Cresta G.G. OSA – Monte Moregallo (1276m)

07/12/2011

 

Luogo di partenza: frazione Belvedere (Valmadrera) 

 

Difficoltà escursione: PD+

 

Dislivello: 500 m di via con sentiero finale per arrivare alla croce (altri 200m circa).

 

Tempo di percorrenza dell’escursione: 3 ore totali di salita più la discesa su sentiero di 1ora e mezza / 2 ore.

 

Raccomandazioni: Via alpinistica su roccia non protetta a parte un chiodo con cordino sul passaggio di IV e una sosta attrezzata. Tutto il resto della via e delle soste sono da attrezzare. Si possono facilmente mettere molti cordini per la presenza di clessidre e pochi friends di misura piccola e media. Esposizione sud.

 

Lunghezza 1,III+, 30 metri

Lunghezza 2,III+, 30 metri

Lunghezza 3, III, 40 metri

Lunghezza 4, IV, 30 metri

Lunghezza 5, IV, 30 metri

Lunghezza 6-7, II e III.

 

Raggiungere il luogo di partenza: da Lecco si seguono le indicazioni per Valmadrera  e quindi per la frazione Belvedere. Dopo poche curve, alla fine della strada percorribile, si lascia l’auto.

 

Album fotografico:

 

 

L’escursione:

Dopo l’esperienza abbastanza da panico alla via Zucchi, decidiamo per una via alpinistica di grado più semplice non attrezzata adatta ad imparare l’uso di friends e cordini.

Dopo un’ora e venti di avvicinamento su sentiero ben tracciato sia da segni di vernice che da frecce indicatrici, raggiungiamo l’attacco della via.  La roccia sembra bella e anche la temperatura è più che mite. Il sole è spettacolare e tira su l’umore della truppa.

Guardo il mio imbrago pieno di friends e nuts e il mio collo insalamato da mille cordini…riuscirò a combinare qualcosa?

Vittorio parte tranquillo come al solito, con Sergino che fa sicura. Io dietro aspetto il mio turno con Walter che mi fa vedere come incastrare un nut…

 

 

Vittorio parte come un treno.

 

Anche Sergio va su con disinvoltura (sarà grazie alla maglietta di lana merino…) e mi faccio forza: quanto cavolo ci vorrà ad attrezzare la sosta!!!

Inizio. La roccia è veramente bella come immaginavo ma proteggere la via non è così immediato. Mi rendo conto che, senza avere fittoni o chiodi, la difficoltà sta nel grande spirito di osservazione alla ricerca di punti proteggibili (ovvero vedere con attenzione fessure e clessidre) e anche nel capire dove cavolo è la via.

Il primo tiro va bene e mi ritrovo a far sosta su una clessidra senza avere la minima idea se sono effettivamente alla fine del primo tiro o no. Walter arriva su un piede solo in circa due minuti…e riparto. Mi prendo un po’ male su un passaggino un po’ verticale ma in sostanza una gran cavolata… provo da prima  e scendo. E Walter mi guarda con occhi interrogativi. Ok: messaggio ricevuto; decido di riprovarci accantonando la paura e riesco a passare.

Vorrei essere molto più controllata e meno paurosa, un po’ come Vittorio che non si fa mai prendere dal panico. In certe situazioni farebbe comodo avere un po’ di sangue freddo ma in fondo penso che tutte queste esperienze alpinistiche che stiamo facendo siano un’ottima scuola di vita sia per acquistare sicurezza… fra un paio di anni chissà  a forza di insistere sarò un po’ meno paurosa!!!

Finendo di filosofeggiare arrivo alla fine del secondo tiro e non per scelta ma perché l’attrito della corda era tale per cui non potevo più fare un passo in avanti. Trovo un albero che sembra in salute ottima e decido di fare sosta. La corda scorre poco e la fatica per recuperarla si fa sentire. Sopra di me sento le voci dei due ometti che se la ridono come al solito… In poco tempo Walter mi raggiunge fresco come una rosa. 

 

 

Gino sulla via.

 

Inizio ad entrare nello spirito giusto, finalmente riesco a non pensare più nulla e a sentirmi tranquilla. Intorno a noi un panorama stupendo inizia a delinearsi, arricchito dal sole che regala mille luccichii ai laghi.

 

 

Scorci dalla via.

 

Tiro fino al quarto tiro ma poi, abbastanza esausta dal recupero della corda, chiedo al pataccato di andare da primo. Senza volerlo (non ho fatto apposta a saltarlo… forse…) si becca il camino che le relazioni danno come III. In realtà forse è un po’ sottogrado poiché la roccia è molto scivolosa e i piedi in alcuni punti scivolavano con piacere (secondo noi non è meno di un IV grado). Lo faccio da seconda incastrandomi come al solito e con una grazia degna di una ballerina di danza classica alle prime armi.

I due ometti ormai sono quasi in cima.  Tiro le ultime due lunghezze molto semplici e da fare senza problemi in conserva e finalmente arriviamo anche noi.

 

Tolgo l’imbrago e rimesse le scarpe seguiamo il sentiero che prima scende verso destra di una settantina di metri e poi risale per arrivare alla croce.

 

 

In cima.

 

Soddisfazione tanta per essere riusciti ad attrezzare la nostra prima via. L’armata Brancaleone ne è uscita vittoriosa. Peccato che l’arrampicata è stata abbastanza discontinua e poco adrenalinica.

 

                                                                                                  Alpinismo