Allalinhorn - Hohlaubgrat (4027m)

 

 

 

21-22/07/2012

 

Luogo di partenza: Saas-Fee

 

Difficoltà escursione: PD+/AD-

 

Tempo di percorrenza dell’escursione: 1h dal Felskinn alla Britannia Hutte, da qui 4-5 h di salita.

Discesa sulla via normale in 1 h circa.

 

Raccomandazioni: Itinerario bellissimo e non troppo difficile. Sul ghiaccio si arriva a pendenze notevoli ma non impossibili (35°) e su roccia il passaggio chiave è dato come III-

Le difficoltà possono cambiare notevolmente con le condizioni del ghiacciaio e della cresta.

Materiale necessario: normale attrezzatura alpinistica, qualche rinvio da usare nella parte rocciosa, un paio di chiodi da ghiaccio (possono anche risultare superflui).

 

Raggiungere il luogo di partenza: da Verbania si segue la strada statale SS33 del Sempione. Dopo il passo del Sempione si prosegue scendendo verso Brig e quindi si seguono le indicazione per Visp. Qui si svolta a destra in direzione Saas-Fee e risalita la valle nella sua interezza si giunge al parcheggio di Saas-Fee, dove si lascia l’auto.

 

Album fotografico:

 

 

 

L’escursione:  

Vittorio me l’ha descritta in tutte le salse eccitato come non mai. Io me la sono immaginata foto in mano con un misto di desiderio e terrore. Ed eccoci qui pronti a partire.
Arriviamo sabato a Saas Fee con un bel sole caldo e prendiamo la funivia fino al Felskinn. Da qui partiamo a camminare verso la Britannia Hutte.  La distanza da percorrere è breve ma il sentiero non è banale. Continue scariche di sassi ci mettono in tensione. Il sentiero sembra lettereralmente muoversi...sarebbe stato meglio fare il sentiero basso che passa dalle piste da sci... Infatti appena arrivati al rifugio scopriamo un cartello che sconsiglia di percorrere quel sentiero per pericolo valanghe, peccato che all’uscita dalla funivia non c’era nessun avvertimento!!!
Arrivati in rifugio il sole si fa timido e lascia spazio alle nuvole. Il panorama si apre a tratti : reggerà il tempo domani?

E’ domenica mattina. La sveglia suona alle 3.45 ma eravamo già svegli. Siamo in pochi a partire; forse una trentina in tutto. Molti ancora dormono mentre altri sono già in cammino da un’ora, verso lo Stralhorn e forse forse qualcuno verso il Rimpfischhorn.
Dopo la colazione ci affacciamo ad un mondo fatto di buio pesto e nebbia. Ogni tanto si intravede qualche stella che ci fa sperare in una nebbia mattutina che si diraderà facilmente.

 

 

Splendore mattutino


Scendiamo verso l’Hohlaub Gletscher e ci fermiano per formare la cordata e metterci i ramponi. L’armata Brancaleone vede Vittorio in primis, io in mezzo a fare da nodo a palla ed Eugenio in fondo.
Iniziamo a risalire con dolci pendenze trovandoci un pò di crepi qua e la già aperti. Andiamo verso sinistra e iniziamo a risalire un pendio più ripido. In poco prendiamo 400 m di dislivello e ci troviamo sulla sommità di un pianoro. Riposiamo un attimo.
Da ferma vedo le gambe che tremano un pochino... da qui in poi ci ritroveremo nel pieno della via, in cresta, nell’aria sottile. La neve però è eccellente: i ramponi entrano sicuri e la traccia è ben visibile.
Riprendiamo la salita. Ci ritroviamo a camminare seguendo il filo della cresta ma stando comunque più bassi fino ad iniziare a sallire un pendio piuttosto ripido. Tentenno un poco sentendo la mia scarsa sicurezza con i ramponi su pendiii così ripidi ed esposti.

 

 

Lungo la via

 

Cerco di concentrarmi solo sui passi e in poco arriviamo di nuovo ad una pendenza blanda. Tirando il fiato mi guardo intorno: panorama mozzafiato. La via davanti e dietro di noi di snoda con continuità elegantissima. Ci aspetta ancora uno strappetto bello ripido prima che la cresta spiani e ci porti al famoso salto di roccia.
Si va avanti e davanti a noi vediamo la prima cordata che inizia ad arrampicare. A tratti, la traccia diventa brutta e mi agito ma per fortuna tutto va come deve andare e ci ritroviamo anche noi ad attaccare la roccia: Vittorio va per primo carico come non mai e noi lo seguiamo. Il primo tiro, con una bella spaccata, non è banale e gli appigli per le mani sono grossi ma non molto netti. Facciamo in tutto due tiri di corda anche perchè alcuni tratti erano ghiacciati e non mettevano molta sicurezza.

In particolare sul secondo tiro di corda abbiamo trovato verglass all’uscita dal diedrino.

 

 

Sul famigerato passaggino

 

Poi la via torna nevosa, aggirando uno spuntone di roccia sulla destra appare la croce di vetta.
Eccoci con gli ultimi passi in cima.
Vedo la croce e non riesco a trattenere le lacrime. Euforia, felicità... e anche tutta la tensione accumulata fino ad ora si liberano in un unico momento bellissimo.
Ci ritroviamo da soli a scattare la foto di vetta e poi finalmente giù sulla via normale...

Grazie ai grandi compagni di cordata!!!

Gli alpinisti: Vittorio, Giada e Eugenio