Eggerhorn (2503m)

28/09/2008

Luogo di partenza: Binn

 

Difficoltà escursione: E

 

Dislivello: 2396m complessivi di cui 1103m in salita (Binn 1400m – Bocchetta Sattutti 2128m – Eggerhorn 2503m – Alpe Frid 1904m – Ernen 1210m)

 

Tempo di percorrenza dell’escursione: 6h totali senza considerare le soste

 

Raccomandazioni: Bellissima gita che permette di ammirare l’altra faccia delle nostre montagne e di buttare l’occhio sui grandi 4000 del vallese. Non presenta particolari difficoltà ed è adatta anche a chi si avvicina alla montagna, a parte il dislivello abbastanza grande.

 

Raggiungere il luogo di partenza: Dal passo del Sempione si prosegue in direzione di Brig, quindi ci si dirige a destra verso il Nufenenpass e poi per Ernen, quindi si seguono le indicazioni per Binn.

 

Album fotografico:

 

L’escursione: Dopo qualche gita annullata a causa del maltempo non ci aspettava proprio niente di buono da questa giornata autunnale, e invece ecco che il cielo è bello limpido fin dal primo mattino. Le montagne del nostro Devero rimangono nascoste dalla conformazione del territorio ma sappiamo che potremo ammirarle in tutto il loro splendore.

A questa gita del CAI è presente un numero impressionante di persone, un vero successo se si considera che ci siamo dovuti svegliare prima delle 5, e c’è anche Paolo da Cremona, che alle 5 era già perfettamente sveglio ed in viaggio da più di un’ora.

Bando alle ciance l’escursione inizia dal piccolo paesino di Binn, un agglomerato stile walzer che la mia curiosità e la voglia di esplorare vorrebbero tanto visitare, ma non c’è tempo e poi oggi il richiamo dei monti è più forte di quello della cultura.

La salita inizia subito con buone pendenze ma il paesaggio è talmente rilassante che la fatica non si fa sentire, inoltre Maria, la capogita, fa un passettino costante ma che non affatica e ciò mi permette di ciarlare abbondantemente con tutti quelli che hanno la sfortuna di capitarmi a tiro tra una foto e l’altra.

 

 

Le montagne note iniziano ad apparire alle nostre spalle

 

Ci sono amici che non vedo da tanto, altri che vedo più spesso ma non per questo provo meno piacere a scambiare due parole; la montagna è così: mette unione tra le persone. Ci si sente a proprio agio tra amanti della montagna.

Il bosco di conifere è incantevole ed il sentiero, che taglia la tediosa grippabile, è sempre comodo e ben tracciato e questo mi dà l’opportunità di guardarmi attorno senza tante preoccupazioni.

Nei pressi della bocchetta Sattutti il paesaggio si apre: il bosco di conifere prima così fitto si dirada fino a lasciare il posto ai prati, ed ecco che appare la nostra meta.

 

 

La Rossa girata all’incontrario fa uno strano effetto, splendente in controluce

 

Ma dietro di noi, alle nostre spalle, ecco che si delineano come spettri contro il sole nascente i nostri monti: la Rossa, il Cervandone, l’Helsenhorn, mentre il mio occhietto cerca invano il caro e amato Leone.

Arriviamo alla bocchetta dove ci concediamo una piccola sosta, necessaria più per compattare il gruppo che per tirare il fiato. Io ovviamente, neanche a dirlo, ne approfitto per mangiare.

La salita adesso si fa più tosta ma anche più bella e panoramica, purtroppo alcune nuvolacce cattive coprono le care montagne.

Peccato il periodo dell’anno che mi fa solo immaginare lo splendore di questi bei prati ricoperti da un multicolore tappeto fiorito, mentre le farfalle svolazzano libere nutrendosi del loro polline.

Raggiungiamo finalmente la cresta ed eccolo lì! Certo, potevo immaginare che lo avrei visto da vicino, ma non pensavo così vicino… Lui, sempre lontano, imprendibile, irrangiungibile, una chimera, adesso mi appare dinanzi il tutto il suo austero fascino: il Finsteraarhorn.

 

 

Come si fa a guardarlo senza sentirsi impotenti?

 

E guarda un po’ chi si vede, il temuto Eiger, assieme a Jungfrau e Oberaarhorn: che giganti! Sono cosciente che probabilmente l’occhio sarà l’unica cosa che vi poserò sopra ma è bello sognare mentre percorro la cresta erbosa che con i suoi silenzi mi conduce in vetta. Sognare mentre il vento spazza la cima e cercare e stavolta finalmente trovare il mio Leone: chimera, mito e obiettivo del mio peregrinare sui monti.

 

 

Il bel vallone sotto di noi, alle sue spalle iol Cervandone e l’Helsenhorn maestosi, con il Leone che fa capolino tra Helsenhorn e Mottiscia

 

Dopo la sosta pranzo in cui mi godo il vento che sibila nelle orecchie, incurante del mondo e di noi poveri piccoli scriccioli seduti in cima ad una montagna ci rimettiamo in cammino scendendo l’erta cresta pratosa in direzione Nord.

 

 

Vetta dell’Eggerhorn: il gruppo è numeroso ma il Bietschhorn riesce comunque a farsi vedere tra le teste

 

Il terreno è gelato ed un poco scivoloso per cui procediamo con calma e attenzione fino a quando le pendenze divengono più dolci e il sentiero si reinfila in bei pratoni sopra il fondovalle, sempre osservati dal Finsteraarhorn.

E a questo punto è giunto il momento dell’inserto patetico e noioso del racconto. La prima volta che vedi il Finsteraarhorn è stato dal passo del Gries, dopo aver percorso il per me problematico sentiero Castiglioni. Il trovarmelo davanti mi ha fatto subito chiedere che cosa fosse quella cima che mi era sembrata un miraggio, una rappresentazione della piramide aguzza che pensavo di vedere solo nei quadri. Tornato a casa sprovvisto com’ero di una cartina svizzera mi misi in Internet a cercare foto di montagne alpine piramidali, non potevo sbagliarmi tanto il ricordo di quel profilo era ancora vivido nella mia mente. Fu allora che quello splendore ebbe per me un nome, un po’ complicato forse, ma per me terribilmente musicale: Finsteraarhorn.

Ma rieccomi qui con i piedi negli scarponi mentre tra una chiacchiera raggiungo l’alpe Frid appena prima di reinfilarmi nel bosco di conifere e raggiungere Ernen che mi aspetta con bel te caldo e una bella fetta di torta.

 

Un ringraziamento a tutta la cinquantina di persone che mi hanno sopportato e un grazie particolare a Maria per aver organizzato questa bella gita fuori porta.

Vittorio

  

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