Galehorn (2797m)

16/01/2011

Luogo di partenza: Engeloch

 

Difficoltà escursione: BS

 

Dislivello: 2056m complessivi di cui 1028m in salita (Engeloch 1769m – Sirwoltesee 2437 m – Galehorn 2797m)

 

Tempo di percorrenza dell’escursione: 3 h di salita.

 

Raccomandazioni: Gita il cui itinerario invernale ricalca quello estivo. Le difficoltà tecniche sono contenute ma comunque da non sottovalutare, così come la lunghezza e il dislivello.

E’ sconsigliato effettuare la gita con pericolo valanghe.

 

Raggiungere il luogo di partenza: da Verbania si segue la strada statale SS33 del Sempione, si attraversano quindi le dogane italiana e svizzera. Tra Simplon e il passo si trova la piccola frazione di Engeloch, si lascia l’auto in un parcheggio sulla destra.

 

Album fotografico:

 

 

 

L’escursione:

 

“Mancano poche curve alla macchina, al massimo dieci e sto concludendo ancora tutto intero la mia prima BS da scialpinista.

L’ho pensato troppo presto perché alla curva successiva sono per terra e mi si gira in malo modo un ginocchio.

Attimi di panico prima di capire che mi sono fatto poco male e di rimettere gli sci ai piedi. Gli ultimi metri li derapo tutti per la mia evidente incapacità a fare le curve sulla crosta contando su una sola gamba, quindi la scalettata fino alla strada e infine eccomi alla macchina con un ginocchio e un’anca doloranti.

Ma lo sguardo vola su al Galehorn e sono contento. Stanco, un po’ preoccupato per il ginocchio ma contento”

 

La giornata comincia nei pressi del Sempione con una temperatura quasi africana e ben al di sopra delle medie stagionali.

Siamo un bel gruppetto di amici e dopo i preparativi ci mettiamo in marcia scendendo qualche metro per attraversare il torrente e cominciare a salire verso i laghi di Sirwoltee.

Che la neve non è un granché e che sarò presto nelle grane lo capisco subito o quasi, quando risalendo nella valletta rigorosamente all’ombra cominciamo ad attraversare dei traversi gelati che se per i miei compagni di gita rappresentano la normale routine per me sono una dura prova.

Per Giada con le sue ciaspole è già iniziato il suo incubo personale, in cui ogni passo la porta inevitabilmente sotto la crosta nevosa e i traversi mettono a dura prova le sue caviglie e ginocchia.

 

 

Il lungo traverso che sbuca sopra la cascata

 

Prima di uscire sopra la cascata la neve è talmente dura che vedo gli scialpinisti davanti a me tribolare non poco; non ci penso su più di tanto e metto i rampant… la prudenza non è mai troppa.

Poi la neve migliora e saliamo verso lo Schilthorn, nostra originale meta che poco dopo appare davanti ai nostri occhi.

I battistrada dal piè veloce, Enzo e Luca, si consultano sul da farsi e decidiamo per il Galehorn a causa della neve pessima e ventata.

Attraversiamo la valletta dei laghi di Sirwoltee, ghiacciati per l’occasione, prima di affrontare il lungo traverso che ci porta alla base del Galehorn, mentre, per fortuna, la neve sembra migliorare un poco.

 

 

Giada capitana il gruppetto lungo il traverso verso il Galehorn

 

Enzo fa il vuoto e vanifica i miei sforzi di riuscire a tenere il suo truce passo. La stanchezza si fa sentire ma la vetta si avvicina e poco dopo appare l’antenna.

Ancora poche curve e sono su, penso, ma gli ultimi metri sembrano lunghi.

La vetta arriva dopo l’ennesimo passo e con essa la stretta di mano di Enzo.

Il tempo di togliere le pelli e arriva il gruppo; strette di mano e complimenti prima della foto di rito.

 

 

Gruppo di vetta: Giada, Enzo, Eugenio, Francesca, Luca, Vittorio e Ornella

 

L’occhio spazia sul grande Oberland, territorio immenso e selvaggio, ultimo residuo dell’ambiente himalayano della glaciazione con i suoi giganti, mentre il Boshorn preclude un po’ la visuale verso Sud e il Dom fa capolino bello e imperioso.

Che spettacolo! Non fa freddo e neanche una nuvola oscura la visuale.

Ma è ora di scendere, per me è la parte più ostica.

Bella e divertente la prima parte, fino alla cascata, dove arriva immancabile e attesa, la crosta.

A sentire gli altri una crosta portante, per loro. Ma a me, che di tecnica ne ho pochissima, non fa sconti e non faccio che sprofondare. Curva dopo curva perdo quota, mentre Giada affonda e sprofonda fino al ginocchio, su una neve stupidina e tutt’altro che divertente.

Ma tra una curva e l’altra la gita finisce e lascia il posto all’emozione della mia prima gita scialpinistica completamente in fuoripista e un dolore al ginocchio sinistro che spero non riuscirà a tenermi lontano dalla neve.

 

 

La cartolina sull’Oberland che ci fa sognare vette, ascese, imprese che non compiremo mai

 

Scialpinisti: Vittorio, Luca, Francesca, Eugenio, Ornella ed Enzo

Ciaspolatrice: Giada

 

                  Ski alp