chiusa fra gli abeti per poi salire un ripido pendio e aprire lo sguardo su baite sparse qua e la immerse nel bianco. Fa freddo ma la salita ripida ci scalda a sufficienza e mi convinco a togliere la giacca.

 

 

Wasenalp

Divisa fra guardarmi gli sci e immergermi nel panorama, inizio a scivolare nuovamente sulla neve. La salita ormai è dolce e non mi affatica più di tanto. Superato un torrente, e con un tratto di pista di sci a fianco a noi, iniziamo a risalire un altro pendio. Piccolissimi alberelli qua e la iniziano a terrorizzarmi per la discesa e la pendenza si fa sentire. Riesco a rilassarmi poco, presa come sono ad indovinare la via di discesa più semplice.

 

 

Giada

 

Arrivati al colle ci appare il Rebbio come una punta acuminata e superba e ci troviamo a guardare la via di salita più ostica del previsto: un piccolo traverso e una cornice da superare (causa lastrona slavinato da poco) ci obbligano a superare il tratto con gli sci legati allo zaino. Passato il passaggino uno per volta, rimettiamo gli sci ai piedi per superare gli ultimi metri di dislivello, orgogliosi di aver superato la meringa in stile Gran Zebrù.

Manca poco e la vetta è a vista. Abbandono gli sci ai piedi dell’ultimo strappo (l’unica fifona che non se la sentiva di scendere da li) e alla fine ci ritroviamo tutti insieme per la foto di rito.

 

 

Foto di vetta

 

Lo sguardo spazia sul grande Oberland e i suoi giganti e anche se il Terrarossa chiude la visuale verso Est il panorama è comunque notevole.

Pranzetto di vetta e inizia la discesa. Cercando di ricordarmi come le mie gambette potessero disegnare una curva mi ritrovo a derapare i primi metri, un po’ sfiduciata per la mia incapacità a scendere decentemente. Ma appena il pendio si apre mi automotivo e con l’aiuto di Vittorio e Ornella inizio a fare le mie ridicole curve a spazzaneve, sulla neve morbida e assolutamente diversa dalla pista!!! Anche Vittorio inizia a buttarsi dal pendio ma sicuramente con più grazia della mia!

Le mie culate le ho prese ma come mi sono divertita!!! A quando la prossima?

 

Un ringraziamento agli amici scialpinisti che ci hanno aspettato nella discesa e a Umberto che ci ha dato una mano e una picca a superare la meringa del Gran Zebrù.

 

Scialpinisti: Vittorio, Giada, Ornella, Marco, Eugenio

Ciaspolatore: Umberto

 

 

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