Grignetta - arrampicata

20-21/05/2009

Luogo di partenza: Mandello del Lario - Rifugio Carlo Porta – CAI Milano

 

Difficoltà via di salita: 4c max

 

Raccomandazioni: Le vie affrontate non sono difficili, almeno per un arrampicatore con un minimo di esperienza, tuttavia è da tenere presente che non sono perfettamente attrezzate e necessitano, soprattutto il torrione magnaghi, di qualche integrazione con friends e nuts.

 

Raggiungere il luogo di partenza: Da Lecco si seguono le indicazioni per la Valsassina e quindi per Ballabio e da qui si sale per la stretta e tortuosa strada fino al pian dei Resinelli. Si prosegue per Mandello del Lario fino al termine della strada asfaltata. Parcheggiata l’auto si segue il sentiero per il rifugio Rosalba.

 

Album fotografico:

 

L’escursione: Ultima uscita del corso di roccia, che si conclude in grande stile con questa due giorni alla Grignetta.

Di buon ora, dopo una sveglia assurda, ci ritroviamo al pian dei Resinelli e imbocchiamo il sentiero per il rifugio Rosalba. L’avvicinamento alla prima meta, il torrione del cinquantenario, richiede circa un’ora e mezza di buon cammino, ma il morale è alle stelle e avanziamo benino nonostante i fardelli di corde e chincaglierie che appesantiscono i nostri zaini, quindi sotto un cielo quasi perfetto ammiro il bellissimo paesaggio “dolomitico” dominato dalle guglie rocciose che sbucano magicamente dai prati verdi e fioriti.

 

 

La torre del cinquantenario, piccola sulla destra, sovrastata dalla torre Cecilia

 

All’attacco della via, completamente in ombra, ci sorprende un freddo glaciale che personalmente mi fa passare quasi del tutto la voglia di arrampicare, poi finalmente si parte e si comincia a salire il torrione.

La via è attrezzata abbastanza bene e di facile esecuzione anche per un imbranato come me, fino all’attacco dell’ultimo, verticale tiro di corda.

 

 

Tento di immortalare la verticalità sotto di me: rimpiango la reflex…

 

Ma la promessa del sole che splende, non più schermato dalle rocce, mi fa salire sospingendo il mio deretano su su per la parete, spit dopo spit e finalmente eccomi su a toccare la campanella della cima, da dove scorgo all’orizzonte le nostre care montagne: il Rosa, primo su tutti a dominare la scienza, affiancata dal trittico del Sempione e dal mio adorato monte Leone.

Mi guarda anche qui e questo mi dà la forza di proseguire la via.

Scendiamo in corda doppia fino all’attacco del secondo e più imponente torrione: quello di Cecilia.

E qui arrivano le grane: prima un attraversamento in cresta che per i miei gusti è un po’ troppo aereo, poi un primo tiro di corda che mi uccide!

Un piccolo tetto mi manda in crisi, in mio istruttore tenta di tirarmi su agevolandomi nella salita ma purtroppo per la mia virilità la fettuccia dell’imbrago mi prende dentro un….. (non lo dico per ovvi motivi), quindi mutilato nella mia mascolinità, mi liberò dalla morsa e provo a salire ma le forze mi abbandonano e come se non bastasse il vento mi impedisce di farmi sentire dall’istruttore. Penso che si mette male, quindi salgo “barando” appendendomi ad un rinvio, poi recuperate le forze me la cavicchio in qualche modo.

Un altro paio di tiri spettacolari e molto aerei sullo spigolo Miramonti e sono su!

Finalmente si mangia!!!

E poi giù per una doppia interminabile fino al rifugio Rosalba e poi a piedi fino alla macchina…

La sera la passiamo allegri, si cena, si scherza, si ride e poi si dorme…

La mattina dopo ci svegliamo sotto un cielo bizzarro, reduce dalla pioggia della nottata. Scrutiamo le rocce cercando di indovinare il loro stato: saranno asciutte?

 

 

Giada nell’avvicinamento ai torrioni Magnaghi

 

E dopo un’oretta di cammino verso i torrioni Magnaghi scopro che questa roccia calcarea che mi crea un po’ di problemi nell’arrampicata (in verità non molti di più di quelli che ho sul granito) ha il pregio di asciugare con rapidità sorprendente e allora eccoci all’attacco del torrione centrale.

Tutti salgono dalla via Alberini mentre io, Giada e Marta, eletti impediti del gruppo, saliamo dalla via Lemonsoda.

 

 

Giada all’assalto!!! E chi la ferma più?

 

Effettivamente i primi tiri di corda, anche se male attrezzati, sono abbastanza facilotti, fino ad arrivare alla “tanto attesa” verticalità con tanto di tettuccio.

Stavolta non c’è neanche il rinvio provvidenziale e devo provvedere da me ma in compenso li ho ancora tutti e due interi e allora li tiro fuori… con le braccine anoressiche si alzo al di sopra del tettuccio, che per fortuna presenta delle belle prese da usare in contrapposizione e passo il passaggino critico.

Mi sento, per un attimo, figo e allora e fatta; macino le difficoltà di questo calcare abbastanza in fretta e mi ritrovo sulla cima dello sperone!

In realtà le difficoltà non sono “oggettive”, bensì tutte mie, ma sono contento lo stesso!

Dopo la pausa pranzo il tempo si mette male e il nebbione che Saliva a tratti durante l’ascesa si blocca sopra di noi; meglio non stare sulla cresta a fare da parafulmine!

Tre doppie e siamo giù, dove scivolo in un semplice passaggio che non è considerato neppure da arrampicare! E dire che avevo già rimesso gli scarponi! Forse colpa delle doppie, che mi mettono sempre un po’ di ansia. Fortunatamente la scivolata non ha conseguenze e mi faccio anche una risata per aver preso l’unica scivolata in tutto il corso mentre non stavo arrampicando!

 

 

I torrioni Magnaghi: ma eravamo su lì?!

 

Torniamo al rifugio dove ci salutiamo, concludendo il corso con la promessa di una cena di festeggiamenti a breve termine!

 

Un ringraziamento particolare va a Giulio, mio accompagnatore nel primo giorno e a Roberto, prescelto dalla sfortuna di accompagnarmi nel secondo giorno.

Un ringraziamento a tutti gli istruttori del corso e un saluto a tutti i compagni allievi!

 

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