Alpe Devero – Alpe Veglia – Alpe Devero

19-20/07/2008

Luogo di partenza: Goglio

 

Difficoltà escursione: E

 

Dislivello: 4292m complessivi di cui 2146 m in salita (Goglio 1140m – Alpe Bondolero 1884m – Colle di Ciamporino 2283m – verso Alpe Veglia 1839 m – verso alpe Veglia – 2052m – alpe Veglia 1750m – Pian dei Scricc 1939 – Pian Sass Mor 2079 – Passo Valtendra 2431m – verso Scatta d’Orogna 2352m – Scatta d’Orogna 2461m – alpe Buscagna superiore 1967m – alpe Misanco 1907m – alpe Devero 1634m – Goglio 1140m)

 

Tempo di percorrenza dell’escursione: 12 - 13 h totali senza considerare le soste

 

Raccomandazioni: Gita bellissima e panoramica che non presenta particolari difficoltà tecniche se non l’elevata lunghezza e il dislivello piuttosto alto.

In due giorni può essere realizzata comodamente appoggiandosi al rifugio CAI di Arona in località Alpe Veglia oppure anche in tenda appoggiandosi al campeggio presente all’alpe Veglia.

 

Raggiungere il luogo di partenza: da Verbania si segue la statale SS33 del Sempione uscendo a Crodo. Superato Crodo si giunge quindi a Baceno a da qui si seguono le indicazioni per l’Alpe Devero. Dopo Croceo si giunge nei pressi di una centrale idroelettrica, qui si volta a destra e dopo qualche centinaio di metri si trova un posteggio sulla destra dove si lascia l’auto.

 

Traccia GPS: clicca con il tasto destro e "Salva destinazione con nome". Devero-Veglia.

 

L’escursione: E’ una mattina dal cielo limpido anche se le previsioni meteorologiche non sono granché. Manca qualche minuto alle 7 quando cominciamo a radunarci nel parcheggio di Goglio; qualche minuto per i soliti preparativi e via… si parte per la gitona!

Siamo in 23 a prendere parte a questa gita che è forse la traversata più gettonata dell’intera provincia. Il nostro programma non prevede però il sentiero classico…

Cominciamo a salire in un bel bosco fino a sbucare nella val Bondolero dominata a Sud dall’imponente pizzo Diei che da questa parte è quasi irriconoscibile.

La val Bondolero è bellissima, la salita non è quasi mai faticosa e il capogita Franco fa un passo non assassino che permette al sottoscritto, notoriamente logorroico, di fare due chiacchiere con i compagni di avventura.

Dopo una bella salita in bello alle slavazze infestate da ortiche arrabbiate raggiungiamo le baite dell’alpe Bondolero di sopra, dove il nostro guru ci concede una piccola sosta, in cui io approfitto per mettere qualcosa sotto i denti (strano eh?).

 

 

La bellissima val Bondolero viene baciata dal sole sorgente

 

Subito si riparte all’attacco di pratoni anche piuttosto pendenti sui quali il gruppo si sgrana un po’. Si comincia a salire piuttosto decisamente verso il colle di Ciamporino, che raggiungiamo avvolti nella nebbia e nel bel freschetto.

 

 

Ultimi pratoni all’assalto del colle di Ciamporino

 

La sosta era programmata al colle ma a causa del freddo pungente e del vento il nostro luminare Franco decide di abbassarci nella valletta verso l’alpe Ciamporino per metterci al riparo dal vento e con mio grande dispiacere devo abbassarmi a stomaco vuoto… ma eccoci in un bel pratone in cui spuntano dei sassi a mo’ di schienale, c’è persino un po’ di sole, calmo il vento… Franco pappa!!!!

…e pappa fu mentre il Leone facea i capricci tra le nuvole.

Quando ci alziamo siamo tutti a pancia piena e con fare da ganzi, escursionisti esperti e fighi della montagna ci incamminiamo verso il rifugio 2000 dell’alpe Ciamporino dove alcuni di noi devono un caffè.

Sotto il tiepido e timido sole parliamo, conversiamo della gita al Pasubio, delle nostre esperienze e di che so io; discorsi da montagna insomma.

Dopo l’ennesima sosta, ma del resto non abbiamo fretta, ci incamminiamo verso l’alpe Veglia.

 

 

Sotto le torri di Veglia

 

Ci tocca perdere un po’ della quota faticosamente erosa alla montagna per poi ricominciare a salire, e poi ci appare Veglia sotto di noi e allora scendiamo definitivamente, per oggi, o quasi.

