Grand Tournalin (3379m)

13/09/2009

Luogo di partenza: Cheneil (Valtournanche)

 

Difficoltà escursione: EE

 

Dislivello: 2712m totali 1356m in salita (Parcheggio di Cheneil 2023m – Cheneil 2105m – Alpe Lezan 2600m – Bocchetta di Nana 3010 – Grand Tournalin 3379m)

 

Tempo di percorrenza dell’escursione: 7 h totali senza considerare le soste

 

Raccomandazioni: Gita che richiede un buon allenamento e un minimo di senso della montagna. In condizioni ottimali è una escursionistica di difficoltà EE e la cresta non è di difficile percorrenza, a patto che non si soffra di vertigini. Per escursionisti non esperti vi è comunque la possibilità di fermarsi alla bocchetta di Nana (3010m)

 

Raggiungere il luogo di partenza: Uscendo dall’autostrada a Chatillon-Saint Vincent si seguono le indicazioni per Valtournanche e giunti in paese si svolta a destra in direzione Cheneil. Quindi si prosegue fino al termine della strada asfaltata, dove si lascia l’auto.

 

Traccia GPS: clicca con il tasto destro e "Salva destinazione con nome". grand Tournalin

 

Album fotografico:

 

L’escursione: Che non sarebbe stata una passeggiata di salute ce lo aspettavamo un po’ tutti, ma che la gita dovesse tramutarsi in una salita in condizioni prossime all’estremo, al limite del fattibile, questo no, proprio non ce lo aspettavamo.

La prima fregatura arriva quasi subito quando da Cheneil scendiamo dalle macchine e guardandoci in faccia ci capiamo con uno sguardo, al volo: lo abbiamo visto tutti, il Grand Tournalin imbiancato dalla prima neve caduta probabilmente nella notte.

Di buon passo ci mettiamo in marcia anche per scaldarci visto che l’aria è piuttosto frescolina. Del resto le previsioni meteo assicuravano bel tempo quindi nessuno di noi pensa che quelle nuvolaglie possano fare altro che dileguarsi. Anzi, io e qualche altro psicrofilo estremo siamo piuttosto contenti dei pochi gradi sopra lo zero che ci accolgono.

Su sentiero ben tracciato e battuto ci portiamo sotto la vetta che ora ci appare in tutta la sua imponenza. Da quest’angolazione sembra una piramide “quasi” perfetta, un po’  meno di quella maestosa e gigantesca del Cervino che a dispetto del meteo continua a rimanere dietro le nuvole e a non farsi vedere.

 

 

Nei pressi dell’alpe Lezan

 

Con comodi tornanti superiamo una balza rocciosa e ci ritroviamo ai piedi della sassaia che scende dalla vetta.

Fin qui nessun problema, tutto procede bene e sembra che la “spedizione” fuori porta porterà tutti in vetta stanchi e soddisfatti. Siamo anche in anticipo sulla tabella di marcia grazie a qualche battistrada un po’ assassino e ci concediamo una sosta nel pallido sole che continua a restare leggermente velato.

Qui comincia il bello perché la gita tra protoni e radi lariceti è terminata e si inizia a prendere la pietraia, inoltre incontriamo qualche traccia di neve e cominciamo a capire che lassù ci renderà la vita difficile. Senza grosse difficoltà attraversiamo la pietraia compiendo un giro ad arco di circonferenza, aiutandoci con qualche rado ometto di pietra e supportati dal fiuto di Luca, quindi attraversiamo il tardivo nevaio al centro della vallata e con un traverso un po’ infido a causa della neve raggiungiamo la bocchetta situata tra il Petit Tournalin e il Grand Tournalin.

Ho capito che sarebbe stata una gita tra le nebbie quando affacciandomi dalla bocchetta, speranzoso di riconoscere la sagoma imponente del Rosa, ho trovato il nulla sotto di me. Un nulla che però continuava a mandare nuvolaglie e nebbia sulla cresta.

Lo spettacolo è stato notevole anche se molto diverso da quello atteso: il Grand Tournalin mi è apparso come una montagna fatta per metà di roccia e per l’altra metà di nebbia. A separare i due mondi, dividendo l’etereo dal materiale c’era la sgraziata e frastagliata cresta di vetta.

Siamo alla bocchetta a discutere sul da farsi quando via radio arriva la notizia delle prime rinunce: si tratta della nostra retroguardia che abbandona la gita a causa di un malessere di Donatella. Peccato per Davide e Donatella che torneranno indietro.

Noi otto impavidi rimasti ripartiamo dalla bocchetta e dopo pochi metri ecco davanti a noi il passaggino infido protetto con una corda fissa.

 

 

Alla bocchetta di Nana ci fermiamo per una sosta

 

Chi ne è munito indossa l’imbrago e si assicura alla corda fissa ma la roccia è molto scivolosa ed umida a causa dei pochi centimetri di neve che a chiazze imbiancano la cresta.

Alessandra e Giada si fermano decidendo che quella è la loro cima.

Noi sei intrepidi proseguiamo superando il tratto alle corde e con cautela, molta cautela, aggrediamo la cresta.

La roccia è bella e ben appigliata e nonostante l’umido l’aderenza degli scarponi è discreta. Quella che doveva essere una passeggiata in cresta diventa quasi una alpinistica su misto roccia/ghiaccio perché ogni difficoltà è amplificata ma con molta attenzione, mentre il vento spazza la cresta, passo dopo passo eccoci lì a stringerci le mani e a complimentarci.

 

 

Gruppo in vetta al Grand Tournalin

 

Foto di gruppo e via, scendiamo quasi subito anche perché alla bocchetta di aspettano Giada ed Alessandra, più infreddolite che mai.

Scendiamo e sulla via del ritorno ci concediamo anche una “sciata” sul nevaio che scende a valle; un piccolo diversivo ludico in una giornata vissuta con i nervi tesi.

Come ultima cosa vediamo anche i primi fiocchi di neve dell’anno, scendere veloci sopra le nostre teste.

Poi il cielo si apre e scendiamo a valle ridendo e scherzando, parlando della gita e di noi, al cospetto di un Cervino che si è aperto quasi del tutto, mantenendo però la testa nel folto cappuccio grigio.

Una gita strana che ognuno ha vissuto a proprio modo ma che in ognuno di noi ha lasciato un segno.

Io voglio ricordare le mani tese dei miei compagni di avventura che stringo a turno, mentre immagino tutto quello che le nuvole non mi permettono di vedere ma che forse, in momenti come questo, trovo dentro me stesso.

 

Escursionisti improvvisati alpinisti: Vittorio, Giada, Luca, Francesca, Fabrizio, Enzo, Andrea, Alessandra, Davide e Donatella.

 

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