Per me Veglia era un luogo mitico. Un luogo del quale il bambino che ero guardava le foto estasiato dalla bellezza delle montagne, dei prati, delle baite e soprattutto del Leone.

 

 

Con l’amico Liborio ammiro il panorama della val Divedra dietro di noi. Anche lui ha un sito (molto più bello del mio): www.liboriorinaldi.it.

 

Sono stato al Veglia per la prima volta che avevo 12 anni, con mio padre e a distanza di più di mezza vita ho ancora netta la sensazione di meraviglia che provai quando giunsi all’imbocco della piana, su quel pontino che attraversa il ruscelletto da cui cominci a renderti conto che sei arrivato e da cui soprattutto vieni schiacciato, annientato dal Leone.

Da allora vado a Veglia tutti gli anni più volte all’anno, ripetendo gli stessi percorsi ma provando emozioni sempre diverse e non c’è volta in cui non vedo Veglia senza commuovermi.

Ovviamente anche stavolta mi commuovo davanti a tanta bellezza e quando arriviamo al rifugio sono in quello stato di allegria mista a malinconia in cui proprio non riesco a star fermo.

Così dopo aver sistemato lo zaino sul letto decido di rimettere gli scarponi per andare al lago delle streghe. E’ anche un’occasione per fare qualche foto senza rompere le balle a tutte le persone che hanno la sfortuna di capitare dietro di me quando si cammina in fila indiana…

Neanche il tempo di mettere il naso fuori dal rifugio che si uniscono a me tre amici, e allora via in cerca delle streghe!

Dopo aver attraversato la piana puntando dritti a Ovest raggiungiamo una baita posta su un’altura e da lì imbocchiamo il sentiero che in poco tempo ci porta al laghetto.

Il sole è già tramontato è l’ora è magica, il laghetto è nascosto all’ombra dei larici e sembra proprio essere un bel luogo per i sabba; ma delle streghe nessuna traccia! Saranno scappate?

 

 

Il lago delle streghe immerso nei suoi pensieri

 

Intanto noi quattro temerari decidiamo di immergere un po’ i piedini nell’acqua ma è talmente fredda da far male cosicché siamo costretti a fare un pediluvio a intermittenza.

Al rifugio si mangia, si beve e si sta in allegria. E’ l’occasione di approfondire le conoscenze e di farne delle nuove, si canta e si scherza e poi tutti a nanna!

 

La mattina dopo mi sveglio e subito esco a guardare fuori un Veglia più Veglia che mai!

 

 

Con una sveglia così… non puoi proprio essere incazzato!

 

Dopo colazione in cui scofano tutto lo scofanabile come mio solito ci mettiamo in marcia.

Ci addentriamo in una bella valletta in un bel bosco di larici e cominciamo a salire verso pian dei Scricc. L’imponente pizzo Moro sovrasta tutto con la sua forma acuminata.

 

 

Pian dei Scricc: il pizzo Moro

 

Passiamo per una stalla volente in cui le vacche vengono munte davanti ai nostri occhi e proseguiamo per Pian Sass Mor; da qui abbiamo da superare il muro di Passo Valtendra ma è meno duro di quel che sembra e il sentiero è sempre autostradale.

 

 

Il passo si presenta così: ancora un po’ di neve in via di estinzione

 

 

Siamo fortunati a vedere questo bel gruppo di Stelle Alpine da cogliere solo con la macchina fotografica

 

Dal passo Valtendra ci tocca perdere un po’ di quota con un traverso che volta a sinistra: abbiamo proprio di fronte a noi lo splendido Diei. Assecondiamo le pieghe della montagna per poi passare la Scatta d’Orogna e dopo la foto di rito alla Punta d’Orogna scendiamo nella val Buscagna.

Il tempo si è guastato e le nuvole basse ci coprono la vista della splendida cornice che ci circonda: quindi non vediamo i pizzi di Boccareccio, l’Helsenhorn, il Cornera e il Cervandone.

Vabbè, poco male. E’ bello anche così.

Ai piani di Buscagna sosta pranzo per poi scendere verso il lago Nero e da qui all’alpe Misanco e quindi a Devero.

Il lago Nero ci si presenta (dopo qualche tentativo di localizzazione andato a vuoto) più nero e bello che mai.

 

 

Il Lago Nero nebbioso e più nero che mai

 

A devero merenda giusto il tempo per far venire a piovere e poi a Goglio sotto l’acqua…

Grazie Franco: nostro guru e luminare in questa gita e grazie a tutti voi che l’avete resa bellissima.

 

 

…e per il CAI Verbano Hip Hip       Urrà!!

 

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